Marco Gregoretti

LA RESA DEI CONTI TRA SNOWBOARD E SCI

LA RESA DEI CONTI TRA SNOWBOARD E SCI
  • Testata            Panorama
  • Data Pubbl.     04/12/1997
  • Numero           0048
  • Numero Pag.   270
  • Sezione            PIACERI DELLA VITA
  • Occhiello         NEVE SULLE PISTE VA IN SCENA LA RESA DEI CONTI TRA LE TAVOLE E GLI SCI INVENTATI PER BATTERLE
  • Titolo  MISTER CARVER SFIDA LA SNOWBOARD GENERATION
  • Autore MARCO GREGORETTI
  • Testo

SNOWBOARD E SCI:

“Il prossimo weekend vado sul Tonale a scolpire, a intagliare, a incidere”. Non è un fine settimana alternativo proposto da qualche hippie a oltranza che cerca il proprio sé rifugiandosi in una baita a costruire comodini. Paolo Lorati, maestro dei maestri di sci, spericolato giovane montanaro di Ponte di Legno, non ha certo intenzione di darsi al bricolage. Il materiale che lui scolpisce, intaglia e incide (to carve, da cui carving, in inglese vuol dire scolpire) è la neve. Ghiacciata o farinosa, purché neve. I carver, gli attrezzi con cui opera, sono ancora sci, però al centro, all’ altezza degli attacchi, non sono più dritti, bensì assottigliati. E, risultando più larghi in punta e in coda, dove curvano lasciano due sottili solchi paralleli e profondi. Lunghi e rotondi proprio come quelli impressi dagli snowboard. Perché l’ obiettivo, inutile girarci intorno, è vincere la guerra tra generazioni che da qualche stagione si combatte sulle piste di tutto il mondo. Da una parte gli snowbordisti, che con il loro esibizionismo, l’ abbigliamento casual e l’ atteggiamento “easy” hanno invaso pista e fuoripista in gruppo, con urla liberatorie e walkman all’ orecchio. Dall’ altra gli sciatori tradizionali che accusano questi rapper della neve di snaturare e “americanizzare” la montagna. Padri ex sessantottini contro figli rave, e i primi inchiodati in difesa di un modo di sciare molto politically correct e francamente autopunitivo: difficile da imparare, impegnativo da praticare, sempre in bilico tra etica dello sforzo e mito della velocità. Finché a qualcuno è venuta in mente quella sperimentazione fatta vent’ anni fa in Coppa del mondo dal pluricampione svedese Ingemar Stenmark e oggi adottata in proporzioni omeopatiche da Alberto Tomba e Deborah Compagnoni: una piccola sciancratura. Che però, se diventa una sciancratura più decisa, cambia tutto. Finalmente scompare l’ obbligo del tormentoso “piegamento e distensione”: l’ ebbrezza della curva lunga e rotonda, ottenuta solo inclinando il corpo verso il suolo per usare più spigoli, non ne ha bisogno. Semmai è necessario diventare abili, proprio come con la tavola, nel trasferimento bilanciato del peso. Mettendo in conto qualche iniziale capitombolo, è più facile imparare e divertirsi. Se poi la pista è affollata, i carver si usano come i vecchi sci per normalissime serpentine strette ai bordi. Il risultato finale: curve lunghe, lente e veloci, tirate come fossero le “pieghe” in motocicletta. Inclinati fino quasi a toccare la neve con la mano. Un cambiamento radicale, a cominciare dalla prima fase: l’ acquisto degli sci nuovi. Dichiarati all’ unanimità da tutti i produttori in via d’ estinzione gli sci “tradizionali” lunghi e dritti, quelli da carving non si comprano più scegliendone la lunghezza, ma il raggio di curva: si calcola disegnando un cerchio immaginario a partire dal centro della sciancratura, ed è in media intorno ai 24 metri. Sotto i 18 metri è per il carving estremo, il cosiddetto fun, quello che si pratica con attrezzi molto corti (non oltre i 180 centimetri) e senza bastoncini e che ha già un suo circuito di gare mondiali sempre più affollate (a Sestrière il 5 e il 6 dicembre prossimi). Tra sci e scarponi c’ è uno speciale rialzo che riduce il rischio di strusciare con il piede sulla neve. Ma ci sono anche i guanti e gli scarponi da carving (uguali a quelli di sempre, ma con la suola un po’ più alta e leggermente rinforzati sui lati). Nonché giacche, pantaloni e tute che ammiccano all’ estetica grunge degli snowboardisti. E Internet ha già i siti per il carvista del Duemila. Il punto cruciale resta pur sempre il rapporto con le tavole da neve, che nel frattempo si sono specializzate fino a poter essere adoperate per le escursioni in neve fresca o per le acrobazie, per lo slalom (debuttano come disciplina olimpica a Nagano, in Giappone) o per gettare lo scompiglio sulle piste. Che lo sci carving, promettendo le stesse ebbrezze, possa sedurre anche i surfisti della neve, è duro da immaginare. Per esempio, secondo Massimo Marini, campione genovese di snowboard che alla passione ha dedicato anche un suo negozio, Next, chi ha provato la tavola non la molla più: “No, un ragazzino continua a preferire snowboardare. Con la tavola hai sensazioni che neanche puoi immaginarti. C’ è cultura, c’ è filosofia, c’ è senso di libertà, divertimento. Guardateli, gli snowboardisti, con quel loro senso dissacratore, così terra- terra, senza tanti fronzoli. Ma avete mai provato a fare un’ elicotterata in neve fresca, che so, in val Grisanche?”. La novità è che quando Massimo, già promettente slalomista, esalta lo snowboard, descrive le stesse sensazioni di cui va a caccia sul versante opposto uno come Stefano Mantegazza, biellese campione del mondo di carving fun e sciatore da cardiopalmo (tra i suoi divertimenti c’ è quello di buttarsi dall’ elicottero e atterrare sulla neve fresca): “Carving è uguale a libertà, libera interpretazione dei movimenti e dello spazio. Molto più della tavola” spiega Mantegazza. “Gli sci da carving li ho scoperti due anni e mezzo fa provando un prototipo Volkl e da allora ho lasciato perdere gli sci tradizionali. E con questo modo di scendere in pista l’ ebbrezza si prova anche a basse velocità”. Insomma, mentre lo sci cerca nell’ innovazione la rivincita, e ora tocca ai fan della tavola giocare in difesa contro l’ offensiva di un mercato deciso a “rottamare” in cinque anni tutti i vecchi sci diritti, almeno un punto in comune le generazioni lo hanno già trovato: vincerà, comunque vada, la curva lunga e ben condotta. Con buona pace di “peso a valle” e “peso a monte”. E gran daffare per i gestori delle piste, che quest’ anno useranno i gatti delle nevi a tutto spiano: l’ imperativo è spianare le faticose gobbe, che non piacciono più a nessuno.

LE PAROLE DEL CARVING – To carve: dall’ inglese incidere, scolpire, intagliare. Da cui: carving. – Raggio: è la misura della sciancratura, che permette curve più o meno lunghe. – Fun: è il carving estremo fatto senza bastoncini con sci molto corti e sciancrati. – Race: sono sci veloci e un po’ sciancrati, come quelli usati da Alberto Tomba.

LE PAROLE DELLA TAVOLA – Soft: tavola con attacco e scarpone morbidi per evoluzioni in neve fresca. – Hard: tavola con attacco e scarpone rigidi per pista e gare in pista. – Sciancratura e lunghezza: sono i parametri per segliere le tavole hard. – Free ride: è lo snowboard puro e soft, nato in Usa sul modello del surf da spiaggia. Oggetti scelti da Monica Bogliardi e Patrizia Busnelli, ha collaborato Giovanna Cutolo.
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