Marco Gregoretti

TOP GUN ITALIANI IN PRIMA LINEA

TOP GUN ITALIANI IN PRIMA LINEA
  • Testata            Panorama
  • Data Pubbl.     15/04/1999
  • Numero           0015
  • Numero Pag.   54
  • Sezione            STORIA DI COPERTINA
  • Occhiello         SPECIALE KOSOVO ITALIANI IN PRIMA LINEA
  • Titolo  MA NON CHIAMATELI TOP GUN
  • Autore Marco Gregoretti
  • Testo   BOX

Non amano essere definiti top gun. E’ roba da americani. Sono i piloti del 50 Stormo dell’ Aviazione militare. Sono di stanza a San Damiano, presso Piacenza. Li comanda il colonnello Gianni Ammoniaci. Nell’ aeroporto lavorano circa mille soldati italiani. Venti di loro sono i piloti della decina di Tornado Ecr Sead, che, volando a una velocità tra 900 e 1.300 chilometri l’ ora, hanno il compito di neutralizzare la difesa aerea avversaria. Ogni velivolo, intorno al quale si danno da fare quotidianamente una decina di tecnici, è dotato di due missili Harm (antiradiazioni ad alta velocità) Agm 88 A. Gli equipaggi sono composti da due ufficiali, un pilota e un navigatore. Due anche le parole chiave che usano: taskare la missione, cioè sapere dove colpire e tuonare l’ obiettivo, che significa farlo saltare per aria. Ogni missione inizia un giorno e mezzo prima che l’ aereo si alzi in volo. Tutti i dettagli, dalle condizioni del tempo alle coordinate di volo e di attacco, sono riportati su un supporto magnetico consegnato al pilota. Che deve tenere sotto controllo almeno 40 funzioni dell’ avveniristico cruscotto. Si vola di notte (tra le quattro e le sei ore) e si riposa di giorno. L’ ultima fase prima che l’ equipaggio prenda posto in cabina è la vestizione. Si inizia con una tuta impermeabile isotermica. Poi, dal bacino in giù, la tuta anti G: all’ altezza del polpaccio e della coscia ci sono due cuscini che, in particolari condizioni, si gonfiano privilegiando l’ afflusso di sangue al cervello. Si passa così al giubbetto Secumar. Dentro c’ è tutto: salvagente all’ altezza del collo, radio di emergenza, coltellino, fiammiferi antivento, sega, razzi illuminanti, filo d’ acciaio per tagliare, filo e ami da pesca, antidolorifici, filo chirurgico, disinfettanti, calottina bianca rifrangente, torcia, lampada stroboscopica, bussola, eliografo per trasmettere in codice Morse, cioccolato energetico e pastiglie per la potabilizzazione dell’ acqua. Infine il casco: due visiere, una trasparente e una scura, il tubo per l’ ossigeno, la cuffia e il microfono. A questo punto il pilota può salire sul Tornado. Senza dimenticare la Beretta 92 S, calibro 9 parabellum. Non si sa mai.
facebooktwitter