Marco Gregoretti

UN TRANS CHIAMATO DESIDERIO

UN TRANS CHIAMATO DESIDERIO
  • Testata            Panorama
  • Data Pubbl.     09/04/1998
  • Numero           0014
  • Numero Pag.   86
  • Sezione            ATTUALITA’
  • Occhiello         PSICHE & SESSO DOPO L’ AGGHIACCIANTE CASO DI NOVI LIGURE
  • Titolo  UN TRANS CHIAMATO DESIDERIO
  • Autore MARCO GREGORETTI
  • Testo

C’ è un luogo comune che associa senza alcun tipo di mediazione il transessuale alla prostituta. E’ vero che, anche se leggermente in calo, persistono i caroselli notturni di auto che vanno a caccia di viados. Ed è purtroppo vero che spesso la strada significa squallore e violenza. Per chi compra. Ma anche per chi vende. La trans (le transessuali parlano di sé sempre al femminile) Julio Castro “Lorena” si è salvata per miracolo, fingendosi morta, mentre a Novi Ligure il suo cliente freddava a colpi di pistola i due metronotte Massimino Guarillo e Candido Randò. Ma questa è una storia di cronaca finita nel sangue perché Lorena si prostituiva oppure perché Lorena è una transessuale? Domanda più che legittima, se sono veri i dati elaborati di recente dall’ università La Sapienza di Roma. La ricerca mostra un volto del tutto inaspettato del fenomeno trans. Mostra come gli uomini che vogliono diventare donne e le donne che vogliono diventare uomini siano persone che ricercano una tranquilla vita borghese, tutta casa e lavoro. E soltanto nel 7 per cento dei casi dichiara di praticare il sesso mercenario. Ma come vive un ragazzo che a un certo punto decide di cambiare i propri connotati esteriori? E che cosa trovano in lui gli uomini? Panorama ha seguito da vicino la vita quotidiana di Alessandra. E racconta questo incontro pieno di sorprese. E’ alle tre di un venerdì notte, a Milano, che viene fuori il nome di Alessandra. Lo fa Roberto, uno dei proprietari del Nautilus, privé per scambisti eletto a proprio fan club dalla pornostar Jessica Rizzo e dal marito Marco Toto. “Alessandra è una mia amica molto fotogenica” dice Roberto. E racconta che spesso va nel suo locale, arredato con timoni, rande e radar autentici. “Viene qui con qualche amico per divertirsi un po’ : più che altro balla e ride. E’ bella, proprio bella…”. Naturalmente per chiederle un appuntamento bisogna aspettare che rientri a casa: non prima delle cinque del mattino. Non basta: prima dell’ incontro, visto che c’ è anche il fotografo, Alessandra deve passare dal suo parrucchiere, in via Monte Napoleone. Così eccoci, sabato pomeriggio, nella sua piccola magione della periferia milanese. L’ appartamento, al quarto piano di una palazzina elegante, è lo stesso dove viveva, prima di sposarsi e trasferirsi a Lugano, una trans famosa: Maurizia Paradiso. Qualcosa, però, nell’ arredamento è cambiato. E qui c’ è la prima sorpresa: che ci fanno, nell’ abitazione di una transessuale, bionda, alta un metro e 74, con il seno, i tacchi a spillo e il tailleur rosso porpora, e che ancora non si è operata, un pianoforte a coda tirato a lucido e il ritratto di Ludwig Van Beethoven? “Insegno musica classica” spiega Alessandra. “Dopo il liceo classico a Novara sono andata a Torino dove mi sono diplomata in pianoforte al conservatorio”. Ora aspetta di diventare di ruolo e insegnare stabilmente in un conservatorio. Sembra un film. Invece è tutto vero. E per dimostrarlo, dopo aver sistemato un dollaro sotto il buddha di ceramica perché “porta bene”, esegue due Notturni di Chopin. Non è facile parlare di “marchette” con una che suona Chopin, cita Herman Hesse e che conta di fare carriera come musicista. Lei, parlando come un libro stampato senza mezzo congiuntivo fuori posto, sdrammatizza: “Io non mi propongo sempre seriosa come adesso: ogni individuo è un microcosmo e contiene aspetti seri e aspetti faceti. A me piace, per esempio, giocare con gli uomini in certe situazioni. Assecondare l’ immagine che loro hanno di me. E qui entra in ballo la mia dimensione preferita: la notte. La notte cambia colore alle cose. Mi ricordo quella volta al Nautilus, quando un amico, in un momento di euforia, ha cominciato a leccarmi i tacchi delle scarpe. Per scherzo, da allora, lo chiamo “il porco”. Però non mi va di essere confusa con certe storie di squallore da strada. Io non c’ entro niente. Casomai è bello, ogni tanto, avere qualche esperienza ad altissimo livello. Magari un amico carino e benestante ti invita in una crociera ai Caraibi: “Dai, vieni via con me quattro o cinque giorni”. In più ti regala anche 10 milioni. Sia chiaro, si accetta soltanto se ci sono reciproche simpatia e attrazione”. Già, che cosa spinge un folto gruppo di pretendenti a fare la corte ad Alessandra? Che cosa attrae quel signore che, mentre aspetta il tram vicino a corso Buenos Aires, le fa “un sorriso da orecchio a orecchio” e ringrazia quando Alessandra contraccambia mandandogli dei bacini? “E’ che una trans esaspera gli aspetti femminili della donna e nello stesso tempo conosce meglio quelli maschili”. Degli uomini, però, Alessandra dice, se si esclude “il piacere della galanteria, vero privilegio di una trans”, che non ha un’ idea precisa. Ne ha conosciuti tanti. “So solo di risultare intrigante, di piacere. E questo mi gratifica non poco”. Ha avuto molte storie. “Ma solo pochissime degne di considerazione. L’ ultima, la più importante, è appena arrivata al capolinea. Il motivo è sempre lo stesso: sono finita costantemente in relazioni dove l’ uomo cercava in me la mamma. Adesso ne voglio uno realizzato, sicuro di sé, affascinante e molto ricco. Si deve prendere cura di me. Mi deve adorare”. Alessandra non crede, almeno per adesso, che sia il caso di convivere o di sposarsi, come ha fatto la sua amica Maurizia Paradiso: “Quello veramente giusto non l’ ho ancora incontrato”. Non è un fatto di gelosia. Anzi. Tra le tante richieste di affidabilità (“Amore” spiega “significa stima e fiducia”) non c’ è quella della fedeltà sessuale. “La sessualità per me è un momento di comunicazione e varia da persona a persona. Per esempio, chiedere la fedeltà a uomini che hanno continue tempeste ormonali è assurdo. Si tratta di retaggi culturali, di limitazioni che impediscono di guardare oltre il proprio naso. E che provocano la fine di tante coppie: dare troppa importanza al sesso significa dare troppa importanza ai cosiddetti tradimenti”. Più che una transessuale che non disdegna i privé dove si pratica lo scambio di coppia, sembra un sessuologo d’ assalto, di quelli che fanno le ricerche e vanno in tv. Soltanto che Alessandra, come dire?, opera sul campo. La ricerca statistica la fa su se stessa: “La trasgressione esiste per chi è prigioniero di limiti culturali. Io vivo tutto molto tranquillamente e serenamente: dal punto di vista sessuale preferisco gli uomini intriganti fisicamente”. Che cosa significhi in pratica lo spiega molto chiaramente: “Mi stimola più il camionista del direttore di banca. Può darsi che il secondo sia più intelligente, il primo ha senz’ altro una maggiore carica erotica”. C’ è un piccolo particolare che quasi quasi ci si dimenticava: Alessandra parla di sesso, d’ amore e di uomini. Ma non è una donna. Non lo è del tutto: nei documenti di identità c’ è un nome maschile. “Le mie generalità cambieranno al femminile dopo l’ intervento, fra qualche mese, a Londra. Pagherò i miei 35 milioni e sarò donna anche per l’ anagrafe. Avrò definitivamente adeguato la mia immagine ai miei documenti. E sarò più stabile psicologicamente. Già a 11 anni (oggi ne ha una trentina, ndr) sentivo di non apparire come ero”. Ora che, a suo modo di vedere, rimetterà le cose a posto, avrà tempo di fare tutti i passi necessari che le servono “per avere anche un’ esperienza come attrice in tv o, ancora meglio, nel cinema”. Ma agli uomini piacerà ancora così tanto?

 

 

BOX

QUANTI SONO

Secondo l’ università di Roma, i transessuali italiani hanno in media 28 anni. Il 36 per cento ha un rapporto stabile. Il 49 per cento è diplomato e il 64 per cento lavora. Il 7 per cento si prostituisce. Sulla strada, però, ci sono 10 mila trans stranieri.

OMICIDI DELLA VERGOGNA

Si apparta con Lorena, trans che batte alla periferia di Novi Ligure. Due guardie giurate lo scoprono e lui li uccide. Un giallo, ma gli psicologi non hanno dubbi: l’ uomo ha ucciso perché nessuno potesse avanzare dubbi sulla sua identità sessuale. Insomma, per vergogna.

CI VADO, SONO SUPERFEMMINE

Confessioni di un manager. Che tra le albanesi e i trans… Ha 35 anni e fa il manager. Lavora tanto. E’ sposato. E ha un’ autentica passione per i transessuali che lui, operati o no, chiama “trava”. Per tutelare l’ anonimato che chiede a Panorama lo chiamiamo “Corrado”. Va subito al dunque. E lo fa con una affermazione, folgorante, perfettamente speculare a quanto sostiene Alessandra: “I trava sono più femmine delle donne. Hanno curve migliori, seni più sodi e, autentico pezzo forte, sederi bellissimi. Sono finti? Perché, ormai non sono finti anche seni, curve e posteriori delle donne?”. Basta questo, secondo alcuni, per sfatare l’ idea che con i trans vadano uomini bisex od omosessuali. “No, noi amanti dei trava siamo attratti dalle donne. E se, per esempio, volessi andare con una tipo playmate, beh non cercherei certo la prostituta albanese. Le trans sono come le playmate. Una discriminante, semmai, è la bellezza: i brutti sono donne bruttissime, i belli sono donne strabelle”. Non c’ è alcun senso di colpa e nemmeno vergogna: Corrado sostiene che caricare i trava è molto “allegro e spensierato. Generalmente sono contente. E sapete perché? Perché a loro piace fare sesso. Godono e si divertono: sono spesso vere femmine a cui piacciono da morire gli uomini. Non sono infuriate e rabbiose come le povere albanesi e slave. Voglio dire che quando vai con una trans vieni messo a tuo agio, ridi, scherzi. Invece andare con un’ albanese è come entrare in un frigorifero”. Certo, è importante la disponibilità del portafoglio: il prezzo, in questo caso, è una sorta di marchio di garanzia. “Trecentomila lire è la cifra giusta”. Con parti anatomiche ancora maschili o no? “Un conto sono gli uomini che si mettono la parrucca e vanno per strada a battere. Altro discorso sono le trans: il pene è un particolare secondario. Tanto sono girate, le sodomizzi e quel coso non lo vedi neanche. Jolly, brasiliana, che in assoluto è stata la più bella di tutti i tempi a Milano, ha conservato la sua clientela anche dopo l’ operazione”. Un vero esperto, Corrado. Le conosce proprio tutte: Regina, Jennifer, Jenny. “Belle. Ma nessuna come Jolly: mora, sensuale. Bloccava il traffico. C’ erano gli incidenti. Arrivava la polizia per il caos che si formava davanti a lei. Soltanto Giovanna, che non è operata, è quasi bella come lei: l’ ha conosciuta anche mia moglie. Abbiamo giocato in tre. D’ altronde non è un mistero che tutti gli scambisti vadano con i trava. E’ il massimo della porcaggine”. Se parla ancora un po’ a Corrado prende un colpo. Rosso come un peperone racconta l’ ultima paradossale trasgressione: la transessuale come protagonista degli addii al celibato. “La settimana scorsa eravamo in tre alla festa di un mio amico che si doveva sposare il giorno dopo. C’ era un trava: ce lo siamo fatto tutti”.
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