Marco Gregoretti

INVENTARSI UN LAVORO

INVENTARSI UN LAVORO
  • Testata            Panorama
  • Data Pubbl.     02/04/1998
  • Numero           0013
  • Numero Pag.   216
  • Sezione            SOCIETA’
  • Occhiello         NON SOLO FULL MONTY QUELLI CHE SI INVENTANO UN LAVORO
  • Titolo  I RAGAZZI DELL’ IVA
  • Autore DAVIDE BURCHIELLARO e MARCO GREGORETTI hanno collaborato: Giacomo Amadori, da Genova; Benedetta Cucci, da Bologna; Alessandra Zigaina, da Trieste
  • Testo

INVENTARSI UN LAVORO:

Se la recessione economica si incrocia con un po’ di fatalismo e molta autoironia, può succedere perfino di trovarsi a discutere di disoccupazione e di precarietà del lavoro davanti al cinema. E’ successo a sindacalisti come Sergio Cofferati e a ministri come Vincenzo Visco, che si sono trovati insieme a vedere The Full Monty, con tanto di cappellino giallo con il titolo sulla testa. Il film, storia di disoccupati con famiglia convertiti per forza allo spogliarello di successo, è ormai una bandiera anche per i disoccupati italiani, che si spogliano durante le manifestazioni di protesta. Gli operai spogliarellisti che stanno conquistando i botteghini danno lo spunto per raccontare non solo storie di protesta. Perché, anche in Italia, c’ è già chi rinuncia al mito del posto fisso. E’ un piccolo esercito di giovani che per battere la recessione, la disoccupazione intellettuale (e non), la dipendenza economica dalle famiglie, rispolvera la cara vecchia creatività. Iscrivendola alla camera di commercio. E’ l’ Iva generation. “Molto meglio essere datore di lavoro di se stesso che pietire un posto” suggerisce Giorgio Matta, 31 anni, commercialista padovano con molta clientela di giovanissimi. E i dati Infounioncamere (camere di commercio) confermano la tendenza: alla fine del 1997 i nuovi imprenditori sotto i trent’ anni iscritti al registro imprese erano 32.380 in più rispetto allo stesso periodo dell’ anno precedente. Non basta: secondo una ricerca dell’ Assolombarda (l’ associazione degli industriali della Lombardia) nel 1981 i lavoratori autonomi italiani erano il 9 per cento degli occupati, oggi superano il 30 per cento, di cui il 12 per cento costituito da persone che non hanno ancora compiuto trent’ anni. Anche i sondaggi indicano la nuova frontiera; quello della Confartigianato della scorsa estate, parla chiaro: il 62 per cento degli under 30 si sente più portato verso il lavoro autonomo. Appartenere alla Iva generation è anche una scelta. Panorama ve ne racconta sei. Di successo. Va a prelevare il piccolo estinto, lo incenerisce, ordina le lapidi, si occupa delle pratiche burocratiche. Tutto da solo. Simone Paolin, 23 anni, aveva un sogno: fare il geometra, invece si è inventato un’ attività redditizia: impresario di pompe funebri per animali domestici. Spiega: “Sotto padrone non ci andrei mai”. Lavora sette giorni su sette, comprese le domeniche, Natale e Capodanno. “Quando hai una ditta individuale” dice “ci vogliono coraggio e resistenza, ma vuoi mettere le soddisfazioni!”. Figlio di una parrucchiera e di un operaio di Attimis, un piccolo paese in provincia di Udine, Simone conosce il lavoro molto presto, mentre frequenta l’ istituto per geometri. Passa le vacanze estive con la tuta da operaio in un’ industria di climatizzatori per automobili. Dopo il diploma e il servizio militare, finisce all’ ufficio tecnico del suo Comune con un contratto di un anno per un “lavoro socialmente utile”: 800 mila lire al mese. Per arrotondare vende polizze. Scaduto il contratto, Simone si butta a capofitto nei concorsi pubblici, ma senza risultato. Finché si presenta la grande occasione. Pochi mesi fa. Cinquanta milioni per comprare uno dei pochi cimiteri per animali in regola: 3.600 mq di terreno, un capannone e i materiali. Ed è così che l’ aspirante geometra, grazie a un mutuo e all’ aiuto dei genitori, apre una partita Iva e diventa titolare dell’ impresa Il giardino dei ricordi. “Vengono da tutto il Triveneto”. Simone ora spera di poter fondare una società “dove ci sia più spazio per i giovani che hanno voglia di lavorare, un governo che aiuti i nuovi imprenditori e meno tasse”. Nell’ attesa canta con il suo complesso, gli Sponteks. Voce solista per rock demenziale. “Ma” assicura “tutto italiano”. Tommaso Mele, 31 anni, jeans e cravatta, è pugliese e da 13 anni vive a Bologna. Nella città preferita dai circoli giovanili si è laureato in economia ed è diventato commercialista: del centro sociale Link, dove andava a sentire i concerti. Ora, invece, gestisce la parte commerciale della cooperativa A Lato, ovvero la struttura che si occupa di dare regolarità fiscal-finanziaria alle iniziative del centro sociale. Con tanto di partita Iva. “E’ la chiave d’ accesso alle grosse committenze” spiega Tommaso “ma non ti dà garanzie. Questa generazione sarà segnata dalla mancanza di previdenza”. L’ esperto fiscale underground, dopo essersi inoltrato nei meandri commerciali della cultura alternativa, si è specializzato nel campo delle associazioni non-profit, per esempio dà utili consigli all’ Arcigay. A prezzi “politici”. Per ora la sua fonte di guadagno, infatti, resta il mercato tradizionale. “Occuparsi del non-profit è molto complesso: girano meno soldi, ma gli adempimenti sono infiniti. La situazione è soltanto un po’ migliorata con il decreto ‘ 97 di riforma del settore e con la creazione delle Onlus (Organizzazioni non lucrative)”. “Ma lì c’ è un grande futuro”. “Mettersi in proprio è una sensazione bellissima”. Parola di Nicoletta Bada, 29 anni di Mestrino, in provincia di Padova, titolare della Lavanderia Nica dove lavora con la sorella minore Silvia, 28 anni. Nicoletta ha un passato da operaia in fabbrica. Poi, un paio d’ anni fa, la svolta: Nicoletta ha raggranellato i 60 milioni necessari per l’ avvio dell’ attività di lavanderia più “cult” di Mestrino. “Lavoriamo molto e lo stipendio è di un milione e mezzo al mese. E d’ estate spesso siamo aperti anche il sabato e la domenica. Ma ne vale la pena. Siamo autonome, indipendenti, decidiamo tutto noi. C’è meno alienazione e più creatività”. Spiace solo di avere poco tempo per sé. “Non facciamo più di una settimana di ferie all’ anno”. Meno di quando erano operaie. Nei ritagli di tempo, Nicoletta, che negli studi si è fermata alla terza media, legge romanzi rosa, ricama e si dedica alla cucina, soprattutto dei dolci veneti. Quando può, coltiva l’ altra grande passione: girare per i mercatini dell’ antiquariato della sua regione. Il Nord-est anti fisco. E infatti: “L’ Iva è una rottura di scatole, ma bisogna sopportarla. Le tasse sono troppe. Se ce ne fossero di meno, allora sì che andrebbe meglio”. Il gruppo di Materica è un quartetto affiatato: Barbara Bassi, 23 anni, diplomata all’ Istituto tecnico, Elena Normanni, 31 anni, maturità scientifica e studentessa di sociologia, Stefania Quaretti, 30 anni, diplomata all’ Accademia di Belle Arti e Stefania Zini, 30 anni, con il diploma di corrispondente in lingue estere. Si sono conosciute a un corso di falegnameria, tappezzeria e decorazione dell’ istituto Ecipar di Bologna al quale erano arrivate separatamente per cercare la strada verso un lavoro che tardava ad arrivare. Racconta Elena: “Una volta appresa l’ arte di fare mobili ci siamo riunite e abbiamo costituito Materica cominciando a offrire ai nostri clienti mobili su misura, decorazioni e tendaggi. Siamo state favorite dal luogo, un’ area messa a disposizione dal Comune di Bologna per l’ apertura di nuove attività artigianali dei giovani, previa valutazione di fattibilità del progetto. L’ investimento iniziale è stato di 3 milioni”. La partita Iva? “Eccola qua, è la numero 04303240370 e ci è costata una notevole fatica, gli adempimenti burocratici sono troppi e scoraggianti. Abbiamo superato i momenti difficili dell’ inizio grazie alla forza di coesione che c’ è fra noi”. Oltre alla semplice produzione di mobili, le ragazze di Materica lavorano con il design e nel recupero mobili, “che vuole dire trovare vecchi mobili fracassati e farne altri completamente diversi”. Creatività che consentirà alle “falegnamesse”, come le chiamano gli amici, di lanciare a breve una linea commerciale da distribuire in tutta Italia. Con l’ incubo tasse che incombe sulla loro inventiva: “Il sistema fiscale non aiuta. Noi cerchiamo di tenere prezzi competitivi e ci riusciremmo, anche se il target dei mobili su misura è alto. Ma poi, quando nei preventivi devi aggiungere la botta del 20 per cento in più dovuto all’ Iva, il cliente si tira indietro”. Alessandro Lancioni, genovese, 26 anni fa il procacciatore d’ affari per una ditta di beverage e ha aperto la sua partita Iva meno di un anno fa. Cinque giorni di lavoro alla settimana, più qualche sabato mattina, in giro per la riviera di Levante alla ricerca di clienti nei locali. Alla fine di quest’ anno Alessandro fatturerà 700-800 milioni. “Non è poco, lo so. Guadagno più di 2 milioni e mezzo al mese di provvigioni. E così quest’ anno mi sono comprato una macchina nuova e ho messo via più di dieci milioni. E adesso sto pensando a una pensione privata”. Imprenditore in pectore, Alessandro si era iscritto a scienze dell’ informazione, ma ha dato solo l’ esame di geometria. Poi è iniziata la via crucis della ricerca del lavoro. Prima in una ditta di import-export di surgelati. “Tenevo la contabilità col computer e mi pagavano come prestazione occasionale. Di fatto facevo l’ impiegato a tempo pieno: dalle 8 alle 12.30 e dalle 14.30 alle 17.30. E a fine mese un milione e basta. Non ne valeva la pena”. Dopo una manciata di mesi come aspirante archeologo (“Passavo le mie giornate in un campo archeologico sopra Savona a cercare cocci per 50 mila lire al giorno. Una specie di caporalato “intellettuale”"), Alessandro si rituffa nella sua passione: il computer. “Per 6 mesi ho fatto il tecnico assemblatore in laboratorio. Pagato in nero 250 mila lire alla settimana per otto-dieci ore di lavoro settimanali. In pratica 8-9 mila lire l’ ora. Avrei guadagnato di più ad andare a raccogliere pomodori nei campi”. Poi, finalmente, l’ Iva e il beverage. “E dall’ anno prossimo diventerò ufficialmente agente. Con contratto. Niente a che vedere col posto fisso. Ma se riuscissi a fatturare un miliardo e mezzo…”. Alex Papa, 30 anni, bolognese, avvocato, ed Enrico De Luca, coetaneo, laureato in scienze politiche, bolognese anche lui: sono i titolari di Mondo bizzarro, un negozio di libri e arti varie purché underground. Pochi metri quadrati ricavati da una ex drogheria del centro storico di Bologna, Alex ed Enrico accolgono ogni giorno un buon numero di appassionati di stranezze editoriali e sono esperti in ogni pubblicazione proveniente dal paese più bizzarro, gli Stati Uniti. Importano materiale sulla cultura trash, sulle sette religiose più disparate, e commercializzano i fumetti autoprodotti dai club underground di tutto il mondo. Punto di riferimento di appassionati e curiosi i ragazzi di Mondo bizzarro si divertono e alla fine del mese mettono insieme un rispettabile stipendio. Divertendosi. Conclude Alex: “Non diventeremo mai miliardari. Ma abbiamo fatto della nostra passione un lavoro. E non ci rinunceremmo più, nemmeno per un posto fisso”.

BOX

IMPRENDITORE FAI DA TE PARTITE IVA IN ITALIA 7 milioni, record europeo NEO IMPRENDITORI SOTTO I TRENT’ ANNI- Settembre 1996 810.573 Settembre 1997 842.954 Incremento ’96 ’97 +32.380 LAVORATORI AUTONOMI– Nel 1981 9% del totale Nel 1997 30% del totale. Il 12% sotto i 30 anni LAVORATORI NON RAPPRESENTATI DAI SINDACATI— 4 milioni, di cui il 70% sotto i 30 anni. Il 62% degli under 30 aspira a un lavoro autonomo GIOVANI CHE VIVONO IN FAMIGLIA FINO A TRENT’ ANNI 9 milioni -Dati Unioncamere –Dati Assolombarda —Sondaggio Confartigianato

 
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