Con il machete e con il kriss due pusher marocchini, 19 e 22 anni, senza permesso di soggiorno, affrontano i poliziotti. E trovano le manette. Il più giovane era stato arrestato un mese fa per spaccio ed era già tornato, trullo trullo, al lavoro. L’articolo che ho scritto per Libero di domenica 11 dicembre 2022

Pusher con il machete e con il pugnale kriss. L'articolo che ho scritto per Libero di domenica 11 dicembre 2022
Condividi l'articolo


IL TESTO DELL’ARTICOLO
Uno dei due, il più giovane, 19 anni, era stato arrestato esattamente un mese fa, l’ 11 novembre, vicino a Novara, per spaccio di droga. Eppure ieri, sabato 10, era di nuovo al “lavoro”, insieme a un altro pusher di 22 anni, cittadino marocchino come lui, e come lui pregiudicato (per reati contro il patrimonio e per maltrattamenti in famiglia) e irregolare, senza permesso di soggiorno, in Italia, alle porte di Milano. Per la precisione nel boschetto di Settala, a ridosso della metropoli. La squadra investigativa del Commissariato di Polizia di Lambrate da tempo teneva d’occhio “l’area boschiva di via Fratelli Rosselli, a Settala, come zona di spaccio”. I poliziotti si sono accorti dei movimenti sospetti dei due spacciatori e hanno predisposto il modulo per fermarli chiudendo i possibili accessi all’area. Gli operatori delle forze dell’ordine questa volta, però, hanno davvero corso un rischio molto serio. Quando i due giovani marocchini si sono accorti della loro presenza li hanno affrontati brandendo un machete impugnato dal più anziano dei due e un kriss, un tipico pugnale malese a lama doppia, nelle mani del 19 enne. Forse non avevano percepito che di fronte avevano poliziotti. Così dopo il classico: “Fermi, Polizia!”, la loro reazione è stata quella di provare a scappare. Hanno abbandonato le armi e gettato per terra numerosi involucri di droga. Per la precisione: 36 di cocaina per 23 grammi in tutto, uno da 25 di hashish e altri 22 con, in tutto, 22 grammi di eroina. È quanto è stato trovato e catalogato dagli agenti, al termine di un breve inseguimento.
Per dare un’idea dei pericoli corsi dagli investigatori, il machete è un coltello a lama larga, lunga da un minino di 30 a un massino di 60 centimetri ed è usato anche durante le forme più violente dei rituali “juju”, versione noir del Voodo, (quelli che subì la povera Pamela Mastropietro, 18 anni, uccisa e fatta a pezzi il 29 gennaio 2018, a Macerata). Questa terribile arma diventò tristemente famosa al grande pubblico nel 1994 quando fu usata in Ruanda dai militari hutu per sterminare i tutsi. Il machete è una sorta di simbolo sanguinario dello sterminio ruandese. Purtroppo altre volte questa terribile arma è comparsa nelle nostre strade, in mano a giovani violenti. A marzo del 2021 le forze dell’ordine dovettero intervenire con decisione per sedare una rissa tra una ventina di nordafricani irregolari e regolari, che si stavano sfidando a colpi di machete nell’hinterland milanese. Anche il kriss non ci scherza ed è spesso usato dai terroristi fondamentalisti per gli accoltellamenti in strada. Tra il 2004 e il 2005 rappresentò un vero incubo per il Cin, il servizio segreto spagnolo. Gli agenti dell’antiterrorismo, dopo lunghe indagini, ne sequestrarono intere casse durante un’operazione all’aeroporto di Madrid. Nessun allarmismo, ovviamente. Però il problema c’è. Inutile mettere la testa sotto la sabbia: oltre a essere invasivi, questi strumenti per fare del male e uccidere, sono sempre più diffusi anche in Italia e portano in sé un messaggio simbolico. I due pusher fermati nel boschetto di Settala dai poliziotti del Commissariato di Lambrate, dovranno rispondere di almeno due accuse: “detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio e porto abusivo di armi”. Per questo secondo reato sono indagati in stato di libertà. Contattata da Libero la sala operativa della Questura conferma: “Abbiamo fatto un controllo, in effetti i due giovani arrestati risultano irregolari nel nostro Paese”. Alla domanda successiva: “Risponde al vero che il più giovane fosse stato arrestato neanche una mese fa? Non è che avete sbagliato la data nel comunicato? “Assolutamente tutto vero quello che abbiamo scritto nella nota per la stampa”. Ma alla successiva richiesta: “Come mai era già in libertà?”, nessuna risposta. Facile intuire il perché.
Marco Gregoretti