Morte della piccola Diana. Gli haters minacciano e insultano la legale che difende Alessia Pifferi, la mamma della bambina trovata morta in casa all’alba di mercoledì 20 luglio. L’intervista, che ho scritto per Libero di sabato 27 agosto 2022, all’avvocato Solange Marchignoli

L'intervista all'avvocato Solange Marchignoli, difensore di Alessia Pifferi, che ho scritto per Libero in edicola Sabato 27 agosto 2022
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LIBERO Intervista avvocato Solange Marchignoli Sabato 27 08 2022 _27082022

ECCO IL TESTO DELL’INTERVISTA ALL’AVVOCATO SOLANGE MARCHIGNOLI

Gli haters… A volte superano il limite della decenza. “C’è un odio in rete che arriva dallo stomaco delle persone”. Solange Marchignoli è l’avvocato che, insieme al collega Luca D’Auria, assiste Alessia Pifferi, la donna di 37 anni accusata di “omicidio volontario nella forma omissiva aggravato dai futili motivi”, per aver abbandonato, causandone la morte, la piccola Diana, la figlia di neanche due anni, trovata all’alba di mercoledì 20 luglio distesa senza vita nel lettino da campeggio, nella sua casa di via Palea, a Milano. Da quando Marchignoli ha preso in carica la mamma imputata, subentrando all’avvocato d’ufficio Raffaella Brambilla, è diventata il bersaglio, al limite dello stalkeraggio, di minacce e di insulti da parte di chi non ritiene che la giovane mamma abbia diritto alla difesa.
Domanda Avvocato Marchignoli, davvero siamo arrivati a questo punto?
Risposta Assolutamente sì! La rete mi ha trasformata nel capro espiatorio perché sono l’avvocato difensore di Alessia.
D Ha capito chi è che la insulta e che la minaccia?
R Lei non ci crederà. Ma sono soprattutto le mamme a prendersela con me.
D Che cosa le dicono?
R Principalmente parolacce. Le lascio immaginare quali. Con particolare riferimento alla mia dignità di madre e alle mie capacità genitoriali. In partica: “Se difendi quell’assassina sei una madre indegna”
D. Sono tanti i messaggi violenti che ha ricevuto da fine luglio?
R. Una quarantina. Non è piacevole mi creda. Però non ho preso alcuna iniziativa legale. Non ho fatto esposti o denunce.
D: Quindi non erano nickname, avatar o troll…
R. No, no. Erano persone, soprattutto donne, come le dicevo, riconoscibili. E io le ho cercate tutte, una a una. Ho parlato con ognuna di loro. E non per cinque minuti
D. Davvero? E che cosa vi siete detti?
R. Beh, all’inizio i toni nei miei confronti e all’indirizzo di Alessia erano aggressivi. Mettevano in discussione l’idea che la mamma di Diana potesse essere legalmente difesa
D. E poi?
R. A poco a poco le conversazioni rientravano in binari “civili”. Anche perché io ho scelto la linea di spiegare come funziona il diritto. Credo di aver convinto tutti i miei interlocutori e interlocutrici “odiatori” e “odiatrici”. Alla fine chi più e chi meno mi ha dato ragione
D E le minacce?
R Io ho trovato le gomme della mia macchina, una 500, tagliate. Ma non so dire se questo atto sia da mettere in relazione alla vicenda. Il mio collega, Luca D’Auria, invece…
D Invece?
R. Lui sì, ha ricevuto minacce di morte
D. Secondo lei che cosa ha scatenato questa violenza nei confronti suoi e del suo collega D’Auria?
R. Intanto la diffusione da parte dei media di notizie prive di fondamento che hanno dipinto Alessia come un mostro che avrebbe ucciso in modo premeditato la figlia Diana.
D. Quali notizie?
R Per esempio quella della boccetta di barbiturici aperta, vicino al biberon. Non è vera. Nell’ordinanza non è riportata questa circostanza. Semplicemente è stata trovata una confezione di farmaci ansiolitici, come potrebbe accadere nell’80 per cento delle case degli italiani
D Però la notizia a cui lei si riferisce arriva da fonti “qualificate”, non ce la siano inventata noi giornalisti
R Guardi, su questo cortocircuito media, Procura della Repubblica e investigatori, noi abbiamo stampato perfino un comunicato stampa. Anche per ribadire il fatto che è falso, come hanno riferito alcuni giornali, che io avrei fornito il nome del papà di Diana ai magistrati per consentire loro gli approfondimenti investigativi. Ma le pare? Quello che mi dice il mio cliente è strettamente vincolato al segreto. Io so chi è il padre di Diana. Ma non lo dirò mai a nessuno. Anche perché quest’uomo non sapeva di avere una figlia. Per di più morta.
D Che cosa c’è scritto nel comunicato?
R. È di una trentina di righe. Posso leggerle un passo dirimente, per il nostro modo di avere rapporti con voi giornalisti e con chi difendiamo. …
D. Legga, grazie mille
R. Ecco: “Siamo disponibili, come sempre, a manifestarvi ciò che riteniamo essere utile e rispettoso della persona umana che difendiamo e chiediamo che quanto noi raccontiamo, sia riportato correttamente”.
D. Lei ha parlato di corto circuito stampa-Procura della Repubblica
R: Prendiamo la questione del biberon. La Procura ha richiesto le analisi e noi abbiamo presentato opposizione per bloccare questa iniziativa. Si sta giocando una partita tecnicamente a livello altissimo. Bisogna, quindi, che ci sia equilibrio. E che ad Alessia, come a ogni cittadino, venga garantito il diritto alla difesa…
D Che cosa intende?
R Nel senso che a fine settembre ci sarà l’incidente probatorio, dove noi arriveremo con i lavoro dei nostri periti. Ma che, nel frattempo, ci è stato negato il diritto di poter contare sul parere di due importanti professori di neuroscienze.

Abbiamo capito due cose: che la rete può creare mostri a ripetizione. E che l’avvocato Solange Marchignoli e il suo collega Luca D’Auria, hanno le idee molto chiare sulla strategia difensiva da seguire durante il processo contro la mamma di Diana
Marco Gregoretti