Marco Gregoretti

SPORT E DOPING: “VI DICO IO CHI SONO I VERI COLPEVOLI”

SPORT E DOPING: “VI DICO IO CHI SONO I VERI COLPEVOLI”
  • Testata            Panorama
  • Data Pubbl.     20/08/1998
  • Numero           0033
  • Numero Pag.   44
  • Sezione            ATTUALITA’
  • Occhiello         Intervista CALCIO NEL MIRINO PARLA SANDRO DONATI, L’ UOMO CHE DA ANNI, INASCOLTATO, DENUNCIA LO SCANDALO
  • Titolo  SPORT E DOPING: “VI DICO IO CHI SONO I VERI COLPEVOLI”
  • Autore MARCO GREGORETTI
  • Testo

Il telefono squilla in continuazione nel piccolo ufficio vicino ai campi sportivi dell’ Acqua Acetosa, a Roma. Tutti vogliono avere chiarimenti, testimonianze, spiegazioni. Dopo essere stato messo in disparte per anni a causa delle sue numerose battaglie contro il doping, Sandro Donati, ex allenatore della nazionale di atletica leggera, si sta prendendo la sua grande rivincita. Con un rammarico: si poteva agire prima. Molto prima: nel 1989, quando scrisse il libro Campioni senza valore dove faceva nomi e cognomi e raccontava situazioni agghiaccianti. Tutte le copie del libro pubblicato dalla casa editrice fiorentina Ponte alle Grazie furono acquistate da mani misteriose. Si poteva intervenire nel 1994, quando Epoca pubblicò la clamorosa relazione che Donati aveva fatto sull’ uso del doping nel ciclismo e nell’ atletica. E ancora due anni dopo, quando davanti alla procura antidoping del Coni, di cui è tuttora dirigente, raccontò per filo e per segno cosa succedeva dietro le quinte dello sport italiano. Invece, dice, “sono stato isolato, rimosso. Hanno cercato di delegittimarmi. Addirittura tentarono di falsificare la provetta di una atleta che io allenavo mettendo della caffeina nelle sue urine. Furono sbugiardati. Ma nessuno prese seri provvedimenti contro i colpevoli. Ho continuato a combattere la mia battaglia solitaria”. Panorama ha ora intervistato il grande accusatore che ricopre l’ incarico di responsabile del settore ricerca e sperimentazione del Coni. Alla procura antidoping, che mercoledì 12 agosto l’ ha sentita come dirigente del Coni da anni impegnato nella battaglia contro il doping, lei ha detto: “Zeman ha ragione”. Perché? Nel senso che è vero: il doping si è propagato nel calcio. Altro che solo Juventus! Penso che ci saranno presto risvolti clamorosi. Come fa a dirlo? I carabinieri dei Nas di Firenze hanno lavorato a lungo raccogliendo, credo, una gran quantità di materiale. Le procure della Repubblica di molte città stanno indagando e il pm di Bologna Giovanni Spinosa ha disposto le perquisizioni in una farmacia e in un ospedale di Bologna e nelle abitazioni di alcuni medici sportivi di varie località. Peccato, pensavo che il calcio ne fosse quasi immune. Ero fuorviato dalla serietà e dalla correttezza di certi calciatori come Franco Baresi, che conobbi proprio durante un controllo antidoping. Osservandolo, mi ero convinto che il suo sport non potesse essere contagiato. Mi sbagliavo: non tutti sono come Baresi. La Juventus si difende affermando che certe sostanze, come la creatina e gli amminoacidi a catena ramificata, in quanto prodotti dall’ organismo umano, non possono considerarsi doping. Il doping, in questo caso, è determinato dalla quantità somministrata. Anche creatina e amminoacidi possono falsare le prestazioni. E poi ci sono i farmaci proibiti. Quali, per esempio? L’ ormone della crescita, la gonadotropina corionica, l’ eritropoietina (Epo), il testosterone, il terribile Igf 1 (insuline growth factor). Guardi che se uno prende l’ ormone della crescita vede aumentare ogni parte del suo corpo. Anche quelle malate. E le usano anche i calciatori? Credo di sì. La potenza muscolare di alcuni di loro è aumentata in modo impressionante: è chiaro che così i cambi di direzione, le finte e i dribbling sono più efficaci, disorientano gli avversari. Di Gianluca Vialli e Alessandro Del Piero ha già parlato Zdenek Zeman. E gli altri? No, nomi niente. Gli atleti sono vittime del doping: giovani, spersonalizzati con la pressante richiesta di prestazioni. Vengono usati come cavie per la sperimentazione di alcune sostanze. E poi pagano con danni alla salute. Il calciatore, l’ atleta, è un personaggio fuggevole, che passa. Mentre i medici, i tecnici, gli allenatori e i dirigenti disonesti rimangono nella struttura. E ci sono ancora. Quindi chi sono i veri colpevoli? E’ un intero sistema. A cominciare dalle case farmaceutiche. Un’ accusa pesante. Sì, ma dimostrabile. Faccio un esempio. C’ era un prodotto, gli steroidi anabolizzanti, che medicalmente era obsoleto. Furono proprio gli atleti a rilanciarlo quando praticamente in commercio non esisteva più. Al punto che per soddisfare le massicce richieste nacquero laboratori clandestini. L’ affare non è più sfuggito alle case farmaceutiche: lo sport era diventato un canale sterminato senza troppi scrupoli che utilizzava in dosaggi superiori a quelli terapeutici i nuovi prodotti. Già nel 1994, per esempio, l’ Epo vendeva nel mondo per 3 mila miliardi di lire. In Italia, nel 1997, è stata venduta ufficialmente, con prescrizione medica, Epo per 105 miliardi di lire. Soltanto una quantità molto modesta è andata ai dializzati. Il resto, incredibilmente, agli sportivi. Di tutte le discipline. Con tanto di ricette e contributi del servizio sanitario nazionale, magari intestati a persone fantasma e non agli atleti. Non dico nulla di clamoroso affermando che il calcio è uno straordinario potenziale bacino d’ utenza. Possibile che non esista un argine? Il ministero della Sanità nel gennaio del 1997 ha imposto alle case farmaceutiche di relazionare ogni tre mesi a chi e in che quantità vengono venduti questi prodotti considerabili come doping. A un anno e mezzo di distanza non è giunta neanche una di queste relazioni. Tirate voi le conclusioni. Chi ruota intorno a questo mondo? Chi si arricchisce? Ex atleti che adesso fanno i camionisti e che fanno traffici clandestini, benzinai… E medici. Medici? In una sola regione ce ne sono decine coinvolti. A poco a poco conquistano la fiducia dell’ atleta. Prima propongono semplici integratori. Poi passano a sostanze più pesanti: Epo, testosterone… In genere sono medici dello sport o che comunque gravitano intorno alle squadre, agli allenatori. E la clientela aumenta: sportivi professionisti, dilettanti. E anche amatori. Che esempio possono dare quelle squadre che si servono di medici italiani e stranieri da anni noti per i loro coinvolgimenti in vicende legate al doping nell’ atletica, nel ciclismo, nello sci? Secondo lei, c’ è una figura più pulita delle altre? Forse l’ allenatore. No, neanche lui. Se è contrario al doping, riesce a educare l’ atleta a non fare uso di queste sostanze. Se pensa solo alla carriera, invece, è proprio lui a proporle. E’ da almeno 17 anni che lei si batte strenuamente contro l’ uso di sostanze dopanti. Perché lo fa? Perché non mi rassegno alla svendita dello sport. Tutto è nato quando ero responsabile nazionale del mezzofondo veloce. Il professor Francesco Conconi di Ferrara mi propose di far fare l’ emotrasfusione, dichiarata poi doping dal Cio, agli atleti da me allenati. Credo che Conconi, tra i primi sicuramente a sperimentare anche l’ Epo, abbia enormi responsabilità. Culturali, in quanto ha aperto la strada a certe pratiche. Ma non solo. E’ un’ accusa molto forte. E’ che ci sono troppi casi sospetti, di atleti che dopo essersi sottoposti all’ emotrasfusione sono finiti male. Come i cinque sciatori di fondo, tra cui Alberto Walder, che nel 1985 si ammalarono di epatite virale. Resta poi ancora tutta da chiarire la terribile storia del mezzofondista vicentino Fulvio Costa morto nel 1982, quando aveva soltanto 23 anni. Dopo un’ antitetanica che gli fu praticata per il morso di un cane, si gonfiò a dismisura. Poi dimagrì all’ improvviso, perse i capelli. I medici non capivano. Finché, ridotto a uno scheletro, è morto. E la sua cartella clinica è sparita. Per non parlare dell’ emotrasfusione usata in specialità sportive come lo slalom femminile o come il nuoto veloce, in cui non serviva a niente. Toccò, per esempio, durante le Olimpiadi di Los Angeles, a gente del calibro di Giovanni Franceschi: in gara andò malissimo. Poi denunciò strani disturbi e confessò di essersi sottoposto all’ emotrasfusione. Ma Conconi è un intoccabile. Le risulta che nei tanti fascicoli aperti dalla magistratura, anche a Ferrara, ci sia il nome del professor Francesco Conconi? Questo proprio non lo so.

 

BOX

LE SOSTANZE PROIBITE

I principali farmaci che possono danneggiare l’ organismo degli atleti Stimolanti (anfetamine, caffeina, cocaina, efedrina): alzano la soglia della fatica. Anabolizzanti (testosterone, nandrolone): aumentano la potenza e la massa muscolare. Epo (Eritropoietina): aumenta la resistenza allo sforzo. Ormone della crescita: accresce forza e dimensione dei muscoli. Betabloccanti: rallentano il battito cardiaco e danno autocontrollo.

 
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