Marco Gregoretti

Fabrizio Quattrocchi, le foto di un eroe. Vero

Fabrizio Quattrocchi, le foto di un eroe. Vero

Il 14 aprile 2004 a Bagdad un uomo di 36 anni che si trovava in quel terrificante teatro di guerra con il compito “a contratto” di collaborare operativamente alla ricerca e alla cattura dei terroristi, fu ucciso con due colpi di pistola in testa sparati vigliaccamente da una bestia con le fattezze umanoidi. “Ti faccio vedere come muore un italiano”, gli urlo’, secco in faccia, Fabrizio Quattrocchi, l’eroe a cui il Presidente Carlo Azeglio Ciampi, nel silenzio della stampa politicamente corretta, conferì’ la medaglia d’oro al valore. Fabry lo chiamavano gli amici di Genova, dove viveva. Era stato rapito due giorni prima, insieme ai colleghi Maurizio Agliana, Umberto Cupertino e Salvatore Stefio, poi liberati. Quella vicenda è ancora avvolta nel mistero: perché uccisero proprio lui? E’ vero che i quattro contractors avrebbero dovuto essere scambiati con due agenti del Sismi (l’allora servizio segreto militare italiano) in mano ai terroristi? Qualcuno conosce la verità. Statene certi. Ma quel che a me dispiace davvero tanto, che trovo incomprensibile, misterioso e superficiale è quanto è successo oggi in un tribunale italiano: i suoi assassini sono stati assolti dalla Corte d’Assise di Roma perché l’identità dei due killer “non sarebbe comprovata” e perché il sequestro e la barbara uccisione non sarebbero stati atti terroristici. Che dire? Nulla. Mentre cerco di capirne di più’ vi propongo una photogallery delle ultime ore di Fabrizio Quattrocchi prima del sequestro. Le foto non sono di eccellente qualità. Ma, forse, raccontano Fabry, il nostro eroe, meglio di tante parole.
Marco Gregoretti
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