Marco Gregoretti

IL POTERE SENZA REGOLE DI STRISCIA LA NOTIZIA

IL POTERE SENZA REGOLE DI STRISCIA LA NOTIZIA
  • Testata            Panorama
  • Data Pubbl.     04/12/1997
  • Numero           0048
  • Numero Pag.   24
  • Sezione            STORIA DELLA SETTIMANA
  • Occhiello         POTERI FORTI ANTONIO RICCI & C, OVVERO NOVE ANNI SENZA FRENI
  • Titolo  GLI INTOCCABILI DELLE 20 E TRENTA
  • Autore MARCO GREGORETTI e MAURIZIO TORTORELLA
  • Testo

Se fosse il Barone rosso dovrebbe allargare la fusoliera del biplano per farci stare tutte le faccine delle sue vittime. Se fosse Zorro butterebbe il fioretto per impugnare un cannone. Se fosse Mister Hyde ucciderebbe il Dottor Jekyll perché non riuscirebbe a tollerare quella parte troppo buona di sé. Se infine fosse Napoleone, farebbe un falò dei manuali di strategia militare, perché non crede negli schemi preconfezionati e ama la guerra a tutto campo. Ma lui, sicuramente, vincerebbe perfino a Waterloo. Perché non sottovaluta mai il nemico: lo vuole orizzontale, morto, preferibilmente freddo. Antonio Ricci, però, non deve modificarsi in nulla: nella parte del killer-giustiziere mascherato, perfido e di genio, è già perfetto così com’ è. In nove anni, le duemila puntate di Striscia la notizia, la trasmissione che Ricci ha inventato e di cui è il dominus incontrastato, hanno provocato scissioni di partiti, causato arresti, rovinato carriere, sbugiardato politici e giornalisti, fatto dimettere sindaci e addirittura un vescovo. E’ il potere senza regole. Federico Fellini, quando Striscia comparve, il 7 novembre 1988, la definì “una trasmissione delinquenziale, senza rispetto per nessun lato nobile dell’ uomo”. Più recentemente Silvio Berlusconi ha sostenuto che, se il suo governo è caduto, è stata colpa anche di Striscia la notizia. Dieci giorni fa Franco Frattini, di Forza Italia, presidente della commissione sui Servizi segreti, intercettato mentre sparlava degli alleati del centrodestra, ha evocato lo spettro del Grande Fratello di George Orwell. Quelli di Striscia non si fermano davanti a nessuno. Hanno atterrato perfino il mago più amato e più buono d’ Italia, il mago Zurlì. Ezio Greggio ed Enzo Iacchetti, grazie a un video inviato da un anonimo mittente, prima lo hanno accusato di aver barato allo Zecchino d’ oro. Poi, appurato che questo non era vero, lo hanno rimproverato di aver cercato pubblicità gratuita. Il povero Cino Tortorella, trangugiato prima il rospo e poi il solito “tapiro d’ oro”, ha cercato inutilmente di difendersi: “Non ve l’ ho spedita io la videocassetta”. E’ stato massacrato in diretta. Sono seguite minacce esplicite. Iacchetti: “Potremmo dire altro, su Cino. Ma forse è meglio tacere”. Oggi l’ avvocato di Tortorella annuncia richieste di danni per centinaia di milioni. Ma il mago Zurlì sussurra: “Quelli hanno davvero la licenza d’ uccidere. Fanno paura. Voglio chiudere qui la partita: magari prenderanno pezzi di filmato e li trasformeranno come vogliono”. Non contenti, negli ultimissimi giorni i due anchorman di Striscia sono finiti sulla prima pagina del Corriere della sera per uno scoop sulle zuffe tra polizia e allevatori, mostrando che la trasmissione si è trasformata in autorevole fonte di notizie (del resto, in questa legislatura, dalle sue denunce sono partite ben 17 interrogazioni parlamentari). Poi Greggio e Iacchetti se la sono presa con un funzionario di polizia trevigiano, sostenendo che aveva “rubato” il portafogli a un manifestante; la questura di Treviso non ha gradito e ha querelato la trasmissione. Infine, roteando prosciutti come clave (dietro le quinte dello studio, fra le 20.30 e le 20.50, succede questo e altro), Ricci ha scagliato il vice Gabibbo Valerio Staffelli contro Claudio Burlando, accusando il ministro dei Trasporti di reticenza sulla sicurezza delle Ferrovie. L’ impressione è proprio che non li fermerà più nessuno. “Ma qualcuno li deve fermare” protesta Tortorella-Zurlì. “Che fa, per esempio, il Garante della privacy? Ricci può mandare impunemente in onda filmati su bambini, e nessuno dice niente?”. A Stefano Rodotà si è rivolto, proprio in questi giorni, Frattini: “Voglio essere l’ ultimo dei politici intercettati abusivamente” dice a Panorama. “La delegittimazione della politica alimenta il qualunquismo. E’ una questione di etica dell’ informazione”. Ma il problema è ancora più ampio: Striscia la notizia mescola satira e giornalismo d’ inchiesta. Insieme, hanno la forza di una bomba. E’ questo che fa audience, ma produce anche una trasmissione perennemente ai limiti della legalità. Gaetano Pecorella, presidente delle Camere penali, commenta: “Credo non sia legittimo rubare una conversazione che non va in onda. Ma Striscia assolve a una funzione sociale importante. Comunque, non dovremmo creare nuove norme specifiche, basterebbe rispettare i limiti deontologici dei giornalisti, le norme sulla privacy e sulla diffamazione”. In realtà, le querele e le citazioni per danni subite da Striscia non si contano più. Lo stesso Ricci ne ignora il numero, parla di “oltre cento denunce”. L’ unico che preannuncia “non querelerò mai Striscia” è Vittorio Sgarbi. “Ho appena pagato 1 miliardo e 300 milioni, e so che cosa vuol dire. L’ ufficio legale dell’ azienda ha stabilito che il 60 per cento dei danni sono a mio carico. E da qualche giorno ha deciso di non mandare in onda la replica notturna del mio programma: potrebbe essere interpretata come una sottoscrizione dei contenuti da parte di Mediaset. Qualcosa del genere potrebbe essere deciso per Striscia”. Ma Ricci, per ora, fa un vanto dell’ impunità: “Non ci ha mai condannato nessuno, non abbiamo mai pagato una lira”. Il Gabibbo (cioè Gero Cardarelli, il mimo che lo aziona) era stato indagato a Cremona perfino per “invasione arbitraria di zona militare e danneggiamento” quando era penetrato nell’ area dei container-fantasma destinati ai terremotati dell’ Umbria. Ma è stato prosciolto con tanto di scuse. Il giudice ha sentenziato che la sua opera è stata “meritoria”. L’ unico ad averla avuta vinta con Striscia è stato Ciriaco De Mita: chiese e ottenne il divieto di messa in onda di uno spot che riteneva diffamatorio. Ma era il novembre 1988, preistoria. E De Mita era il potente presidente del Consiglio dell’ Italia pre-Tangentopoli. Da allora Ricci, nascosto dietro alla faccia dei comici che si alternavano sul video, ha massacrato impietosamente a destra e a sinistra. E’ cresciuto d’ importanza perfino rispetto al 1992, quando il suo Gabibbo prese 5 voti nelle elezioni presidenziali. E oggi è assai più potente di “Giriago De Mida”, come lo chiama Greggio. E’ anche una questione di metodo. A capo di una banda-redazione di sei persone, “Menghistu” Ricci (così lo chiamano i suoi) vaglia insieme al coautore Lorenzo Beccàti le 600 telefonate-soffiate che ogni giorno arrivano al “Sos Gabibbo” e le 90 segnalazioni che giungono su Internet. Poi si sente di nascosto con i tecnici, i cameraman e i microfonisti, che – in Rai come in Mediaset – sono i suoi più fedeli alleati e gli forniscono il materiale piccante da mandare in onda. Quindi Ricci passa il pomeriggio a confabulare con i giornalisti che lo cercano da ogni redazione d’ Italia: “Antonio, qui non mi fanno scrivere questa notizia. Ti interessa?”. Alla fine si sceglie il materiale e si spara a zero. Risultato? L’ audience di Striscia, dai 3,5 milioni di telespettatori del 1988, è aumentata a 8 (vedere grafico qui sotto). Oggi, nelle punte massime d’ ascolto, la coppia d’ oro Greggio e Iacchetti si avvicina ai 15 milioni di spettatori! Soldo più soldo meno (vedere tabella a pagina 24), la trasmissione porta ogni anno 128 miliardi nelle casse di Mediaset. Per forza che nessuno, in azienda, osa mettersi contro la pattuglia d’ assalto di Ricci & C. Lo scorso agosto Giampaolo Sodano, da poco nominato direttore di Canale 5, aveva osato dire: “Striscia la notizia sbaglia. Vorrei che Ricci se la prendesse con i veri potenti, con certi magistrati che impugnano lo spadone, con i Prodi, con i Veltroni, con gli Agnelli, con i Ciampi, con quelli che veramente gestiscono il potere”. Risultato? Zac, un mese di satira violenta sparata da Striscia, e poi è caduta una testa: quella di Sodano. Prudentemente Maurizio Costanzo, il suo successore, tace. Quelli che Striscia incontra sulla sua strada o si fanno da parte, oppure vengono travolti. E le vittime non sono personaggi da poco: Enrico Cuccia, tetragono obiettivo di una memorabile intervista muta; Pippo Baudo, aggredito per presunte gabole al Festival di Sanremo; Enrico Montesano e Gigi Proietti, sbeffeggiati per pubblicità occulta; Massimo D’ Alema ridicolizzato (e come se l’ è presa!) per i suoi tic, il mitico fut-fut sulle mani, e svillaneggiato per Affittopoli. Pier Ferdinando Casini, immortalato mentre si infilava un’ antenna di telefonino nel naso e poi in bocca. E poi Achille Occhetto, Piero Chiambretti, Emilio Fede. Il povero Fede è una delle principali vittime di Ricci. Nel 1989 Striscia rubò al direttore del Tg4 i nastri con tutte le sue papere. Ci fu quasi una rissa. Da allora è guerra aperta: in redazione Fede ha affisso ovunque cartelli con su scritto “attenti a quelli di Striscia”. Il direttore sostiene anche che i suoi nemici dispongono di un’ apparecchiatura costosissima per registrare i fuorionda. “Gliel’ ha regalata Berlusconi” si lamenta. “Mi prendono di mira perché sono incazzoso, una preda ideale. L’ unica soluzione, per noi vittime, è venire a patti con Ricci. Lo supplichi: “Lasciami in pace un mese”. Ma in fondo sono simpatici. E anche Ricci dopo tutto mi piace: è un tirchio”. Striscia come Garibaldi: non se ne può parlare male. Forse perché la sua potenza di fuoco fa paura? Lo stesso Antonio Tajani, ex portavoce di Forza Italia, colpito più volte grazie alle frasi rubate, parla sì di “cattivo gusto”, ma poi manifesta una strana sindrome di Stoccolma: “Sono bravi. Non mi scandalizzo, sono un giornalista anch’ io. E dopotutto i politici sanno i rischi che corrono con Striscia: davanti a un microfono o stanno zitti, oppure vuol dire che fanno finta di fare gaffe”. In nove anni, un solo personaggio si è sostanzialmente salvato dagli attacchi di Ricci: Sgarbi. Perché? Si mormora che nel suo contratto, come in quello di altri divi Mediaset, ci sia una clausola che lo garantisce da Striscia. “Ma no!” ribatte. “L’ essenziale è incutere timore. Ecco perché Ricci con me non fa polemica. E poi ci stimiamo: come me, non guarda in faccia nessuno”. Molti sostengono che è proprio per questa cattiveria ecumenicamente distribuita che Striscia piace. Federico Di Chio, direttore marketing di Mediaset, parla di “risultati strepitosi”. Secondo gli ultimi dati Auditel, dal 25 settembre a oggi Striscia ha attratto un pubblico soprattutto di giovani (dai 15 ai 34 anni ha il 34 per cento di share) e registra un livello di “affidabilità e credibilità” uguale a quello delle principali testate giornalistiche. Ma c’ è chi storce il naso di fronte a questa commistione tra satira e giornalismo. Gualtiero Peirce della Repubblica è da sempre uno dei critici televisivi più severi con Striscia. Ha rimproverato Ricci di fare pubblicità occulta ai libri di Greggio: “La capacità eversiva della trasmissione è troppo forte, ma è un talento che può diventare una maledizione. Se la satira fa informazione non può dire bugie”. Greggio, che intanto ha appena lanciato il suo terzo libro, E’ lui o non è lui, cerrrrto che è lui, lo fredda con una battuta: “Meglio il nostro giornalismo senza regole di un giornalismo che si adegua alle regole dell’ editore”. Ma allora, sono giornalisti o comici, quelli di Striscia? “Come succede ai cronisti” dice Alba Parietti, ex conduttrice, “anche loro prendono cantonate. E fanno danni bestiali, come col mago Zurlì”. Insomma, sono simpatici e pericolosi, curiosi e sregolati, anticonformisti e potenti. Ma sarà davvero dura fermarli. Per forza: Ricci è il “cattivo” più importante d’ Italia. Non per nulla il suo film preferito, per un evidente caso di immedesimazione, è L’ angelo sterminatore di Luis Buñuel.

BOX

Striscia la notizia è ormai fonte di informazione per i più autorevoli quotidiani.

Martedì 25 novembre è finita in prima pagina sul Corriere della sera per lo scoop sui tafferugli tra polizia e allevatori. In questa legislatura dalle denunce di Striscia sono scaturite 17 interrogazioni parlamentari. In totale la trasmissione ha subito più di cento querele, ma finora non è mai stata condannata. Franco Frattini, Forza Italia, presidente della commissione sui Servizi segreti, si è appellato a Stefano Rodotà, Garante della privacy: “Voglio essere l’ ultimo politico intercettato”. Cino Tortorella, Mago Zurlì, una delle ultime vittime di Striscia: “Perché Antonio Ricci può mandare impunemente in onda filmati su bambini? Perché nessuno dice niente?”.
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