Diario di un Massone milanese

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Dopo aver letto questa lunga lettera, praticamente un diario, di un massone milanese, arrivata nella mia e-mail, che palesava contenuti poco noti, ho pensato che occorressero approfondimenti. Credo che questo gustoso racconto spieghi meglio di tante chiacchiere quale sia oggi il vero valore della Massoneria, che cosa conti in realtà e a quale attività si dedichi. E spiega anche un’altra cosa: il potere massonico vero, quello che secondo tanti complottismi dell’opinione pubblica, in grado di decidere le sorti di banche, nazioni e popoli, non appartiene certo a chi si riunisce sotto la scritta A.G.D.G.A.D.U (ALLA GLORIA DEL GRANDE ARCHITETTO DELL’UNIVERSO) indossando medaglioni e grembiulini colorati.

Di Marco Gregoretti

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“Me lo chiedo anche io, me lo chiedono tutti quelli che lo sanno: perché sono Massone (lo scrivo con la M maiuscola, ok?)? La risposta che mi do è questa: Massoni si nasce, non si diventa. Infatti di Massoni veri e propri ce ne sono pochissimi, diciamo un 5 per cento di quelli affiliati, iscritti o censiti. Magari alcuni neanche sanno di esserlo. Il Massone per me è quello che non si tira indietro di fronte all’ingiustizia e che è disposto a regalare la sua vita per salvare quella di qualcun altro. E che, nello stesso tempo, avvia un percorso di ricerca interiore così profondo e così faticoso da potersi avvicinare davvero alla Verità. Ecco. Ora posso raccontarvi la vita quotidiana di un Massone vero, cioè io, che si è trovato, neanche lui sa bene perché, ad affiliarsi a una grande organizzazione massonica, una comunione. Quella numericamente più importante dì’Italia: il Goi, Grande Oriente d’Italia. Siamo (ops, eravamo) 23 mila, ma se vale la regola del 5 per cento: quelli che ritengo tali sono 1150. Sono un Maestro. Un maestro doppio, perché lo ero già nella piccola comunione alla quale ero affiliato prima di entrare nel Goi, ma che era invisa al Gran Maestro del Goi che allora era l’avvocato di Ravenna Gustavo Raffi. Si chiamava Gosi, Grande oriente scozzese d’Italia. Era stata fondata da Salvatore Spinello, un personaggio di Torino molto particolare, di grandissima cultura, decisamente di destra, con entrature di alto livello ovunque, soprattutto in ambienti accademici.

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SONO UN DOPPIO MAESTRO
D’altronde a Torino negli anni settanta e ottanta l’Università e le facoltà importanti come Medicina, avevano ai vertici rettori e presidi di comprovata fede massonica. Torino era massonica in se e per se. Anche la politica era affiliata. Ne ricordo tanti nella Dc, nel psi, nel pli. Il più simpatico era il capogruppo in comune del Pri. Una persona gradevole che si era messo in sonno perché un massone che entra in politica dovrebbe interrompere i suoi rapporti con la Massoneria. Lui lo aveva fatto. Rammento solo il cognome: Paonni. E poi c’erano quelli del Pci. Oh,certo che c’erano. Fu proprio uno di loro all’epoca assessore alla casa, a introdurmi per primo nella Fratellanza. Lo fece mentre era in corso il congresso provinciale del Pci, quello che elesse Piero Fassino segretario provinciale. Il mio pigmalione verso l’esoterismo era all’orecchio del Gran Maestro del Goi Salvini. Insomma Torino uguale Massoneria. Il Gosi poi si è sfaldato, polverizzato, dopo la morte di Salvatore Spinello. Ma tra gli affiliati nei piè di lista delle varie Logge, oltre ai prevedibili rampolli della Torino bene, figuravano personaggi di alto lignaggio: magistrati, tra cui uno noto per la sua dirittura morale, medici, imprenditori. E godeva anche delle simpatie di un presidente di una squadra di calcio molto amato dai tifosi. Vicende umane e non solo portarono alla sostanziale fine di quella esperienza massonica. Ogni tanto qualcuno di loro mi telefona per sapere se sarei disposto a riprendere il filo. Ma tu si scemm!!! Rispondo generalmente. “ Chi c’abbiamo all’asl” pronunciata da un sedicente fratello mi rese chiaro un italico concetto: damose na mano. Cioè, pensai, questi sono Massoni per non pagare il biglietto o per saltare la fila. Altro che fare “la catena di unione” per migliorare l’uomo con la U maiuscola. Vitruvio si sfracellava contro il receptionist del Pronto soccorso. E io che pensavo al mio essere Massone in piedi sulle barricate a combattere contro l’ingiustizia, contro lo strapotere della finanza corrotta, contro i bulli di ogni genere, contro l’ignoranza. Una risata mi seppellirà, ahahahahaha. Ed è proprio in quel momento che si fecero sotto alcuni Massoni del Goi, inconsapevoli (credo) della mia crisi. La Massoneria milanese tradizionale è legata a opere meritorie come il Pane Quotidiano che sfama migliaia di poveri, l’Umanitaria, sede eccellente di cultura, il Gaetano Pini, l’ospedale fondato e voluto da un Massone, Gaetano Pini, appunto. Iniziative di alto profilo, come lo sono gli Asili notturni di Torino che da ospitalità e cura gratuitamente persone indigenti.. Belle cose che, però si possono fare anche senza essere Massoni, pensavo. Comunque l’ingresso nel Goi non fu semplice. Per motivi a me sconosciuti la mia provenienza massonica era contenuta in un elenco di massonerie indesiderate. Il che in sostanza, significava che non potevo entrare nel Goi come Maestro, ma che avrei dovuto ricominciare da zero, dal primo grado, quello di apprendista.

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schermata-2019-10-05-alle-11-39-42Fratello: “Benvenuti nella burocrazia più litigiosa d’Italia”

È DA TRE ANNI CHE MI ROMPETE GLI ZEBEDEI
“Ma come” protestai, è da tre anni che mi rompete gli zebedei affinché io lasci i mei vecchi Fratelli e ora mi fate questo tiro?”. E lì ebbi la conferma di due fatti che sospettavo da tempo: i Massoni italiani “ufficiali” sono più litigiosi dei socialisti e più burocratici di certi uffici dell’amministrazione pubblica. Era tutto un “eh, ma manca ancora quel documento, quel parere scritto, quella “tegolatura” (il lungo esame che viene fatto da tre Maestro all’aspirante apprendista, in gergo detto bussante alla porta del Tempio). La cosa più semplice sarebbe stato un bel vaffaa…E, invece, decisi di accettare la tortura burocratica. Probabilmente ritenevo di doverlo alla persona che più di tutti teneva al mio ingresso nel Goi di via Pirelli, a Milano con una bella sede nuova tutta luccichii, porte automatiche e tecnologie avanzate, ma senza la passerella per i disabili. Voleva a tutti i costi che fossi iniziato (anzi ri-iniziato: sono stato iniziato due volte a distanza di almeno dieci anni!, vi rendete conto?) nella sua Loggia, dove il cosiddetto gioiello di Loggia che tutti debbono appendersi al taschino della giacca dell’abito scuro, rappresentava proprio l’Uomo vitruviano.: “sarai presto Maestro venerabile” mi diceva. “ Speriamo di no” gli rispondevo. Avete presente che cosa fa il Maestro venerabile? Recita, anzi, legge un mantra due volte al mese, la sera, dalle 20,30 alle22,30 circa. Apre un libretto e dice sempre le stesse cose. Che qui non ripeto perché ho il vincolo di non rivelare pubblicamente il contenuto dei lavori massonici. Una cosa posso dirla, e me ne assumo la responsabilità: due ore di noia infinita dove raramente captavo un’emozione in quelle rare volte che si teneva una tavola, ovvero lo svolgimento di un argomento affidato a un Fratello intorno al quale ognuno, se voleva, poteva portare un contributo aggiuntivo. Ecco, questo era forse l’unico aspetto positivo: stare zitti quando parlavano gli altri. Il problema erano, a volte, gli argomenti e gli sfinenti copia e incolla letti ad alta voce dal Fratello a cui era stata affidata la tavola. Ricordo esilaranti situazioni durate le quale neanche l’autore capiva che cosa stava leggendo. A seguire il terrore della logorrea che assaliva l’io più profondo di alcuni partecipanti alla discussione massonica. Due insopportabili palle, credetemi! Questo per dire: abbandonate le narrazioni che descrivono le Logge come luoghi di perdizione dove capita di tutto. Magari!!! Non succede proprio nulla, ma nulla di nulla di definitivo, di dirimente. Anche perché l’impegno maggiore che ho osservato, tenendomene ben lontano, era composto da piccoli dispettucci da sottobosco.

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IL MASSONE CHE CREDEVA DI ESSERE BRUCE LEE

Comunque accettai di sottopormi per la seconda volta al rito di iniziazione, tacitamente acconsentendo di ripartire dal grado più basso, quello che per un anno non può proferire mezza parola: l’apprendista muratore. Zitto, muto, posizione della Sfinge, ad ascoltare. Il fatto è che sarebbe utile, interessante e bello impegnarsi nell’ascolto se il contesto fosse frequentato da Massoni che esprimano concetti interessanti. Forse non lo avevo ancora scritto qui, io sono in sonno dal Goi, ma non certo da quello che secondo me è lo spirito guida di un Massone. Di un buon Massone. Vabbé, mi scusi direttore se mi dilungo, ma davvero non mi aspettavo un ambiente così profumato nella forma e stantio nella sostanza. Prima in silenzio e poi con la possibilità di parlare, fino al grado di Maestro, ascoltavo e osservavo piccole liti su questioni strane. Ricattini e querelle su chi avrebbe dovuto conquistare questa o quella luce (Si chiamano così i “quadri dirigenti” di una Loggia. Maestro Venerabile, Primo e Secondo sorvegliante, Oratore), fronde interne anche di carattere etnico, vendite di bottiglie di vino, pressioni per fare entrare il figlio nella stessa Loggia del papà. Chi voleva poteva fermarsi in via Pirelli, dopo i lavori in Loggia, per mangiare nel ristorante interno. Cibo così e così, ma discussioni paradossali al limite dell’esilarante. Un fratello della mia Loggia, durante una di queste cene post Loggi, si inalberò perché mi misi a ridere quando disse che lui sapeva fare la famosa mossa marziale dei cinque passi di Kill Biill 2: mi toccò il petto come fosse Uma Truman, ma io sono ancora vivo, ahahahahah. Mi è capitato che uno dei “quadri” mi inviasse una e-mail privata di fuoco perché, dopo avergli chiesto informazioni, non feci un acquisto importante presso l’azienda in cui lavorava. Cercai con un imbarazzato giro di parole di fargli capire che mi trovavo, abbastanza all’improvviso, in una difficilissima situazione finanziaria e che quindi dovevo rinunciare a dotarmi di quel bene di consumo. Mi scrisse che il mio era stato un comportamento censurabile da un punto di vista massonico: non ero un buon fratello. Alla faccia! E meno male che la pratica massonica dovrebbe sviluppare la sensibilità interiore e la capacità di comprendere la situazione di una Fratello. Qual è il primo dovere di un Fratello in Loggia? Aiutare i Fratelli in difficoltà. Ecco…

SE SI ARRABBIA LA MERKEL!
Dopo poche settimane arrestarono alcuni importanti medici ortopedici milanesi perché impiantavano costose protesi a pazienti che non ne avevano bisogno, inventandosi diagnosi per avere i rimborsi dalla regione. Se non ricordo male due su tre erano affiliati a una Loggia del Goi milanese. “Sono in sonno, mi dissero”. Non so se fosse n sonno anche quello psichiatra che aveva ucciso il fratello (di sangue) passandogli sopra con il Suv per l’eredità di una casa. Anche lui era nel Goi. Mi capitò di parlarne al sommo capo, Stefano Bisi. Mi disse che purtroppo la Massoneria inglobava ne più, ne meno quello che si trova in giro, nella società. Ecco, pensai, perché me ne devo andare: Io credevo che compito della Massoneria fosse quello di migliorare l’uomo e il mondo. Continuerò a combattere questa mia battaglia, forse contro i mulini a vento, ma lo farò seguendo la Massoneria di me stesso. Perché, ragazzi, toglietevi il prosciutto davanti agli occhi: queste Logge e Loggette, come diceva Bettino Craxi, non contano nulla. Tutto il resto è leggenda. Oddio, certo, magari se leggeranno questo articolo, me la faranno pagare. Però, anche se sicuramente capiranno chi sono io, nomi dei miei ex fratelli di Loggia non ne ho fatti, quindi non dovrebbe succedere. Allora ne approfitto per dirne un’altra: perché è quasi ovunque ancora in vigore un articolo massonico (landmark) del 1717, contenuto nelle Costituzioni fondative della massoneria moderna, il numero 18 per la precisione, che proibisce alle donne di entrare in Massoneria. Se Angela Merkel si arrabbia siete fritti!