Archivio di Greg. Ho trovato tra le mie scartoffie questo vecchio dossier sull’Uranio impoverito. Vecchio? Un par di ciufoli. Speriamo che non lo stiano usando ucraini e russi

Bomba con Uranio impoverito
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Il mio archivio è strano, si fa per dire. Nei 44 anni di lavoro sul campo ho archiviato tutto, conservato tutto: taccuini, registrazioni audio, registrazioni video, lettere, cartoline. E e-mail. Sì, e-mail, un modalità di archiviare piuttosto sicura. Bene, apparentemente questo dossier sull’Uranio impoverito che ricevetti da qualcuno tanti anni fa, ma tanti, tipo 16, apparentemente era una e-mail. Invece…L’ho ripescato questa sera. È pesantemente attuale. Leggetelo. E sperate, speriamo, che nelle guerre in corso non venga utilizzato. In realtà non saprei che cosa ci sia davvero da sperare: non è detto che l’assenza di Uranio impoverito significhi che non abbiano trovato una sua evoluzione ancora più dannosa.
Marco Gregoretti

DOSSIER URANIO IMPOVERITO

Il “logo” dell’Uranio impoverito

DOCUMENTO N.1
In abito civile
Gli usi trovati per esso sono stati di solito collegati alla sua alta densità e al costo comparativamente basso. I suoi usi più importanti sono in medicina come materiale per la schermatura dalle radiazioni, in mineralogia nei pozzi petroliferi nei pesi usati per fare affondare strumenti nei pozzi pieni di fango, in ambito aerospaziale come contrappeso e per le superfici di controllo degli aerei (Ogni Boeing 747 contiene 1500 kg di uranio impoverito). E’ stato usato anche in rotori giroscopici ad alte prestazioni (come quello di alcuni elicotteri), nei veicoli di rientro dei missili balistici e negli yacht da competizione. Non c’è alcun pericolo derivante da questi usi, poichè in questi casi l’uranio (le cui radiazioni, come è stato detto, hanno un basso potere penetrante, in quanto particelle alfa) è custodito in appositi spazi che non permettono alle radiazioni di contaminare l’ambiente circostante; in particolar modo, l’uranio non è pericoloso in questi ambiti perchè, non è soggetto ad esplosione.
In ambito militare
I ambito militare il DU è usato specialmente nelle munizioni anticarro degli USA. Se adeguatamente legato e trattato col calore in combinazione con la sua grande densità questo processo lo rende molto efficace contro le corazzature, decisamente superiore al relativamente più costoso tungsteno monocristallino, il suo principale competitore. Il processo di penetrazione polverizza la maggior parte dell’uranio che esplode in frammenti incandescenti quando colpisce l’aria dall’altra parte della corazzatura perforata aumentandone l’effetto distruttivo. L’uranio impoverito viene anche usato nelle corazzature avanzate, come quelle usate dal nuovo carro armato M-1 Abrams.
Negli anni ’60, l’esercito US iniziò ad interessarsi all’uso dell’uranio impoverito perché è estremamente denso, piroforico (capace di accendersi spontaneamente) e facile da reperire a basso costo e in grandi quantità.
I penetratori ad energia cinetica sono dense barre metalliche che possono perforare una corazza quando sono sparate contro di essa ad alta velocità. Il tungsteno e l’uranio impoverito sono i due metalli pesanti più adatti a questo uso. L’uranio impoverito è disponibile in quantità maggiori e a costo inferiore del tungsteno, ed è anche lievemente superiore in efficacia. Esso, tuttavia, è radioattivo e più tossico del tungsteno. Entrambi vengono usati negli arsenali americani e delle altre forze armate nel mondo. Una ragione non secondaria della preferenza per l’uranio al tungsteno è politica: gli USA, infatti, importano circa la metà del loro fabbisogno di tungsteno dalla Cina, considerata un “alleato poco affidabile” in caso di guerra. Le vicende legate al bombardamento dell’ambasciata cinese a Belgrado nel maggio 1999 sembrano dare nuovo senso a questa affermazione.
Alcuni penetratori all’uranio presenti negli arsenali americani, 1998
Tipo di munizione (si tratta di proiettili sparati da aerei o carri armati) Utilizzato in: peso del penetratore
(pounds)
Proiettile rivestito di Uranio impoverito

M829A2
Armor Piercing Fin Stabilized Discarding Sabot with Tracer (APFSDS-T) (120mm) Carri armati: M1A1, M1A2 10.5
M900 e SB60-24
(APFSDS-T) (105mm) Carri armati: M1, M60A3 8.5
PGU-14
Armor-Piercing Incendiary (API) (30mm) Aereo: A-10 Warthog Elicottero: AH 64 Apache 0.67
Da notare che molte altre armi sono candidate a contenere uranio impoverito. Esse sono sottoposte al segreto militare. In un documento del 1999, vengono presentati come “candidati” alla presenza di DU sotto forma di penetratore, di rivestimento corazzante o di stabilizzatore nei seguenti sistemi d’arma:
Munizione Obiettivo Produttore
Missile Cruise Tomahawk III Silos corazzati,
ambienti sotterranei USA
BLU-107 Durandal Distruzione di strade e piste Francia
BLU-109/B 2000 pounds Silos corazzati USA
GBU-28 Laser guided bomb Comandi di controllo sotterranei USA
L’Uranio è un metallo pesante che si trova in piccole quantità in rocce, suolo, aria, acqua e cibi. Nella sua forma naturale, l’uranio è costituito da 3 isotopi, con una netta prevalenza (99.2745%) dell’isotopo 238. Tutti gli isotopi dell’uranio sono radioattivi, e hanno un tempo di dimezzamento mostrato nella Tabella.
A causa della sua grande vita media (4.468·109 anni), il 238U ha una attività molto bassa. Per utilizzarlo nei reattori nucleari, o nelle armi nucleari, è necessario arricchire l’uranio naturale con gli isotopi fissili 235U e 234U. Il materiale che ne deriva è noto come uranio arricchito, e la sua concentrazione di 235U in peso varia fra il 2% ed il 90%.
Il materiale di scarto di questo processo è noto come uranio impoverito (DU = depleted uranium), e contiene meno dello 0.7% di 235U. Il DU è meno radioattivo dell’uranio naturale di circa il 40%, e di circa un ordine di grandezza meno dell’uranio arricchito.
L’uranio impoverito, che emette particelle alfa e beta, con una attività di soli 14.8 mBq/mg, il DU è classificato nella fascia più bassa di rischio fra gli isotopi radioattivi. Per confronto, le attività specifiche dei due radioisotopi che maggiormente contribuiscono al fondo di radiazione ambientale, 40K e 222Rn, sono di circa 400 mBq/mg e 8 GBq/mg, rispettivamente.
Il DU possiede delle uniche proprietà fisiche quali la densità elevatissima (19 g/cm3, 1.7 volte maggiore della densità del piombo) ed una notevole duttilità. Inoltre, l’uranio è piroforico, e quindi delle piccole particelle prendono spontaneamente fuoco a contatto con l’aria.
L’importante presenza di stabilimenti nucleari che producono energia (circa il 40% dell’energia elettrica americana è prodotta in centrali nucleari), permette agli USA di possedere circa 560,000 tonnellate di “materiale di scarto” derivante da questi processi (uranio impoverito) sotto forma di esafluoruro (UF6) attualmente stoccate in cilindri (foto seguente) in tre impianti di diffusione gassosa: Paducah, Kentucky; Portsmouth, Ohio e Oak Ridge, Tennessee. (Questo non è probabilmente l’inventario completo.)

Il plutonio nei proiettili all’uranio impoverito
All’interno di alcuni dei proiettili sparati in Kosovo, sono state trovate alcune tracce dell’isotopo u-236. Questo significa che l’uranio impoverito utilizzato non deriva solo dal processo di arricchimento ma anche dal riprocessamento del combustibile nucleare esaurito, cioè dalle scorie dei reattori nucleari, che per i motivi sopra-esposti, sono presenti in grandi quantità sul territorio americano e mondiale (si pensi che per smaltire le scorie fu proposto anche un improbabile lancio nello spazio; la quantità totale di scorie prodotte fino ad oggi e sparse chissà dove è di milioni di tonnellate).
Le scorie nucleari prodotte dalle centrali nucleari contengono tutta una serie di radionuclidi non presenti in natura ed estremamente pericolosi per l’uomo e per l’ambiente (ad esempio il Plutonio). Questo rende ancora più pericolosi i proiettili all’uranio impoverito.
L’ingestione di 0.5 grammi di Plutonio rappresenta una dose mortale [1]. Nei proiettili sembra però stata trovata una dose molto bassa dell’isotopo u-236 (circa lo 0.0028% del peso del proiettile). Secondo uno studio, che trovate in nota [2], in prospettiva inalare una massa di circa 0.0001 milligrammi di plutonio aumenta la probabilità di morte per cancro da 200 su 1000 (rischio di mortalità per cancro escluse cause non naturali) a 201.2 su 1000. Questo corrisponde a una diminuzione delle aspettative di vita media di circa 15 giorni. Per fare una comparazione, fumare un pacco di sigarette al giorno riduce la durata media della vita di circa 2250 giorni (più di sei anni).
Finchè non saranno chiarite le quantità degli isotopi presenti nei proiettili non si potrà giudicare correttamente la vicenda. Sicuramente il fatto che vengano utilizzate scorie nucleari prodotte dal processo di arricchimento e di utilizzo dell’uranio nelle centrali, rende la vicenda ancora più disonorevole.
[1] D. S. Myers, The Biological Hazard and Measurement of Plutonium, Lawrence Livermore National Laboratory, Livermore, CA, UCRL-76571 (1975). A lethal dose of 0.5 grams appears plausible, but the actual amount would depend on a variety of circumstances.
[2] B. L. Cohen, “Catalog of Risks Extended and Updated,” Health Physics 61 (3), 332 (1991).

COMMISSIONE MANDELLI
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Scarica qui le relazioni della Commissione Mandelli.
La prima relazione
relazione mandelli I
(formato PDF 104kb)
La seconda relazione
Relazione mandelli II
(formato PDF 125kb)
LA PRIMA RELAZIONE LA SECONDA RELAZIONE
Il 22 dicembre 2000 è stata insediata un commissione, presieduta dal Prof. Franco Mandelli, con il compito di accertare tutti gli aspetti medico-scientifici dei casi emersi di patologie tumorali nel personale militare impiegato in Bosnia e Kossovo.
Innanzi tutto è importante soffermarsi sul titolo di questo documento: relazione preliminare. Questo significa che studi seguiranno e che le conclusioni non sono definitive.
La popolazione studiata dalla commissione è quella composta dai militari che dal dicembre 1995 al gennaio 2001 hanno compiuto almeno una missione in Bosnia e/o Kossovo.
Per analizzare i dati e confrontare i risultati con i dati statistici presenti negli archivi sono stati presi a riferimento i dati più aggiornati disponibili, che però risalgono al periodo 1993-1997 (quindi non troppo aggiornati).
Alla fine della pagina 1, una indicazione che “consiglia comunque un accurato monitoraggio nel tempo, sia per quanto riguarda eventuali nuovi casi, sia per controlli da effettuare su altre popolazioni a rischio”. Le popolazioni degli abitanti del Kossovo e della Bosnia, non sono quindi state prese in considerazione. Questa mancanza (al momento) è a mio giudizio grave (come da sempre segnalato all’interno di questo sito) perchè i militari hanno avuto contatti “sporadici” con le polveri di uranio se paragonati alle esposizioni che le popolazioni dei siti bombardati hanno subito e subiscono ancora in certi casi.
Struttura del documento:
(20 pagine) La stessa commissione insediata a dicembre del 2000, presenta la seconda relazione.
Rispetto alla prima, vengono inseriti nuovi casi registrati entro il 30 aprile 2001.
I dati con cui venivano confrontate le manifestazioni tumorali si avvalgono adesso di 12 registri tumorali italiani, in confronto dei 7 della prima relazione.
Si consiglia sempre l’analisi nel tempo (quindi la relazione è tutt’altro che conclusiva).
Nella parte finale dell’introduzione si ricorda inoltre che non sono state analizzate altre cause oltre a quella dell’uranio impoverito, facendo pensare ad una possibile esistenza delle suddette.
Struttura del documento:
(24 pagine)
Nel 1990 l’Iraq (reduce dalla guerra svolta contro l’Iran per il possesso di alcuni territori di confine ricchissimi di petrolio, 1980-1988) invase il Kuwait per prendere il controllo dei suoi giacimenti petroliferi e per ottenere uno sbocco sul Golfo Persico, dando inizio alla guerra del Golfo. Il 16 gennaio del 1991 l’Onu autorizzò l’operazione Desert Storm (tempesta del deserto) per la quale gli USA e gli altri stati della NATO schierarono quasi un milione di soldati e migliaia di mezzi, terrestri, aerei e navali.
La guerra fu estremamente dura e sebbene non documentato o non documentato correttamente, si ipotizza che siano state usate armi chimiche e batteriologiche da entrambi le parti, oltre ai proiettili all’uranio impoverito. Il problema principale di questa guerra, legato all’uranio impoverito è che i proiettili furono sparati mentre i soldati erano in azione (magari per distruggere il nemico a poca distanza o per fornire copertura) e quindi i soldati si trovarono anche a dover respirare il pulviscolo di carri o siti distrutti da pochissimo o breve distanza. Alcuni militari alleati vennero addirittura bombardati per errore da quello che viene definito fuoco amico (e cioè dai loro stessi compagni) con proiettili all’uranio impoverito.
Vi è poi il rischio di contaminazione ambientale. E’ stato stimato che, alla fine della guerra del 1991, siano rimasti in Medio Oriente fra le 40 e le 400 tonnellate di DU, sotto forma di proiettili.
Gli USA mandarono il maggior numero di uomini in guerra e proprio tra i reduci si sviluppò una misteriosa sindrome denominata GWS (Golf War Syndrome) riconosciuta dal Pentagono. Dei 697.000 soldati U.S. che hanno combattuto nel Golfo, più di 90.000 hanno accusato gravi problemi medici. I sintomi comprendono disfunzioni respiratorie, epatiche e renali, perdita di memoria, cefalee, febbre, bassa pressione sanguigna. Sono stati riportati difetti neonatali nei loro figli nuovi nati e l’uranio impoverito fa parte della lista dei sospetti per questi disturbi (insieme alle armi chimicho-batteriologiche e ai vaccini sperimentali forniti ai soldati).
Gli effetti sulla popolazione residente in Iraq sono molto più gravi.

Il 24 marzo 1999 per il duro governo diretto della regione con la presenza massiccia di polizia ed esercito per il controllo della provincia del Kosovo, autonoma fin dal 1974, abitata per circa il 90% da un’etnia albanese ma considerata dai Serbi una sorta di santuario intangibile e irrinunciabile, culla del sentimento nazionale e nazionalistico del Paese, scoppiò la “guerra del Kosovo”.
Le forze della NATO, specialmente gli USA hanno utilizzato anche in questa guerra molta tecnologia. I mezzi utilizzati furono molteplici. Per distruggere carri armati e per offrire un supporto diretto alle truppe di terra vennero quindi utilizzati gli a-10 e gli elicotteri “apache”, entrambi dotati, fra l’altro, di proiettili all’uranio impoverito.
La NATO ha dichiarato di aver sparato circa 31.000 proiettili all’uranio impoverito per un totale di circa 10 tonnellate di DU sparse in Kosovo, anche se le fonti non ufficiali parlano di un numero più elevato. Per fortuna, rispetto alla guerra del golfo, i bombardamenti sono stati effettuati per la maggior parte prima dell’arrivo delle truppe, che quindi hanno rischiato e tuttora rischiano “di meno”. Oggi ai contingenti militari precedono gruppi speciali che si occupano di “bonificare” la zona, controllando preliminarmente la presenza di radioattività. Sembra però che comunque un certo rischio di contaminazione possa esistere legato al pulviscolo disperso nell’aria e all’ambiente (acqua e terra) contaminati.
Tra i soldati, anche italiani, che hanno partecipato alla guerra, sono stati riscontrati alcuni casi sospetti di leucemia. Esistono statistiche che ricordano che il numero di malati di leucemia tra i militari in Kosovo dovrebbe essere ricondotto al normale numero di casi di leucemie tra giovani in un anno, tuttavia il governo e la NATO non hanno ancora fornito una risposta ufficiale e soddisfacente.
Fino a quando non si avranno dati precisi, è inutile creare allarmismi non necessari.
A mio avviso è comunque necessario non dimenticare che la maggior parte dei militari italiani ha abbandonato il territorio del Kosovo, mentre i bambini del luogo ancora continuano a giocare vicino le carcasse dei carri armati e portano a casa “souvenir” di guerra, come i proiettili all’uranio impoverito.

La guerra in Kosovo

In base ai dati forniti dalla Nato PeaceLink ha ricostruito una mappa dettagliata dei siti bombardati con uranio impoverito in Kosovo, che potete vedere cliccando sull’immagine qui sopra.
E’ fondamentale per la popolazione, per i volontari e per i militari coinvolti conoscere la locazione esatta dei posti bombardati con uranio impoverito.
Pero’ la mappa fornita dalla Nato era decisamente grossolana, mentre quelle fornite alla Commissione del Ministero dell’Ambiente erano poco chiare.
Per questo abbiamo ricostruito la mappa in base ai dati disponibili nella tabella allegata, che oltre a fornire le coordinate precise indica anche la data del bombardamento e il numero di proiettili all’uranio impoverito utilizzati.
Alcune osservazioni
• La tabella indica il numero di proiettili sparati in 89 bombardamenti rispetto ai 112 elencati, per un totale di 30.523 proiettili. E’ lecito quindi ipotizzare che il numero reale sia superiore a quanto ammesso dalla Nato (dovrebbero essere piu’ di 38.000).
• Queste mappe e la tabella fanno riferimento solo ai proiettili GAU-8 sparati dagli A-10, non vi e’ nessun riferimento ai missili Tomahawk che hanno colpito zone ben piu’ estese (in Bosnia, Kosovo e Yugoslavia) e nei quali si ipotizza la presenza di uranio impoverito sia nella testata che come stabilizzatore.

E’ necessario una premessa:
• L’uranio impoverito, poichè emettitore di particelle alfa, se contenuto anche solo in un scatola di plastica diventa innocuo. (è questo il motivo per il quale, i militari americani che operano all’interno dei carri M-1 con corazza all’uranio impoverito, se non colpiti da altri proiettili, non presentano gravi patologie).
• I problemi, che sono gravissimi, avvengono nel momento in cui l’uranio entra all’interno del corpo umano, o sotto forma di pulviscolo, o sotto forma di schegge.
L’uranio impoverito è un metallo pesante radioattivo. Un contatto diretto e prolungato con munizioni o corazzature all’DU può causare effetti clinici nefasti. Tuttavia, l’uranio impoverito giunge al suo massimo potenziale di causare danni quando frammenti o polveri di DU penetrano nel corpo. La tossicità chimica dell’DU rappresenta la fonte di rischio più alta a breve termine, ma la radioattività dell’DU può causare seri problemi clinici nel lungo periodo (anni o decenni dopo l’esposizione).
L’uranio ingerito, inalato, o presente nei frammenti di proiettile incorporati può essere solubilizzato dall’organismo e depositarsi in diversi organi. L’uranio è normalmente distribuito in tutti i tessuti dell’organismo, in quantità comprese fra i 2 ed i 62 mg, ma legato a biomolecole, che lo rendono innocuo.
Il principale organo interessato per la tossicità dell’uranio è il rene. Il sito principale di interazione sono i tubuli prossimali, dove i composti carbonati vengono degradati, consentendo all’uranio di interagire con le membrane delle cellule apicali dell’epitelio tubulare. Le patologie renali sono state le più frequenti nella guerra del golfo.
Sulla pericolosità dell’uranio impoverito gli scienziati non sembrano essere concordi e per questo vi sono tesi differenti. Non esiste alcuno studio epidemiologico sull’uomo in grado di dimostrare effetti tossici degli ossidi di uranio. Si sono verificati però un certo numero di incidenti nelle centrali nucleari, a causa dell’esplosione di uranio metallico in aria mentre venivano maneggiati da lavoratori. In questi casi, è possibile avere aerosol con concentrazioni molto alte di uranio (decine di mg/m3 in aria), che sono chiaramente visibili. In un caso ben documentato, la concentrazione di uranio nelle urine il giorno dell’incidente era di 20 mg/l, e passò a circa 10 mg/l nel giro di una settimana. I lavoratori coinvolti in questi incidenti sembrano non aver mai riportato disfunzioni renali o di altro genere, né tumori anche molti anni dopo l’esposizione.
Il rischio sembra essere minore per i soldati sottoposti a brevi inalazioni di DU, ma la situazione potrebbe essere diversa nel caso della popolazione. L’uranio lasciato sul campo di battaglia viene lentamente trasportato dal vento e respirato, ed il fall-out può contaminare le falde acquifere ed entrare nella catena alimentare. Esistono casi di contaminazione ambientale vicino le industrie americane che si occupano di produrre proiettili all’uranio impoverito e che hanno sotterrato gli scarti della lavorazione.

Uranio impoverito

L’ingestione di grandi quantità di DU può comunque provocare patologie a breve termine come nausea, vomito, indebolimento e diarrea. Frammenti o particelle di DU entrati nel corpo anche attraverso ferite possono provocare gravi patologie anni o decenni dopo l’esposizione comprendenti danni al fegato o ai reni; immunidepressione; cancro osseo, ai polmoni e ad altri organi; leucemia; decadimento dei tessuti; anemia; danni genetici; sterilità e difetti neonatali. Come notato dal colonnello dell’esercito Eric Daxon, frammenti di uranio incorporati possono causare anche danni neurologici dipendenti dalla loro posizione nel corpo: “il rischio che frammenti vicini a tessuti nervosi danneggino questi tessuti dovrebbe essere attentamente valutato a causa della natura non-proliferativa di queste cellule.”
La radioattività dell’uranio impoverito viene considerata “di basso livello” confrontata all'”alto livello” di radioattività dell’uranio arricchito. La radioattività ‘High level’ rilasciata dalle armi nucleari e da altre sorgenti è pericolosa a causa dei raggi gamma ad alta energia che possono penetrare nel corpo e causare velocemente gravi danni o la morte. Sebbene la radioattività dell’uranio sia considerata ‘low-level’ perchè è costituita primariamente da particelle alfa, l’energia di una particella alfa è estremamente alta. Essa agisce solo a breve distanza, costituendo così il tipo più pericoloso di contaminazione se contenuta nel corpo.
Il manuale USA di addestramento descrive così la natura della radioattività:
La radioattività è l’emissione spontanea di particelle o di energia (radiazioni ionizzanti) da un atomo instabile, risultante nella formazione di un nuovo elemento. La radiazione ionizzante è costituita di particelle alfa, beta e raggi gamma. Gli effetti sulla salute delle radiazioni ionizzanti dipendono dal tipo di radiazione e da se il materiale radioattivo si trova dentro o fuori dal corpo . . . Le radiazioni alfa sono le più ionizzanti. Quando la particella alfa entra nel corpo i tessuti interni assorbono l’energia causando una distruzione massiccia delle cellule vicine alla particella. Per contro, i raggi beta e gamma sono più penetranti ma non causano tante ionizzazioni, causando meno danni al corpo. L’uranio impoverito è primariamente un emettitore alfa, sebbene possano venire emesse anche particelle beta e raggi gamma dai suoi prodotti di decadimento radioattivi.
Nella guerra del golfo, moltissimi dei soldati malati (circa il 60%) avevano grandi quantità di uranio impoverito all’interno del corpo
E’ necessario ricordare gli accordi e le convenzioni internazionali hanno tentato di proteggere i civili e i non-combattenti dal flagello della guerra e mettere fuori legge la distruzione dell’ambiente e delle riserve di cibo al fine di salvaguardare la vita sulla Terra. Fino a quando non si avranno dati sulla presunta innocuità del DU se accettiamo l’idea di molti scienziati e consideriamo le armi DU altamente pericolose, queste violerebbero la legge internazionale a causa della loro crudeltà intrinseca e degli effetti mortali non confinabili nel tempo e nello spazio. Esse minaccerebbero la popolazione civile ora e per le generazioni a venire. Queste sono precisamente le armi e gli usi proibiti dalla legge internazionale per più di un secolo, comprese le Convenzioni di Ginevra e il loro Protocollo Addizionale del 1977.
Dall’analisi dei dati in letteratura riferiti al DU, se ne deduce che esso presenta sia tossicità chimica che radiologica. Nonostante la NATO e alcuni scienziati tendano a minimizzare i rischi derivanti dall’uso di uranio impoverito, il dibattito sull’utilizzazione del DU non può ritenersi affatto concluso.
L’unico modo per assicurare che armi di qualsiasi tipo non rechino danni permanenti alle popolazioni è mantenere la pace. Questo ipertesto è stato realizzato con l’intento di scoprire qualcosa di più su quelle armi particolari, dette non convenzionali, che oggi sembrano troppo spesso utilizzate per danneggiare le popolazioni vinte anche e soprattutto dopo che la conclusione dei conflitti.
Il caso Kosovo dic 2000
Dalla fine di novembre, quando tragicamente è morto il militare italiano che “striscia la notizia” aveva intervistato perché colpito da leucemia riconosciuta dal governo italiano come causa di servizio (anche se non se ne specificano i motivi), è scoppiato in Italia e si è rapidamente diffuso nel modo (specie in Europa, tra le forze impegnate in Kosovo) il caso Uranio Impoverito. Da tempo però se ne parlava e mai ne i politici, ne i giornalisti, scelsero di dedicare più di qualche attenzione. E’ tremendamente spiacevole riconoscere che solo lo scoop giornalistico della morte del militare abbia scosso gli animi. Non dimentichiamo però, che oltre all’uranio impoverito, sono accusate di nuocere ai militari anche altre sostanze, come i vaccini sperimentali e derivati del benzene, che i media, nella loro mediocrità, hanno dimenticato. E’ estremamente importante saper valutare caso per caso, senza creare preoccupazioni o allarmi, dove non necessari. In conclusione, è necessario ricordare che nono solo i militari delle forze internazionali ma anche e soprattutto la popolazione dei balcani è stata colpita da questo spiacevole “fenomeno”.