CALCIO & MEDIA: SILENZI STAMPA E QUERELE – PRIMO, DRIBBLARE I GIORNALISTI

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  • Testata            Panorama
  • Data Pubbl.     02/04/1998
  • Numero           0013
  • Numero Pag.   86
  • Sezione            ATTUALITA’
  • Occhiello         CALCIO & MEDIA LE VERE RAGIONI DI LITI, SILENZI STAMPA E QUERELE
  • Titolo  PRIMO, DRIBBLARE I GIORNALISTI
  • Autore MARCO GREGORETTI ha collaborato Giacomo Amadori
  • Testo

E’ appena finito il primo tempo dell’ ultimo derby tra il Milan e l’ Inter (domenica 22 marzo: Milan zero, Inter tre). La tribuna stampa è piena in ogni posto. Ci sono quelli che scrivono, quelli che tifano, quelli che intervistano i colleghi che a loro volta intervistano altri colleghi. I più, però, si alzano e, con taccuini, telecamere, microfoni si accalcano spingendosi, a rischio di ruzzolare per le scale, contro la sbarra che li separa dalla tribuna d’ onore. Vogliono strappare qualche dichiarazione ai tifosi famosi e, soprattutto, ai dirigenti delle squadre. E’ un rituale dai tratti festosi uguale in ogni stadio d’ Italia. Ma che oggi sembra perlomeno strano: siamo forse al punto più basso dei rapporti tra informazione e società di calcio. A Torino, prima volta nella storia del calcio italiano, la Juventus ha promosso una causa civile contro l’ editore, il direttore e un giornalista (Roberto Renga) del Messaggero. La Juve chiede un risarcimento da capogiro per una presunta “campagna diffamatoria”: dieci miliardi. Secondo Candido Cannavò, direttore della Gazzetta dello sport, è stata “una reazione eccessiva. Come eccessivi sono stati i toni del Messaggero”. A Milano, invece, l’ Inter è al suo terzo silenzio stampa della stagione, mentre l’ allenatore del Milan Fabio Capello è in perenne lite con Gigi Pistocchi, titolare della moviola di Pressing (Italia Uno). Pistocchi è un cuore rossonero ma, in quanto “sacchiano di ferro”, ce l’ ha con Capello. Al punto che, scherzando, un collega insinua: “Quasi gode se il Milan quest’ anno va così e così”. A Genova il presidente della Sampdoria Enrico Mantovani non comunica più nulla al Secolo XlX. Si sarebbe infuriato perché il giornale di Genova avrebbe contattato un imprenditore del Nord Italia per chiedergli di comprare la Samp. Così Mantovani non ha avvertito la redazione sportiva che stava arrivando Beppe Signori. Se Roberto Mancini non avesse telefonato da Roma a Piero Sessarego, storica firma calcistica, il Secolo XlX avrebbe clamorosamente “bucato” la notizia. Sono solo alcuni esempi di incomprensioni sempre più diffuse. Da una parte i giornalisti che rivendicano la libertà di critica e di stampa. Dall’ altra le dirigenze di molte società che negano qualsiasi censura ma chiedono “maggiore correttezza” e si arrabbiano. In mezzo, la preoccupazione dell’ avvocato Giuseppe Prisco, emblema del tifo interista: “Qua finisce che per andare in tribuna stampa bisognerà pagare il biglietto”. Ed ecco che lo stadio diventa come il Transatlantico: il giornalista sportivo sembra il notista politico, il calciatore un parlamentare, il dirigente della squadra un segretario di partito. Tra messaggi e scaramucce anche qui puoi trovare qualcuno che ti dice: “Il vero problema è…”, “La questione centrale è un’ altra”. E alla fine, proprio come in politica, ci si dimentica il motivo del contendere. Per esempio, sul silenzio stampa di Gigi Simoni e dell’ Inter ci sono due scuole di pensiero. Quella di Licia Granello della Repubblica che dice: “Dietro un silenzio c’ è sempre una paura”. E quella di Candido Cannavò che, per la verità, è la più accreditata: “Si fa il silenzio stampa per scaramanzia. Se l’ Inter vincerà lo scudetto, il silenzio durerà fino al Duemila”. In realtà l’ ultimo bavaglio (gli altri due silenzi stampa sono per Inter-Fiorentina del 21 settembre e a seguito della sconfitta contro il Bologna l’ 8 febbraio) calciatori e allenatore se lo sono messi dopo la partita vinta con il Napoli l’ 1 marzo scorso. Zamorano segnò un gol mentre a terra c’ era un calciatore partenopeo. Ci fu un coro scandalizzato: che poco fair play hanno all’ Inter! Quanti e quali sono, invece, gli articoli del “Messaggero” incriminati dalla Juventus dicono di non saperlo neanche all’ ufficio stampa bianconero. Ecco, dunque, che sbucano altre spiegazioni, tra la dietrologia e la leggenda metropolitana. Come quella che attribuisce a una viscerale antipatia tra Luciano Moggi (direttore generale della Juve) e il presidente della Roma Franco Sensi la veemenza dei toni: Sensi è stato l’ unico, quattro anni fa, a licenziare Moggi. Ma anche qui c’ è un inizio: il rigore negato alla Roma contro la Juventus l’ 8 febbraio scorso (data fatidica!). Da allora Roberto Renga sia dalle colonne del Messaggero, che dai microfoni di Radio Incontri, l’ emittente ultrà romanista, non si è risparmiato. Il gruppo dirigente juventino (oltre a Moggi, Roberto Bettega, Antonio Giraudo e Marcello Lippi), vincente sul campo e nei bilanci societari, con i giornali ha rapporti complicati. La bestia nera per antonomasia è Maurizio Crosetti della Repubblica: non può entrare in sala stampa. “Lo stile Juve” dice Crosetti “è diventato l’ ostile juve”. Persino i rapporti con alcuni giornalisti sportivi della Stampa non vanno oltre il formale. “Vedono nostalgici di Giampiero Boniperti ovunque” dice Roberto Beccantini della Stampa “allora se scrivi, per esempio, che con Christian Vieri, oltre a Filippo Inzaghi, sarebbe stata una squadra imbattibile, si arrabbiano”. Inter e Juve sono i casi del momento anche perché sono le prime due in classifica. Ma parole grosse, sul serio o per scherzo, per fare spettacolo, tra calciatori, allenatori e dirigenti volano un po’ ovunque. E’ quindi molto difficile, cercare di proporre, come ha fatto Panorama, l’ innocente giochino di chi tifa chi, chi sta con chi. Poche, davvero poche le certezze: Maurizio Mosca che ce l’ ha con l’ Inter, Aldo Biscardi bianconero-moggiano, Giampiero Galeazzi laziale. Per esempio: è vero che Il Giornale, per appartenenza geografica e familiare (è di proprietà di Paolo Berlusconi), è vicino al Milan. Ma come la mettiamo con Tony Damascelli, la firma più famosa, che è juventino? Oppure: tutti dicono che Mario Sconcerti, direttore del Corriere dello sport- Stadio, abbia un cuore fiorentino. Quindi dovrebbe essere il più antijuventino del reame. E invece polemizza con il Messaggero. I maligni spiegano: certo, Tuttosport di Torino ora ha lo stesso editore del Corriere dello sport. Già, ma Tuttosport ha avuto quasi sempre direttori con spiccate simpatie per il Toro. Compreso il penultimo: Gianni Minà. Da pochi giorni è stato sostituito con Xavier Jacobelli che passa come filomilanista perché arriva dal Giornale. E allora? Il gioco continua. E’ il calcio, bellezza.

 

BOX

AMICI E NEMICI

Quello che segue è un gioco. Nessuno si offenda e, soprattutto, nessuno se la prenda troppo se qualche simpatia (o antipatia) per una certa squadra di calcio risulta discutibile. Il fatto è che anche i giornalisti sportivi hanno un cuore, anche se non amano farlo sapere. Ed è bastato un sondaggio (rigorosamente non scientifico) tra gli addetti ai lavori per scoprire da che parte batte quello dei protagonisti del calcio scritto e parlato. ROMA Vicini: Radio Incontro, Il Tempo, Il Messaggero, Il Corriere dello sport Lontani: Tuttosport, Maurizio Mosca, Aldo Biscardi INTER Vicini: La Gazzetta dello sport Lontani: Maurizio Mosca (Italia Uno sport e varie tv locali) MILAN Vicini: La Gazzetta dello sport, Il Giornale, La moviola di Maurizio Pistocchi (Pressing) Lontani: La Repubblica FIORENTINA Vicini: Tmc, La Nazione, Tuttosport Lontani: Italia uno sport JUVENTUS Vicini: Aldo Biscardi (Processo di Biscardi, Tmc), Maurizio Mosca (Italia uno sport), La Gazzetta dello sport, La Stampa. Lontani: Il Messaggero, La Repubblica, La Nazione, Il Corriere dello sport (Mario Sconcerti) LAZIO Vicini: Il Messaggero, Il Corriere dello sport, Radio-Radio (l’ emittente filo-Di Bella), Tgs Rai (Giampiero Galeazzi e Fabrizio Maffei) Lontani: Tuttosport SAMPDORIA Vicini: Quelli che il calcio Lontani: Il Secolo XIX CUORE DI DIRETTORE Per chi tifano i guru delle tribune stampa Mario Sconcerti (Direttore del Corriere dello sport-Stadio): Fiorentina. Gianni Minà (ex direttore di Tuttosport): Torino. Xavier Jacobelli (neodirettore di Tuttosport): Milan. Candido Cannavò (direttore della Gazzetta dello sport): non dichiara simpatie, gli si attribuisce il Catania. Giorgio Tosatti (Corriere della sera): non dichiara simpatie, gli si attribuisce il Genoa. Gianni Mura (La Repubblica): non dichiara simpatie. Tony Damascelli (Il Giornale): Juventus. Franco Ordine (capo dello sport del Giornale): Milan. Giampiero Galeazzi (Novantesimo minuto): Lazio. Fabrizio Maffei (direttore della Testata giornalistica sportiva della Rai): Lazio. Italo Cucci (direttore Guerin sportivo): Inter.