Marco Gregoretti

IL CASO MOANA POZZI : SI FA PRESTO A DIRE PORNOSTAR

IL CASO MOANA POZZI : SI FA PRESTO A DIRE PORNOSTAR
  • Testata            Panorama
  • Data Pubbl.     05/07/2001
  • Numero           0027
  • Numero Pag.   190
  • Sezione            SOCIETA’
  • Occhiello         EROS E NOSTALGIA IL CASO MOANA POZZI, TRA POLEMICHE E CELEBRAZIONI
  • Titolo  SI FA PRESTO A DIRE PORNOSTAR
  • Autore MARCO GREGORETTI
  • Testo

Il mistero della morte di Moana. La malattia che l’ aveva mangiata viva e le stava togliendo la vista. L’ urna con le sue ceneri nascosta chissà dove. L’ eredità contesa: case, soldi, macchine, mobili, pellicce e oggetti preziosi, compreso un fallo finto d’ oro massiccio. I testamenti veri e falsi, il figlio segreto, il marito prima finto e poi vero, il diario scomparso dalla casa di Roberta, transessuale e parrucchiere di Roma. I potenti che tremano… E gli amici e le amiche che due anni fa le hanno dedicato un’ associazione e vorrebbero festeggiare virtualmente i suoi primi quarant’ anni fondando un partito politico con la sua icona. Come si fa a dire che Moana Pozzi era soltanto una pornostar? No, Moana Pozzi, nata a Genova il 27 aprile 1961 e morta all’ ospedale Hotel de Dieu di Lyon il 15 settembre 1994 proprio mentre a Milano si apriva Mi-sex, era una star. E come capita alle vere star il mito è alimentato dal mistero, dalle leggende e dalla celebrazione annuale delle ricorrenze. In un modo o nell’ altro ogni 15 settembre da sette anni a questa parte il variegato mondo del porno, o i suoi pigmalioni, Riccardo Schicchi in primis e il proprietario di localini hard Nicola Matera poi, hanno trovato il modo di commemorarla in qualche fiera del settore incassando successi commerciali. Che il prossimo settembre, con il pretesto dei 40 anni, età comunque strategica per una donna, saranno certamente ancor più pingui. Già in questi giorni, per esempio, è annunciato il programma di Sexpo (Milano Lacchiarella 28 settembre-1 ottobre, centro fieristico Il Girasole): un’ intera sezione sarà dedicata ai ricordi di chi ha conosciuto Moana, a scritti, immagini e film inediti. Così dicono gli organizzatori: “I miti, che lo vogliano o no, non muoiono mai”. Con il senno di poi è tutto chiaro: Moana si spogliava in tv da Antonio Ricci, sfilava in passerella per Chiara Boni, Fendi e Karl Lagerfeld, aveva le copertine di Panorama. Frequentava i potenti da cui era amata, desiderata e, forse, dopo la morte, temuta per via di quel diario segreto. Fu lei stessa a raccontare con ironia i suoi amori che contavano nell’ introvabile libro Filosofia di Moana. Diede la pagella a tutti facendo nomi e cognomi: Andrea Roncato (7), Roberto Benigni (senza voto perché “Abbiamo riso tutta la notte e poi ci siamo addormentati insieme”), Luciano De Crescenzo (7), Paulo Roberto Falcao (5 perché “Bel corpo, ma troppo frettoloso”) e tanti altri. Tra cui un misterioso (mica tanto) uomo politico di cui lei parlava con molta tenerezza come di un uomo buono e generoso. “Lui, il segretario di un partito di sinistra” scriveva Moana “continuava a guardarmi pieno di interesse… Credo che mi volesse bene e cercò di aiutarmi nel lavoro… Mi presentò al direttore di Raidue che mi inserì come conduttrice, insieme a Bobby Solo, in un programma per ragazzi. A lui non piaceva che io desiderassi fare cinema, diceva che era un ambiente poco serio e che avrei dovuto puntare tutto sulla televisione. Se mi chiedeva come mi mantenevo a Roma, mi seccava dirgli che avevo degli amanti molto generosi e gli rispondevo che i miei genitori mi mandavano un mensile”. Per spiegare la sua scelta del cinema hard, ma il potente politico non sapeva neanche questo, Moana aveva appuntato sulla sua agenda personale: “3 giugno ’82: oggi ho fatto l’ ennesimo provino. Se a 25 anni non sono riuscita a diventare famosa, cambio lavoro”. Quattro anni dopo, nel 1986 a 25 anni appunto, Moana entrò nella scuderia di Riccardo Schicchi. Alto, comunque, il voto che diede al politico: 7,5. Secondo solo a un calciatore della Nazionale al quale, per meriti sessuali e caratteriali, diede 8. Chiara, dunque, la differenza che c’ era tra Moana e le altre? Chi tra le varie Mercedes Ambrus, Selen, Eva Henger può vantare frequentazioni di questo tipo? Chi sa curare la propria immagine come era, istintivamente, capace lei? Chi di loro possiede un attico, un appartamento, multiproprietà, una Mercedes nera 3500 con gli interni in pelle rossa, un fuoristrada Suzuki, una Rover verde? Chi guadagna il corrispettivo dei 60 milioni al mese che, comunque, Moana portava a casa? Chi ha un maggiordomo che si chiama Amor? Chi possiede 12 poltroncine d’ argento massiccio profilate d’ oro? Nessuna meraviglia, dunque, che dopo quasi sette anni dalla sua scomparsa siti come Dagospia le dedichino uno spazio fisso e se ancora oggi la Rai manda in onda ricordi mediatici della pornostar-star. E pazienza che il ministro Maurizio Gasparri protesti su tanta lascività della tv di Stato, non sa che Moana Pozzi aveva le sue stesse idee politiche e votava per il suo partito.

BOX

IL RE DEL FETISH? ITALIANO

Oltre a Moana, le sorprese del Sexpo Sfilate di lingerie supersexy, uno spazio tutto per gli adoratori del piede e soprattutto 17 film hard inediti di Moana Pozzi. Il menù del Sexpo, in programma a Lacchiarella dal 28 settembre al 1 ottobre, stuzzica i voyeur maggiorenni. Ma, oltre alle performance di Moana, l’ ospite più atteso è Tom Porta, il re italiano del fetish, considerato un maestro anche dai cultori del genere tedeschi e inglesi.

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Il re del fetish? Italiano. Il programma della rassegna hard a Lacchiarella dal 28 settembre al primo ottobre

 
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