Marco Gregoretti

SCHEDARE I TITOLARI DEI DEPOSITI BANCARI

SCHEDARE I TITOLARI DEI DEPOSITI BANCARI
  • Testata            Panorama
  • Data Pubbl.     19/11/1998
  • Numero           0046
  • Numero Pag.   68
  • Sezione            ATTUALITA’
  • Occhiello         PRIVACY DOPO LA DECISIONE DI “SCHEDARE” I TITOLARI DEI DEPOSITI BANCARI
  • Titolo  SE IL GRANDE FRATELLO CI FA I CONTI IN TASCA
  • Autore MARCO GREGORETTI
  • Testo

Duemilauno, odissea nelle banche. Dopo telefoni, cellulari, Internet, posta elettronica, lotterie nazional-popolari, il gigantesco occhio elettronico si allunga ora tra gli sportelli degli istituti di credito. Cinquantacinque milioni di numeri di conti e depositi bancari e i nomi dei loro intestatari stanno per iniziare un viaggio via modem. Destinazione annunciata dal ministro delle Finanze, Vincenzo Visco, giovedì 5 novembre: il grande cervellone della polizia tributaria. “Finalmente” dicono i finanzieri “così per beccare l’ evasore che magari ha aperto 10 conti in altrettanti piccoli istituti locali non dovremo più aspettare le calende greche controllando le banche una per una in tutta Italia attraverso lettere scritte. Basterà premere un bottone”. E’ il primo importante passo della totale informatizzazione fiscale: fra pochi mesi i commercialisti dovranno presentare le dichiarazioni dei redditi dei loro clienti su dischetto o inviarle via modem. La decisione presa da Visco di dotare le Fiamme gialle, secondo quanto previsto dall’ articolo 20 della legge 413 del 1991, di uno strumento così innovativo ha sollevato dubbi, inquietudini. E polemiche. Non solo di carattere economico-finanziario. La paura sollevata da più parti politiche, nell’ opposizione ma anche all’ interno della maggioranza, è che con l’ intento di combattere l’ evasione fiscale e la grande criminalità in realtà si faccia un altro regalo a chi ha il vizietto di spiare. Lo stesso garante della privacy, Stefano Rodotà, in un primo momento, pure confermando il suo sostanziale giudizio favorevole, aveva esternato alcuni dubbi chiedendo che le informazioni fornite alla nuova gigantesca anagrafe elettronica fossero circoscritte. “Tranquilli” aveva ribattuto Visco “ci interessano soltanto i conti e i nomi dei loro proprietari. Niente saldi e movimenti”. Ma c’ è da giurare che la discussione sia tutt’ altro che finita. “La schedatura grave non è quella del conto corrente, ma quella del suo titolare” sostiene Vittorio Frosini, giurista tra i più esperti del rapporto tra democrazia e informatica (ha appena pubblicato, con Ideazione, La democrazia nel XXl secolo). “Il trasferimento di dati personali da un’ anagrafe all’ altra” aggiunge Frosini “è una palese violazione della privacy perché non si ha alcuna garanzia dell’ uso che ne verrà fatto. D’ altronde oggi l’ individuo è costantemente osservato: in banca, in macchina, in strada, al telefono”. E’ questo il vero problema: la sindrome da “grande fratello” che sembra essere stata provocata dalla decisione del ministro delle Finanze in realtà ha molte altre ragioni. E’ il contesto in cui viviamo che ci fa sentire controllati dalla mattina alla sera (vedere illustrazione a sinistra). L’ esigenza e la continua corsa a snellire e facilitare l’ organizzazione della vita quotidiana attraverso il ricorso a sempre più sofisticati mezzi tecnologici produce, paradossalmente, un effetto indesiderato: non c’ è più un attimo della nostra quotidianità che sfugga a schedature. Telecamere nei parcheggi, negli autogrill, nelle banche e, come se non bastasse, fra poco in alcune grandi città sopra i semafori. Persino in piazza: in nome della sicurezza delle persone, il Comune di Varese ha appena presentato un progetto che prevede l’ installazione di telecamere in centro per controllare che lo struscio domenicale avvenga tranquillamente. Ma intanto occhi indiscreti osserveranno, come succede in The end of violence, l’ ultimo film di Wim Wenders, chi va a passeggio. Quegli stessi cittadini dotati, come altri milioni di connazionali, di tessere magnetiche di vario genere: dal badge aziendale che riferisce alla banca dati interna al bancomat che scambia informazioni con l’ istituto di credito, dalle carte di credito che contengono il codice bancario del titolare alla tesserina sconto del supermercato (per averla bisogna fornire un interminabile elenco di dati personali: indirizzo, telefono, stato di famiglia, professione, numero di figli e altro ancora). Guai, poi, a prendere la macchina e andare in autostrada. In Italia ci sono 800 mila utenti del telepass, una microricetrasmittente posta sul parabrezza che “colloquia” con la centralina del casello raccontando un bel po’ di cose di noi: chi siamo, dove siamo, conto corrente, indirizzo. “Che incubo” si lamenta sorridendo Miriam Ponzi, investigatrice privata di lungo corso. “Ma un rimedio c’ è. Fare come quel signore che alcuni parenti ci avevano incaricato di cercare. Lui era sparito volontariamente e aveva dato tutte le sue tessere, carta di credito compresa, a un amico. Inseguendo le tracce “magnetiche” eravamo finiti in Scozia. Ma lì non c’ era lo scomparso: a fare tutte quelle spese era stato proprio l’ amico. Lo scomparso, insomma, se la godeva altrove”. Un capitolo a parte meritano telefoni e telefonini. Non solo tutto ciò che viaggia via cavo o via fibra ottica, telefono, modem, fax, e-mail, cercapersone, è intercettabile, ma la Telecom, con l’ avallo di una legge, conserva per sei mesi i tabulati di tutte le nostre telefonate. Chi li tiene? E perché? Si credeva, poi, che con l’ avvento dei Gsm fossimo al riparo da uditi indiscreti, da quella inquietante letteratura sorta intorno ai cosiddetti tacs, autentici colabrodo. E invece no. Spiega Giuseppe Muratori, grande esperto di spionaggio e controspionaggio: “Intanto, esiste in commercio un apparecchio di monitoraggio Gsm. Costa 600 mila dollari (circa un miliardo, ndr) e serve a clonare e intercettare questo tipo di telefonino. Poi non tutti si ricordano che i nostri dati sono registrati alla Tim o alla Omnitel. Bene, per dirla semplice, la batteria del telefonino è come se facesse da filo collegato perennemente alla centrale. Il che significa che, anche a Gsm spento, possono sapere in che zona siamo in un dato momento. L’ unica autodifesa è staccare la batteria”. Rimedi empirici, dunque: non dotarsi di tessere magnetiche, come suggerisce Miriam Ponzi, staccare la batteria del telefonino secondo Muratori. Ma la tecnologia è impietosa e ormai sembra capace di sconfiggere qualsiasi opposizione, anche quella del buonsenso. Quale difesa, infatti, potremo escogitare per sfuggire al gigantesco occhio-orecchio spaziale angloamericano che si chiama Echelon? Venticinque satelliti geostazionari a 800 kilometri di quota e cinque basi terrestri dislocate nel mondo che hanno già provocato un’ interrogazione al Parlamento europeo. L’ Echelon potrà sapere tutto quello che si dice al telefono, via fax, in e-mail, col telex: potenzialmente può acquisire 100 milioni di informazioni in 24 ore. Digitando una parola chiave, il Grande manovratore potrà fare interventi mirati. Per esempio, digitando la parola “Visco”, potrà sapere quanti e quali italiani in quel momento stanno parlando del proprio conto corrente.

 

BOX

UNA GIORNATA SOTTO CONTROLLO

Non c’ è scampo alle verifiche: a casa, in ufficio, in banca. Non lo vedete, ma dietro di voi c’ è sempre qualcuno. ore 7,30 Mario Bianchi si sveglia e fa una telefonata: data, ora e numero della chiamata verranno registrati dalla Telecom. ore 8,30 Bianchi esce di casa e accende il suo telefonino: la Tim è in grado di risalire alla sua posizione. ore 8,45 Bianchi ritira al bancomat 500 mila lire: l’ operazione rimarrà registrata con ora, luogo e denaro prelevato. ore 9,00 Bianchi entra in ditta e fa scorrere la sua tessera magnetica nel marca-tempo: l’ operazione viene annotata dai computer aziendali. ore 9,30 Bianchi chiama con il telefono della sua scrivania. Il numero resta nei computer aziendali, anche se ciò è proibito dallo Statuto dei lavoratori. ore 12,00 Bianchi ha un appuntamento fuori città. In auto, entra in autostrada. All’ uscita paga con la tessera e il suo passaggio viene registrato. ore 12,15 Bianchi è in ritardo e corre troppo. Un autovelox registra la sua velocità. La multa registra la sua presenza su quel tratto di strada a quella determinata ora e la foto svela, per esempio, la presenza di qualcun altro a bordo. ore 15,00 Bianchi va in banca dove deposita alcuni assegni. L’ importo supera i 3 milioni e l’ operazione viene segnalata agli uffici centrali della banca, dove il dato viene conservato a disposizione dell’ autorità giudiziaria per le norme antiriciclaggio. ore 15,30 Bianchi passa per una stazione della metropolitana, o davanti a un ufficio delle Poste: la sua immagine, con data e ora, viene immagazzinata negli archivi per circa quattro settimane. ore 18,00 Va a fare la spesa e paga con bancomat o carta di credito. L’ operazione, con data, esercizio e importo pagato, viene annotata dalla banca o dalla società che ha emesso la carta di credito. ore 19,30 A casa e accende il computer. Naviga su Internet e a ogni passaggio lascia una traccia.
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