Marco Gregoretti

E tra un bicchiere e una cena nelle caserme si torna a parlare di Golpe

E tra un bicchiere e una cena nelle caserme si torna a parlare di Golpe

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11 settembre 1973. Golpe in Cile. Salvador Allende

11 settembre 1973. Golpe in Cile. Salvador Allende

Golpe in Cile

Golpe in Cile

Mentre le piazze “casualmente“ si scaldano, nei giorni in cui il governo vuole rapidamente cambiare le regole del gioco, durante i dibattiti televisivi sulla sacralità della Costituzione, tra i militari aumenta lo scontento. E si torna a parlare esplicitamente di golpe. “Si faccia un giro nelle caserme“ mi dice un sergente in pensione, ma ancora molto attivo e ascoltato perché ha passato quasi tutta la vita in missioni estere “e si renderà conto che a questi ragazzi che vengono mandati nei teatri bellici di mezzo mondo, non viene fornita neanche la seconda mimentica. Se la vogliono se la devono comprare con i propri soldi. E non mi faccia dire nulla sui loro stipendi. Questa è gente che rischia lavita…. E’ chiaro che si sono rotti le scatole di fare le body guard di un potere marcio“. Parole pesantissime. Uno sfogo che ho ricevuto all’interno di una struttura ricreativa delle Forze Armate, dove si palpa l’atmosfera di altri tempi. “Qualche cosa faremo. Qualche cosa dovremo fare. Cosi’ non si puo’ andare avanti: c’è troppo disordine, la corruzzione è ovunque. Anche al nostro interno. Bisogna fare pulizia“. Chi mi ha fatto queste confidenze non è l’ultimo arrivato: conosce bene la situazione reale e aspetta solo che qualcuno gli chieda di “rientrare in servizio“.
Ma la notizia piu’ inquietante, che riguarda un episodio di un anno e mezzo fa, mi arriva da una mia fonte “storica“ e riguarda una cena in un ristorante non distante da Messina durante la quale si sarebbe parlato esplicitamente di Colpo di Stato. Sei persone intorno a un tavolo: un Militare (dell’’Arma dei Carabinieri, secondo la mia fonte) detto il “Generale Bracconiere“ perché appassionato di battute di caccia, un personaggio che si faceva chiamare Mimmo , un certo Betté e altre tre persone di cui non mi ha dato alcun riferimento.“Il Generale Bracconiere“ mi ha raccontato “spiegava che era riuscito a rimanere in servizio nonostante la grave malattia cardiaca grazie ad alcuni certificati medici…“. Ma la preoccupazione del Generale era un’altra, e riguardava il Colpo di Stato :“Al Comando Generale“ avrebbe detto il Generale Bracconiere“ il 50% è favorevole (al Colpo di Stato, ndr), l’altra metà no. Loro ascoltano Noi e Noi ascoltiamo Loro“. In quel frangente l’alto ufficiale avrebbe anche indicato “il trauma“ che avrebbe potuto scatenare la reazione delle Forze armate: la creazione di Eurogendfor, con l’accorpamento di Polizia e Carabinieri. A rischio secondo la mia fonte ci sarebbe stato anche il Parlamento. In effetti a settembre del 2012 stava per succedere qualche cosa: all’interno del gruppo che su Facebook si faceva chiamare Catena umana, c’erano anche appartenenti alle Forze dell’Ordine.“Potrebbe succedere“ mi dice la fonte“ che i militari entrino nel palazzo, arrestino un po’ di gente, perché, comunque, lo ha detto anche la Consulta che questo Parlamento è fuori legge. E che venga instaurato un regime miitare per due anni per arrivare a nuove elezioni“. Quelle giornate del settembre 2012 passarono quasi sotto silenzio stampa, ma la brace, come si capisce, ha continuato lentamente a bruciare. E forse quel 50% di contrari oggi si è assottigliato.
Marco Gregoretti
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