Marco Gregoretti

CONTRABBANDO: CRONACHE DALLA GUERRA DEI CLAN IN PUGLIA

CONTRABBANDO: CRONACHE DALLA GUERRA DEI CLAN IN PUGLIA
  • Testata            Panorama
  • Data Pubbl.     04/02/1999
  • Numero           0005
  • Numero Pag.   50
  • Sezione            ATTUALITA’
  • Occhiello         CRIMINALITA’ RAPPORTO SULLE NUOVE STRATEGIE E I NUOVI MEZZI A DISPOSIZIONE DEI CLAN
  • Titolo  CRONACHE DALLA GUERRA DI PUGLIA
  • Autore ANTONIO CALITRI e MARCO GREGORETTI
  • Testo

Savelletri, porticciolo sulla costa adriatica. Notte tra lunedì 25 e martedì 26 gennaio. Quattro auto militari si avvicinano silenziose a un camion. Lo bloccano. Otto uomini in divisa stanno per scendere. Ma non fanno in tempo. Vengono circondati da sette mezzi blindati e da 20 finti pescatori. Urla e spari. Gli otto militari sono finanzieri, uno di loro, il brigadiere Andrea Fasanella, rimane ferito. I 20 finti pescatori sono contrabbandieri, ormai così organizzati da avere anche a disposizione piccoli carri armati fabbricati in casa. Il camion è un autoarticolato dove sono stati stipati 70 quintali di sigarette provenienti da Bar, nel Montenegro, e destinate al Nord Italia, ma anche alla Spagna, alla Germania e al Portogallo, segno evidente del salto di qualità e delle nuove dimensioni del fenomeno contrabbando. E degli accordi stretti con organizzazioni criminali straniere. Savelletri, teatro della battaglia finita con il sequestro del carico di sigarette, è con Capitolo, Cozze e San Vito, tutti in provincia di Bari, uno degli approdi preferiti dai potenti scafi dei contrabbandieri. Quella che si sta combattendo in Puglia, tra il capoluogo, Monopoli, Mola, Polignano, Putignano, Bitonto e Canosa, ma anche nel Brindisino, è una vera guerra. Che ha fatto vittime illustri persino ai vertici delle istituzioni, come testimonia il caso dell’ex questore di Milano Francesco Forleo, arrestato il 23 novembre 1998. L’accusa è che Forleo quando era questore di Brindisi, la notte tra il 13 e il 14 giugno 1995, avrebbe sparato dall’elicottero, durante un inseguimento, proprio a un contrabbandiere, Vito Ferrarese, uccidendolo. La criminalità pugliese ha un esercito sempre più potente e dotato. In mare sfrecciano imbarcazioni corazzate con prue di acciaio che viaggiano a 60 nodi all’ ora. “Per fermarli” dice l’ammiraglio Falco Accame, ex presidente della commissione Difesa del Senato, “ci vorrebbero le portaerei e gli elicotteri della Marina militare”. Siccome, poi, sigarette e armi devono fare viaggi sempre più lunghi, sono aumentate anche le “dotazioni” per i tragitti su strada. A Polignano, Monopoli, Fasano e Gioia del Colle officine regolari, per 3 milioni di lire circa, fabbricano alla luce del sole i blindati che i contrabbandieri usano per scortare i camion e per rimuovere qualsiasi ostacolo trovino sulla strada. Sono automobili a cui vengono imbottite le ruote di silicone per evitarne la foratura. Davanti e dietro viene fissata una lastra di acciaio e, come speroni, vengono saldati perpendicolarmente pezzi di binario: servono a infilzare le macchine “nemiche” segnalate dalle vedette che vanno in avanscoperta sulle stradine poderali, sulla statale 98 e sulla A14. Se una pattuglia della Gdf dovesse provare a fermare il camion verrebbe speronata senza pietà dai “blindati”, spesso guidati da autisti imbottiti di cocaina. Il bollettino di guerra registra in un anno 48 feriti tra gli uomini delle Fiamme gialle. Ma la stessa sorte, se non peggio, è toccata anche a civili che si trovavano nel posto sbagliato al momento sbagliato. Alle 3 di notte tra il 5 e il 6 gennaio i contrabbandieri hanno scambiato un’ autoambulanza per una campagnola della Finanza: l’ hanno urtata buttandola fuori strada. Dentro c’era un giovane di 25 anni che doveva raggiungere l’ ospedale di Bari per un’ occlusione intestinale: è morto nell’ incidente. A Bari interi quartieri sono nelle mani della malavita. E se mercoledì 27 gennaio le forze dell’ordine hanno sfidato le vedette delle organizzazioni criminali per stroncare le attività del clan che controllava il quartiere Enziteto, è andata peggio a quei poliziotti che sabato 16 gennaio avevano osato chiedere i documenti a quattro persone in macchina nel quartiere Japigia. Uno dei quattro era Michele Parisi, fratello di Savinuccio, boss del quartiere e attualmente in carcere. All’improvviso i tre poliziotti sono stati circondati da 50 persone, uomini, donne e bambini, in pigiama, che volevano impedir loro di portare Parisi e i suoi amici in commissariato per semplici accertamenti. Soltanto l’arrivo dei rinforzi ha evitato il dramma. La guerra è resa difficile anche dal fatto che almeno 5 mila persone vivono nella sola Bari sul fumo illegale. E ci sono pure casi di complicità tra le forze dell’ordine: sabato 23 gennaio, nel Foggiano, è stato arrestato un poliziotto con l’ accusa di contrabbando di sigarette. Ma non è detto che lo Stato abbia già perso. Secondo il colonnello Sergio Bosco, che dal luglio 1997 comanda a Bari l’undicesima legione della Gdf, l’ inattesa violenza dei contrabbandieri è anche un segno di nervosismo. “In un mese abbiamo già sequestrato 700 quintali di tabacchi, la metà dell’ intero quantitativo recuperato nel 1998″. Bosco ha cambiato radicalmente la strategia militare seguita in Puglia fino al suo arrivo. “Inutile combattere in mare: i contrabbandieri erano più forti. Allora abbiamo spostato lo scontro in un terreno a noi più favorevole: la strada e l’ autostrada. Gli autoarticolati devono passarci per forza. Ecco perché sono comparsi i blindati con gli speroni”. Aumentati dopo le ultime operazioni dei finanzieri: se fino all’ anno scorso ogni camion era protetto da due blindati, oggi si muove con una scorta di almeno cinque. I trafficanti, infatti, temono attacchi sempre più incisivi da parte delle forze dell’ ordine. Lo stato maggiore delle Fiamme gialle assicura: sempre più rinforzi in Puglia. A Monopoli, cuore del contrabbando, sta per aprire la nuova caserma: 5 piani e 100 baschi verdi. Che presto avranno 10 fuoristrada blindati e due vedette 7000: scafi veloci quanto quelli dei contrabbandieri.
facebooktwitter