Marco Gregoretti

La fatwa della ‘ndrangheta. Intervista “d’epoca” a Pierluigi Vigna

La fatwa della ‘ndrangheta. Intervista “d’epoca” a Pierluigi Vigna

Pierluigi VignaIn questa intervista del 2005 Pierluigi Vigna, il magistrato fiorentino scomparso il 28 settembre 2012, a lungo a capo della Direzione investigativa antimafia, lanciava un forte messaggio su quella che lui riteneva l’organizzazione criminale più pericolosa, la ‘Ndrangheta. Dalla leggi delle ‘Ndrine ai collegamenti con il terrorismo internazionale, dall’alleanza mancata con la mafia ai rapporti con la politica. Fino a quel che pensava dei magistrati in politica. Cio’ che disse quel giorno è di grande attualità.

Il suo studio è in una specie di bunker sotterraneo, pieno di carte e di libri, nella sua bella abitazione fiorentina. Pierluigi Vigna sta leggendo un saggio sull’etica scritto da Enrico Berlinguer nel 1981. Uno dei magistrati più volitivi d’Italia, grande investigatore che ha affrontato sul campo indagini di terrorismo, di criminalità organizzata, di cronaca spietata come il Mostro di Firenze, dal due agosto 2005, all’età di 72 anni, è in pensione. Ultimo incarico: capo della Direzione nazionale antimafia. Ma continua a studiare, a parlare con i giovani di scuola in scuola. Perchè, come si legge in questa intervista esclusiva a News, la sua testa è un grande archivio pensante dedicato a combattere il crimine.
E’ il momento dell’ndrangheta?
Da parecchi anni. Quando ero alla direzione nazionale antimafia, nelle relazioni abbiamo sempre posto l’accento sul fatto che la ndrangheta costituiva la mafia più potente. È l’agente monopolistico nel traffico delle sostanze degli stupefacenti. In particolare della cocaina che viene dai paesi del sud america, ed è un luogo di ingresso di eroina e mariuana dai paesi dell’est. Ma si occupa anche di estorsione, infiltrazione negli appalti di opere pubbliche.
Da dove deriva tanto potere?
Dalla sua chiusura verso l’esterno. La ‘ndrangheta si fonda su vincoli di sangue, cioè la’ndrina. È difficile penetrarla con strumenti come i collaboratori di giustizia. E ha tessuta una tela con ramificazioni occulte della società, logge massoniche coperte che non appartengono alla massoneria ufficiale: centri di interessi, di incontri, di agevolazioni. Con ricchezze occultate attraverso uomini di paglia. È molto reattiva nei confronti di amministratori pubblici che non si piegano agli accordi
Perchè è stato ucciso Salvatore Fortugno?
Perchè si occupava di Sanità. .
Tutto sottotraccia. Silenzioso…
Certo. Nel ’93 ci fu un approccio della mafia con la ‘ndrangheta per le stragi. L’accordo fu rifiutato perchè: «Già ci avete messo in brutti contesti con il 416 bis, creato dopo gli omicidi La Torre e Dalla Chiesa, figuriamoci se vogliamo imbarcarci in un fenomeno simile».
La ‘ndrangheta ha collegamenti internazionali?
In Germania, dove gestisce il mercato della droga, alcuni personaggi posseggono ristoranti e discoteche. E anche in Francia, soprattutto in quella meridionale. Numerosi latitanti sono stati arrestati a Nizza e a Marsiglia
Esiste un punto di contatto tra la criminalità organizzata e il terrorismo internazionale?
Direi proprio di sì. Anche da elementi investigativi si é visto che c’è , ad esempio, un’alimentazione finanziaria del terrorismo attraverso l’oppio che si coltiva allegramente in Afghanistan.
C’è un nesso diretto tra riciclaggio e terrorismo?
Non si possono seguire gli stessi schemi investigativi del riciclaggio. Perchè il riciclaggio presuppone che il danaro provenga dal delitto. È sporco per la sua provenienza. Nel terrorismo é sporco per la sua finalità. Ad esempio se viene finanziato in moschea attraverso una sovratassa sui generi alimentari, ecco che lo schema del riciclaggio non funziona più.
Vista la peculiarità come si riesce a investigare la finanza del terrore?
In Italia abbiamo un organismo che si chiama comitato di sicurezza finanziario che deve controllare i movimenti finanziari di persone che sono comprese in alcune liste dell’Onu o dell’Unione europea. Inoltre il 13 luglio 2005 sono state definite tre linee strategiche: rafforzamento cooperazione nello scambio di informazioni, miglioramento della tracciabilità delle operazioni finanziarie, trasparenze delle entità giuridiche, sopratutto dei trust e di società finanziarie che stanno nei paesi off- shore. Comunque i terroristi non si servono del sistema bancario tradizionale per i trasferimenti. O se li portano addosso o attraverso money transfert che magari hanno un subaagente presso un tabaccaio.
È ipotizzabile un ruolo di canali insospettabili tipo associazioni benefiche?
In effetti gli osservatori del Gafi (Gruppo di azione finanziaria internazionale) hanno puntato l’attenzione oltre che sui money transfert anche sulle charities. Sono associazioni che in varie parti del mondo hanno scopi di beneficenza.
Torniamo alla criminalità organizzata. Mafia e politica oggi.
Il rapporto è di collusione o di collisione.
Cioè?
Collusione durante il periodo elettorale. Servono i voti mafiosi. Non a caso numerosi amministratori locali sono indagati per mafia in Sicilia. La mafia richiede in cambio o appalti o assenza di attenzione da parte degli amministratori.
Collisione?
Quando la mafia eccede Se uccide Giovanni Falcone e Paolo Borsellino scattano le leggi. Secondo me, però, il nostro guaio deriva dal fatto che il punto forte della strategia mafiosa è stato quello di trasferire la fiducia dalle istituzioni a se stessa. Il problema è riacquistare la fiducia. Anche politica.
Come?
È vero che c’è la presunzione dell’innocenza, però di fronte a un provvedimento del giudice, non la semplice iscrizione nel registro degli indagati, meglio non candidarsi…
E se poi il mancato candidato viene assolto?
Ci sono elezioni in ogni momento in Italia. Ma intanto avrebbe dato un segnale di pulizia.
Si riferisce a Cuffaro?
Ma certo. A Cuffaro e a tanti altri che sono sotto indagine. Ma lo sa che il disinteresse dei giovani per la politica è intorno al 60 per cento?
Lei si candiderebbe?
No anche ora che sono in pensione. Se un magistrato si candida e poi torna fare il magistrato, la gente potrebbe pensare: «Quello fa gli interessi del suo partito»
Fa bene Gerardo D’Ambrosio a candidarsi?
È legittimo ma inopportuno che un magistrato si candidi anche quando è in pensione. I cittadini potrebbero pensare che la sua azione è stata sempre tesa ad avere consensi per essere candidato.
Questo suo ragionamento ha che fare con l’etica?
Io sono un fautore dell’etica della responsabilità: evita ciò che è prevedibilmente dannoso.
Etica e politica. È giusto secondo lei pubblicare intercettazioni telefoniche come quelle tra Piero Fassino e…Consorte?
A volte si ha la sensazione che comandi la grande criminalità
Il professor De Rita si chiede: «Dopo l’edilizia, i rifiuti, l’agricoltura, i vari traffici, quale sarà il prossimo obiettivo delle mafie»? Molto semplice: alterare le regole del mercato.
Come?
Ad esempio con le associazioni a partecipazione mafiosa. Attraverso società pulitissime la criminalità rastrella azioni. L’impresa verrà poi gestita da intermediari della mafia. Ma ci sono sistemi più semplici. La tangente, l’imposizione di mano d’opera all’impresa che ne ha già asufficenza, l’imposizione di guardiania, così aumenta il costo del lavoro. L’usura: serve a riciclare il danaro sporco, e a estromettere l’imprenditore dalla gestione dell’impresa strozzata. È stato dimostrato che senza le mafie il pil del mezzogiorno sarebbe pari a quello del nord. Bisogna cominciare dal lavoro nero ad esempio, dalla cultura. Sa, ci sono mafiosi che sono stati otto, nove anni in seminario
A fare cosa?
Le racconto un aneddoto. I killer che uccisero Padre Puglisi furono arrestati in un ristorante nel febbraio del 1994. I camerieri se li ricordavano perchè prima di sedersi dicevano le preghiere. Uno di loro mi disse: «Il mandamento realizza la legge divina in terra». La fatwa.
Che rapporto c’è oggi tra criminalità organizzata e politica?
L’ala povenzaniana dice: facciamoci i fatti nostri senza troppo rumore. Questa mafia silente obbedisce a una strategia molto intelligente: anestetizzare la gente, di conseguenza anestetizzare i media, di conseguenza anestetizzare i politici buoni. L’omicidio, vedi Fortugno, si fa solo se è indispensabile.
E perchè è stato necessario uccidere Fortugno?
La ‘ndrangheta è più misteriosa e piena di simbologie. Un esempio? Tutti gli anni i boss di tutto il mondo si riunivano sull’Aspromonte alla Madonna dei Polsi. Io ci sono stato con l’elicottero. C’è la confluenza di due fiumi. C’è la chiesa. Tanti alloggi. Si riunivano per fare le strategie mondiali. Intorno non c’è nulla. Solo una scritta consumata: Reali Carabinieri.
Marco Gregoretti
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