Marco Gregoretti

La strage di Bologna, Carlos e lo Stato ipocrita

La strage di Bologna, Carlos e lo Stato ipocrita

Strage di Bologna:

 

Il registro dell’Albergo Centrale, in via della Zecca a Bologna, annota un’ inquietante presenza. Nella notte tra il primo e il due agosto 1980 ha pernottato nella stanza 21 il terrorista tedesco di Berlino, Thomas Kram, esperto in esplosivi, legato alla struttura Separat, l’organizzazione terroristica alle dirette dipendenze dei servizi segreti dell’Est comandata da Ilich Ramirez Sanchez detto Carlos . Lo Sciacallo. La nota è contenuta in un rapporto dell’8 marzo 2001, firmato dal capo della Polizia Gianni De Gennaro e inviato alla Digos di Bologna. Dal 28 luglio scorso è agli atti della commissione Mithrokin insieme a una relazione sulla scoperta di un traffico di missili terra aria e l’arresto di un cittadino giordano nelle settimane precedenti l’attentato alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980. Abu Anzeh Saleh, giordano, lui membro di Separat, residente a Bologna, era coinvolto nel traffico dei Sam-7, missili terra aria di fabbricazione sovietica, (usati anche per abbattere vicino a Porto Marghera il 23 novembre 1973 Argo 16 l’aereo militare dei servizi segreti italiani: morirono sei ufficiali dei nostri servizi). I missili furono ritrovati a Ortona a Mare (Chieti), il  7 novembre 1979 e Saleh finì in prigione insieme al siriano Nabil Kaddaoura e a Daniele Pifano, Giorgio Baumgartner e Giuseppe Nieri, esponenti dell’autonomia operaia romana. L’11 luglio 1980 Gaspare De Francisci, direttore dell’Ucigos scrisse al direttore del Sisde, generale Giulio Grassini: «Fonte qualificata ha fatto conoscere che a causa della condanna dell’arabo Abu Anzeh Saleh, non viene esclusa una ritorsione nei confronti del nostro paese». In sostanza, secondo questa ipotesi la bomba di Bologna potrebbe essere stata una ritorsione palestinese del gruppo di Georges Habbash (Fronte popolare per la liberazione della Palestina). Una delle ipotesi che getterebbero una luce nuove sulla pagina più buia dell’Italia democratica. All’interno dei servizi c’é anche chi sostiene che la strazione saltò in aria per errore: stava passando un treno con l’ esplosivo destinato ad un attentato da compiere il quattro agosto durante la commemorazione della strage dell’Italicus (quattro agosto 1974, 12 morti). Tante ipotesi.

Ma una domanda va posta. Un terrorista tedesco a Bologna il giorno della strage, uno arabo, sempre a Bologna coinvolto in un traffico di missili sovietici nel nostro Paese. Tutti e due legati alla struttura di Carlos. Come mai nessuno si è posto il dubbio in 25 anni di indagini, processi, inchieste e commemorazioni: ma chi ha fatto davvero saltare in aria la stazione di Bologna provocando 80 morti? News ricostruisce con nuove carte e nuove testimonianze a chi giovava quella maledetta bomba. Certo non a Francesca Mambro e Giusva Fioravanati, i due ex fascisti arrestati e condannati per la strage, c ehe si sono sempre dichiarati innocenti: «Abbiamo ucciso tanta gente, é vero (sono accusati di 13 omicidi, tra cui cinque poliziotti compreso l’appuntato Franco Evangelista il mitico «Serpico», ndr)»  si difendono «Ma quella bomba non l’abbiamo messa noi. Non rientrava neanche nella tipologia terroristica dei Nar (Nuclei armati rivoluzionari)». Eppure ancora oggi, nonostante perfino il primo accusatore, l’allora ministro degli interni Francesco Cossiga, abbia fatto marcia indietro, la verità processuale non ha dubbi: «Sono i fascisti dei Nar  i colpevoli». Il fatto é che come sostietne nel suo libro il magistrato bolognese Otello Lupacchini (La banda della Magliana, Koinè editore) «che la strage di Bologna sia stata fascista é un dogma che non può essere messo in discussione senza sentirsi muovere l’accusa di leso antifascismo o peggio» Ecco alcuni capitoli di una vicenda che andrebbe riletta, riscritta, e riaperta. Senza beccarsi dei fasci

 

Strani testimoni

È proprio Lupacchini a smontare i capisaldi dell’accusa. I due supertestimoni che accusavano i Nar Francesco Ciavardini, Giusva Fioravanti e Francesca Mambro sono Massimo Sparti, malavitoso «fiancheggiatore» della Banda della Magliana e Angelo Izzo . Quest’ultimo é lo stesso del massacro del Circeoi quando  il30 settembre 1975: morì Maria Rosria Lopez, 17 anni e si salvò per miracolo, Donatella Colasenti, 17 anni. Lo scorso 28  aprile Izzo, in regime di semilibertà, é stato arrestato con l’accusa di aver ucciso a Ferrazzano di Campobasso, Molise Maria Carmela Maiorano, 57 anni e la figlia quattordicenne Valentina. L’altra carta dell’accusa é una sequenza temporale sospetta rilevata dopo la strage dal pm bolognese Luigi Persico: alle sette di mattina del due agosto il giornale radio annuncia il rinvio a giudizio di Mario Tuti e dei suoi complici di Ordine nero per la strage dell’Italicus. Tre ore e venticinque minuti dopo scoppia la bomba alla stazione di Bologna. Anche per questo Cossiga dichiarò con assoluta certezza che si trattava di un attentato fascista. Parlò di «pista nera». L’11 aprile 1981, due giorni dopo essere stato arrestato, Sparti rivelò ai giudici di avere ricevuto da Fioravanti, il 4 agosto 1980, la richiesta di un documento falso per Francesca Mambro perché era stata vista insieme a lui «vestiti da tirolesi» vicino al luogo dell’attentato. Sparti disse di aver commissionato il documento a Fausto De Vecchi, arrestato l’8 dicembre, Ma De Vecchi escluse che la foto che gli aveva fornito Sparti fosse di una donna. Confermò questa versione dopo alcuni mesi. Passate un paio di settimane la modificò: «Non ho guardato le foto,  quindi non so se erano femminili o no». Improvvisamente, nel 1990, durante un’udienza, gli torna in mente un particolare «dimenticato»: «Sparti mi aveva detto che la falsificazione del documento era stata commissionata da Fioravanti per Francesca Mambro». Un percorso testimoniale quantomeno originale. Che si é sviluppato parallelamente a un’altra originalità di questa vicenda: le tappe medico-carcerarie del superteste Sparti. Nel maggio del 1982 esce di prigione: cancro terminale al pancreas decreta una diagnosi. Era dal’estate del 1981, subito dopo la deposizione, che accusava dolori sospetti: ma le analisi non avevano diagnosticato nulla di grave. Francesco Ceraudo, il nuovo direttore del Centro medico del carcere di Pisa capovolse la diagnosi. Sparti venne scarcerato perché in fin di vita. In realtà é sopravissuto per oltre vent’anni. Tasselli  che non convincono un magistrato esperto in terrorismo e criminalità organizzata come Lupacchini. Che, in realtà, non è l’unico a nutrire seri dubbi sulla colpevolezza di Mambro e Fioravanti. È sulla sua stessa linea il capitolo dedicato alla strage di Bologna dall’ultimo libro di Bruno Vespa (Vincitori e Vinti. Le stagioni derll’odio. Dalle leggi razziali a Prodi e Berlusconi. Rai- Eri- Mondadori). I dubbi si fanno più consistenti se si leggono attentamente le nuove carte della Commissione Mithrokin, le testimonianze di agenti segreti e persino il libro di un ex ministro. Rivelazioni che portano lontano da qui e che indicano come esecutore materiale il superterrorista Carlos, Lo sciacallo. Il capo della Separat, ora rinchiuso in un carcere parigino. E come mandante…

 

La pista libica, quella araba e le bombe di Carlos

Si legge in un documento agli atti della commissione Mithrokin  (L’esposto di  G71 Antonino Arconte presentato alle procure di Firenze e di Palermo dopo che sono state archiviate le accuse di falso nei suoi confronti) «Nel mio (di G71) libro Ultima Missione descrivo nei dettagli tutte le azioni dei servizi segreti libici in Italia e a Malta sotto l’abile guida del Colonnello Jalloud, uomo di fiducia del Kgb in Libia e cognato dello stesso colonnello Gheddafi, (abile) a sottrarre informazioni riservate sulle nostre operazioni a Malta tra il 1979 e i primi del 1980, provocando quindi le reazioni terribili che si espletarono con le stragi di Ustica (27. 06. 1980) e di Bologna (2.08. 1980) . Purtroppo per la legge 801/1977 non possiamo parlare delle operazioni che facevamo a Malta per conto degli interessi nazionali italiani….». È il cuore della cosiddftta pista libica che va oltre addirittura a quella sostenuta anche da Cossiga della ritorsione arabo-palestinese. Il documento, prosegue spiegando come in Francia Gheddafi e Jalloud siano stati condannati all’ergastolo per la strage del Dc 10  dell’Air France abbattuto mentre volava sul Niger proprio quando la Legione straniera impediva a Gheddafi di annettersi il Ciad. La versione di G-71 combacia con quanto dichiarato più volte dall’allora ministro della protezione civile Giuseppe Zambereletti, bolognese. Alle 10 di mattina del due agosto 1980 Zambereletti é con Dom Mintoff, presidente della repubblica di Malta a irmare un accordo di assistenza tecnica ed economica tra i due paesi e soprattutto una dichiarazione in cui l’Italia si fa garante della neutralità di Malta, per frenare le pressioni militari di Gheddafi. Zamberletti viene informato dell’attentato per telefono. Firma e torna in Italia. Manel suo llibro (La minaccia e la vendetta), ignorato dalla magistratura, racconta degli avvertimenti avuti dal capo dei servizi segreti militari generale Giuseppe Santovito, e delle minacce libiche esplicite all’Italia. Ancora più inquietanti le confidenze dell’ex direttore del Sisde poi Capo della Polizia Vincenzo Parise: era convinto che una sola mano aveva colpito a Ustica e a Bologna: «Ustica é stato un avvertimento non ascoltato. Bologna la vendetta».

In quegli anni il rifugio più sicuro di Carlos, la sede di Separat, era proprio a Tripoli, Separat funzionava come un’agenzia del terrore: il suo zampino ci sarebbe anche nell’attentato a Papa Woitilya, nello strano omicidio di Alois Estermann, capo delle guardie svizzere del Vaticano, avvenuto il quattro maggio 1998, e nel rapimento e  l’uccisione dello statista democristiano Aldo Moro. Prosegue il documento-esposto: «Separat aveva il compito di appoggiare gruppi sepratisti europei, come Eta basca e Ira irlandese, e nord africani». Inoltre disponeva di una gran quantità di Semtex, esplosivo cecoslovacco, di mitragliette Skorpio e di molto denaro. Due uomini di Carlos erano a Bologna il giorno dell’attentato. Uno dei due, il tedesco Kram maneggiava l’esplosivo, conosceva bene l’Italia perché aveva studiato a Perugia (dove, aveva soggiornato nello stesso periodo anche Alì Agca, l’attenbtatore del Papa  ndr) ed era legato sentimentalemente a Christha-Margot Frolich, anche lei membro di Separat, come Magdalena Kopf, amante di Carlos,  nome in codice «Lilly» e il terrorista italiano (della Svizzera italiana) Bruno Breguer, nome in codice «Luca» collegamento tra Separat e Br. Tutto ciò é agli atti della Commisione Mithrokin e  depositato in almeno due procure italiane Che cosa serve ancora per riaprire il processo sulla strage di Bologna?

Marco Gregoretti
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