Marco Gregoretti

ALBERTO TOMBA: SE QUESTO E’ UN MITO

ALBERTO TOMBA: SE QUESTO E’ UN MITO
  • Testata            Panorama
  • Data Pubbl.     10/12/1998
  • Numero           0049
  • Numero Pag.   92
  • Sezione            ATTUALITA’
  • Occhiello         CATTIVI MAESTRI ALBERTO TOMBA IN DISCESA LIBERA
  • Titolo  SE QUESTO E’ UN MITO
  • Autore MARCO GREGORETTI
  • Testo

LO CHIAMAVANO “LA BOMBA” EX CARABINIERE Alberto Tomba, 32 anni, è nato a Bologna. E’ stato carabiniere e si è congedato nel 1996 col grado di maresciallo. VALANGA D’ ORO In dieci anni ha preso parte a 204 gare: ne ha vinte 50, in 26 è arrivato secondo e 12 volte terzo. INSUPERABILE Ha vinto, tra l’ altro, una Coppa del mondo, 6 di specialità, 3 medaglie d’ oro e 2 d’ argento alle olimpiadi, 2 d’ oro e 2 di bronzo ai mondiali. L’ ultima esibizione tra i paletti sarà mercoledì 30 dicembre a Sestriere. Quel giorno Alberto Tomba lascerà la nuova residenza monegasca per onorare con la sua presenza lo slalom organizzato dalla Gazzetta dello sport. La Sestriere spa, storico sponsor di Tomba, annuncia che il vero abbandono ufficiale dell’ attività agonistica non poteva che avvenire tra le montagne dove è iniziato, nel lontano 1987, l’ interminabile exploit del campione di Castel de’ Britti. Punto e a capo. Perché da ora in poi Tomba dovrà cimentarsi in uno slalom molto particolare. Non c’ è più il suo angelo custode Gustavo Thoeni a disegnargli il tracciato, ma un pool di finanzieri che inseguono 23 miliardi che Albertone avrebbe incassato dagli sponsor evitando di dirlo al fisco. Il gip di Bologna Leonardo Grassi lo ha rinviato a giudizio, per frode fiscale, insieme con il padre Franco, il suo ex manager Paolo Comellini, i commercialisti Luca Poggi e Paolo Crinaldesi e il pubblicitario Luciano Bandini. Oltre al colonnello della Guardia di finanza Giuseppe Moscuzza, accusato di aver fatto sapere allo sciatore, indirettamente, che si stava svolgendo un’ indagine patrimoniale (proprio su Bandini e Comellini) che avrebbe portato a lui. L’ ex campione delle nevi avrà come “preparatori atletici” da qui al 29 marzo 2000, data della prima udienza del dibattimento, due principi del foro bolognesi: gli avvocati Nicola Mazzacuva e Marco Zanotti. Fa uno strano effetto pensare che un personaggio come lui, amato e osannato per un decennio tanto da diventare un modello per milioni di persone, possa rischiare cinque anni di prigione. Da quando nel dicembre 1987, sotto una fitta nevicata, vinse, appunto a Sestriere, la prima gara, le sue gesta sono state seguite da foltissime schiere di fan. Che lo hanno trasformato in mito. Tomba e il suo vocabolarietto: “fare a noci” (a pugni), “taffiare” (mangiare), “guzzare” (fare sesso), “gubbiare” (dormire), “ismiti” (imbranati), “polleggiati” (rilassati). Tomba che inventa un nuovo modo di sciare distribuendo il peso quasi in egual misura sulle gambe. Tomba che si circonda solo di gente semplice come l’ accompagnatore portafortuna, poi cacciato, Paletta, e che dice di voler aiutare i bambini di Sarajevo. Tomba e i soprannomi: da Zarathustra a la Bomba, passando per A.T. l’ extraterrestre. Tomba e la sua love story con Martina Colombari. Tomba nudo, vestito, uomo sandwich di mille sponsor… Insomma: segnò, senza dubbio, l’ immaginario degli italiani nei primi anni Novanta. La rivincita del cittadino sul montanaro, mentre lui auspica l’ avvento di un campione meridionale. Le piste si riempiono di sciatori improvvisati, ma agghindati come A.T.: sci uguali, scarponi identici, stessi berretto, guanti, occhiali e tuta. Un italiano vero, direbbe Toto Cutugno. Ancora di più: un carabiniere italiano. Un maresciallo in congedo al quale l’ opinione pubblica ha perdonato fino a ieri risse e stupidaggini varie. Perché ogni volta che ne combinava una poi regalava qualche gesto atletico. Sebbene alcuni episodi ad altri sarebbero costati davvero cari. Come quando, a Cortina, nell’ inverno del 1993 tirò fuori la paletta da carabiniere “per aiutare una signora in difficoltà” disse lui; per superare in doppia fila l’ ingorgo sostennero i vigili urbani. La vicenda si concluse con la condanna di Tomba a 8 milioni di multa. Se la prendeva spesso anche con i fotografi: Guido Picchio finì dritto a terra con un calcione frontale perché lo aveva immortalato mentre usciva da una discoteca con una ragazza. Ad Aldo Martinuzzi, invece, che era anche suo amico, nel 1995 l’ atleta lanciò la coppa che aveva appena vinto in Alta Val Badia. Tutto può entrare nella letteratura su un mito, ma non far finta di essere povero, come viene oggi accusato. Questo, agli occhi dei fan e di chi gli voleva bene, è quanto di più odioso potrebbe fare un carabiniere famoso nel mondo e proposto come italiano modello. E allora adesso gli stessi che cantavano “Sei un mito” si chiedono sconsolati: “Se questo è un mito…”. Sì, perché mentre facevano il tifo, i guadagni di questo ragazzone dalla faccia semplice – è scritto nel capo d’ imputazione – non seguivano solo la via ufficiale dei contratti di sponsorizzazione individuale stipulati con la Fisi (Federazione italiana sport invernali) ma anche quella dei “contratti paralleli” estero su estero. Un dedalo di società sulle quali, dopo alcune segnalazioni anonime, indaga da due anni il magistrato di Bologna Enrico Cieri. Il meccanismo per evitare che finisse tutto alla Federazione, e quindi entrasse nella disponibilità dell’ atleta solo a fine carriera (vedere il riquadro a pagina 96), era relativamente semplice. Panorama è in grado di riscostruirlo. I contratti paralleli con gli sponsor erano stipulati, secondo l’ accusa, da una serie di società inglesi con sede a Londra: la International management group U. K. Inc, la World media & marketing company, la World media & marketing limited partnership e la Parkchester limited & Co. partnership. Queste società fatturavano “prestazioni di servizi” e giravano gli incassi o alla società off shore delle isole Vergini britanniche Parkchester limited o li versavano direttamente su una serie di conti correnti a cui poteva accedere Alberto Tomba. Quattro sono alla Barclay’ s Bank di Londra, uno alla Banque cantonale vaudoise di Losanna, uno alla Ubs di Lugano, due alla Lloyd bank Plc di Londra, un altro alla Barclay’ s bank Plc di Monaco e infine uno alla First bank di Avon. Finora è stato accertato che dal 1990 sono state evase tasse su 23 miliardi. Ma l’ inchiesta è tutt’ altro che finita: in procura a Bologna devono terminare l’ esame delle rogatorie chieste in Gran Bretagna, Francia, Stati Uniti e Giappone. Voluminoso anche il materiale sequestrato il 5 giugno 1996 durante le perquisizioni nell’ abitazione della famiglia Tomba a Castel de’ Britti e negli uffici della New events, la società con la quale il padre gestiva dal 1996 l’ immagine del figlio. Tra le carte trovate c’ è anche un memorandum di tutte le attività. I difensori della Bomba promettono che tutto verrà saldato, se sarà accertata l’ evasione. Ma escludono qualsiasi volontà di dolo contro lo Stato da parte dello sciatore. Come elemento a suo favore propongono persino la sbobinatura della registrazione di una conversazione: si sente il padre dello sciatore, Franco Tomba, che dice: “Alberto è rimasto all’ oscuro di tutto. Ha quasi 30 anni: bisogna che sappia…”. E proprio il padre nell’89 aveva ricevuto un’ ampia procura per occuparsi dei suoi interessi. Che, fino al ’96, anno dell’ improvvisa dichiarazione dei redditi da 1 miliardo e 775 milioni, sono stati seguiti anche dall’ avvocato Comellini, personaggio chiave della vicenda, prima come consulente del colosso internazionale Img, poi in proprio. Ma in procura a Bologna non credono che tutto possa esaurirsi con la dichiarata ingenuità di un campione poco avvezzo a occuparsi di cose pratiche. Intanto la Guardia di finanza ha raccolto molte dichiarazioni di personaggi dell’ entourage tombiano e di manager di società del calibro di Zuegg, Also, Barilla, Brico. In procura si chiedono anche come mai alcuni contratti paralleli portino la sua firma. E come mai, visto che è tanto ingenuo, Tomba ha preso di recente la residenza a Montecarlo, pratica possibile, peraltro, soltanto acquistando un immobile nel principato. Insomma, sebben carabiniere non ha esitato a conquistare la patente di italiano furbo. Speriamo che come attore…

 

BOX

SLALOM TRA I MILIARDI

Le dichiarazioni al fisco e le contestazioni dell’ accusa Alberto Tomba, in teoria, viveva dello stipendio di carabiniere. Per l’ accusa avrebbe frodato il fisco per sei anni. Nel 1990 dichiarava 82 milioni di lire contro gli 865 milioni contestati; nel ‘ 91 149 milioni, ma per gli inquirenti erano 844; nel ‘ 92 78 milioni a fronte di 3 miliardi e 700 milioni. Nel ‘ 93 103 milioni contro 4 miliardi 903 milioni; nel ‘ 94 77 milioni contro 4 miliardi 587 milioni; nel ’95 233 milioni e 586 mila lire contro 4 miliardi 360 milioni. Nel ‘ 96 Tomba denuncia un miliardo 775 milioni mentre per la Finanza gli introiti erano 3 miliardi e 257 milioni.
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