Archivio di Greg. L’Affaire Mitrokhin. La strage di Bologna, il rapimento Moro, l’attentato al Papa, Carlos e i doppiogiochisti italiani al servizio di Mosca. Nomi e storie che Vladimir Putin ben conosceva

L'agente segreto del Kgb Vladimir Putin
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La copertina del libro dossier Mitrokhin

Che fine ha fatto l’elenco della rete degli agenti del vecchio Kgb in Italia? Ricordate il famoso caso del dossier Mitrokhin? L’archivista e agente del Kgb Vasilij Mitrokhin, collega di Vladimir Putin che, a quanto pare, conosceva anche per coincidenti competenze sulle faccende europee, con meticolosa e certosina precisione annotava tutto, chino sotto la lampada da tavolo nel suo ufficio alla Lubjanka, compresi tutti i nomi e i cognomi dei doppiogiochisti italiani al servizio di Mosca e del Patto di Varsavia. Funzionari pubblici, giornalisti di grido e ancora oggi celebrati dal mainstream, politici comunisti, socialisti e democristiani, forse qualche ministro, amministratori, manager, imprenditori, impiegati, operai, preti, prelati, guardie svizzere…Perché non se ne parla più? Mitrokhin rischiò la vita, magari una puntura al polonio, quando decise di rifugiarsi a Londra portandosi l’archivio.
Vasilij Mitrokhin, collega di Putin

Struttura organizzativa del Kgb

Nel 1992 i servizi segreti di sua Maestà la regina, l’M16, entrarono in possesso dell’intera documentazione. Iniziò un tira e molla con lo Stato italiano. Oltremanica conoscono bene le furberie machiavelliche peninsulari. E titubavano. Alla fine le autorità britanniche e quelle italiane fecero un patto: “Vi diamo tutto, ma voi lo rendete noto”. Andò così? Mica tanto… Il sette maggio 2002, facendo seguito a una legge approvata due anni prima, si istituì la Commissione Mitrokhin. Un vero e proprio carrozzone. Che va avanti anni distribuendo incarichi e quattrini. Anche dopo aver presentato, il 28 febbraio 2006, la proposta di relazione conclusiva. Si occupa di tutto, sotto la teleguida, a distanza, di Francesco Cossiga. Dal rapimento Moro, all’attentato al Papa, da Ustica a Bologna, dal terrorismo brigatista alla sparizione dei due giornalisti italiani in Libano… Una ammissione indiretta del fatto che in tutte l faccende sporche e terroristiche subite dal nostro Paese ci fosse lo zampino dei colleghi di Putin.
La terza di copertina del libro


Tra messaggi trasversali e ricatti incrociati però, dei nomi non si sapeva nulla. Ogni tanto qualche indiscrezione, sempre smentita… Eppure c’erano, scritti, belli in grande. Per forza: sarebbe saltata metà dell’editoria italiana, avrebbero dovuto chiudere uffici pubblici di ministeri importanti, sarebbero stati svelati i doppi giochi di alcuni nostri politici buonisti e timorati di Dio. E sarebbero state dimostrate con certezze assolute le connessioni tra le Brigate Rosse e il Kgb. L’agente Dario, per esempio, sostanzialmente il capo del Kgb italiano, insospettabile funzionario che si chiamava Giorgio Conforto, era il padre di Giuliana Conforto, la donna a casa della quale si rifugiarono, portandosi dietro la famosa mitraglietta Skorpion, gli esponenti di spicco della colonna romana delle B.R., Adriana Faranda e Valerio Morucci, prima di “dissociarsi”. Come dire: la nostra parte in missione è terminata. Ora concludete voi. Questo è ben spiegato nella proposta di relazione. Mitrokhin. Pochi giorni dopo l’arrivo in Commissione riuscii a farla arrivare anche a me. E, affinché non andasse perduto e insabbiato il contenuto, ai fini di conservare una documentazione che ha comunque un valore storico, insieme all’operatore di intelligence Riccardo Sindoca, oggi rappresentante legale anche di Cecilia Marogna (vicenda Becciu, Parolin, Vaticano), scrissi un libro, pubblicando l’intera relazione conclusiva: “L’affaire Mitrokhin. Il meglio e il peggio della Commissione di inchiesta” (Falchi e Colombe edizioni). Dentro ci sono anche alcuni nomi, mica bazzecole, ben conosciuti, tanto per dire e per forza di cose, anche da Vladimir Putin. Nel blog, invece, vi propongo la parte che mi ha permesso di trovare tante conferme a sospetti che ho sempre avuto e spesso anche documentato: le operazioni stragiste e assassine dei servizi segreti sovietici in Italia. Dalla strage di Bologna al rapimento Moro, all’attentato a Papa Woitilja. Il capitolo quarto, che trovate qui sotto, racconta il ruolo e la funzione della Separat, la rete del terrore comandata dal più spietato killer al servizio dell’Est: Ilich Ramirez Sanchez, detto Carlos, detto Lo sciacallo. Putin sapeva…
Marco Gregoretti

CAPITOLO QUARTO

Il gruppo Carlos e i suoi legami con i Servizi segreti
dei Paesi del Patto di Varsavia e con il terrorismo italiano

Premessa

La Commissione ha sviluppato una serie di iniziative e di approfondimenti volti ad acquisire riscontri circa l’esistenza di collegamenti tra atti terroristici compiuti in Italia, l’organizzazione facente capo a Ilich Ramirez Sanchez, detto Carlos, e i Servizi segreti dei Paesi dell’Est.
Qui di seguito si riportano le principali risultanze di tale lavoro di indagine e di approfondimento.

1. Il gruppo Carlos
«……..siccome i sovietici “ci coprono le spalle” »

Queste le parole scritte da Ilich Ramirez Sanchez detto Carlos nelle sue annotazioni del dicembre del 1979 su una fornitura di armi (tra cui due missili Sam-7 Strela), richiesta alle autorità della Bulgaria per il tramite del colonnello Abu Shreda Salem dei Servizi segreti libici.
Questa Commissione comincia ad interessarsi a Carlos nell’ottobre 2003, quando acquisisce gli atti trasmessi dal giudice istruttore del tribunale della Grande Istanza di Parigi, Jean-Louis Bruguière, alla Commissione sul terrorismo e le stragi . Successivamente anche la Commissione Mitrokhin ha svolto rogatorie nei confronti della Francia , della Repubblica d’Ungheria e della Romania , che le consentono di acquisire ulteriori documenti di estremo valore.
Dalla documentazione acquisita emerge che Carlos capeggiava una organizzazione terroristica estremamente ramificata in Europa e in Medio Oriente e con incontrovertibili legami con i Servizi segreti dei Paesi dell’ex Patto di Varsavia.
Ilich Ramirez Sanchez inizia la sua “carriera terroristica” a Parigi sotto la guida dell’algerino Mohamed Boudia, responsabile in Europa del FPLP.
A partire dai primi anni ’70 si rende responsabile di una serie di attentati e di atti terroristici tra i quali quello contro Joseph Sieff a Londra, nel dicembre 1973; quello all’aeroporto di Orly, il 13 gennaio 1975; il triplice omicidio a Parigi di due agenti dei Servizi segreti francesi e del cittadino libanese Michel Moukharbal, il 27 giugno 1975; nonché la presa in ostaggio dei rappresentanti dell’OPEC a Vienna il 21 dicembre del 1975 .
Il gruppo terroristico Carlos si forma tra il 1976 e il 1978. Carlos si appoggia principalmente a soggetti e componenti di contatto della rete di Wadi Haddad (FPLP – Operazioni Speciali), così come ad altri membri delle Cellule Rivoluzionarie che operavano in Germania già dal 1970. E proprio le relazioni con questa organizzazione sono da considerarsi molto importanti. In primo luogo, questi rapporti sono storicamente fra i più antichi. Infatti, un cospicuo numero di militanti dell’estrema sinistra rivoluzionaria della Germania Ovest è stato formato dal Fronte popolare di liberazione della Palestina, in strutture del Vicino e Medio Oriente, contemporaneamente alla formazione terroristica dello stesso Carlos .

Ilich Ramirez, venezuelano, capo della Separat. Conosciuto come Carlos o come lo Sciacallo

Le relazioni tra Ilich Ramirez Sanchez e il suo braccio destro Johannes Weinrich risalgono proprio a questo periodo di “formazione” all’inizio degli anni Settanta. In Europa, proprio negli anni Settanta, le reti terroristiche dell’FPLP e delle Cellule Rivoluzionarie (RZ) erano saldate soprattutto per quello che riguardava il recupero e l’acquisizione di rilevanti partite di armi. Infatti, in un documento redatto di pugno da Carlos si menzionano stock di armi a disposizione del gruppo in Germania proprio nel periodo che va dal 1970 al 1975 .
Addirittura, in un documento della STASI si formula l’ipotesi che Carlos avesse deciso di togliere completamente autonomia alle Cellule Rivoluzionarie per farle “lavorare” soltanto per la sua organizzazione. Ciò avviene, in parte, con il progressivo reclutamento di intere “cellule” dell’organizzazione che faceva capo a Böse, Weinrich, Kram, Albartus, Kopp e Fröhlich.
Dopo l’assalto all’OPEC del dicembre 1975, Carlos viene “congelato” dall’FPLP su volere di Haddad. Questa situazione di “stallo” nei rapporti tra il gruppo di Ramirez Sanchez e il Fronte popolare si sbloccherà soltanto dopo la morte di Haddad, avvenuta il 28 marzo 1978 a Berlino Est .
Risalgono proprio a questo periodo (1978) gli ultimi contatti tra Carlos e i suoi più stretti collaboratori con i vertici del Servizio segreto di Saddam Hussein. I documenti riferiscono di contatti continuativi dalla fine degli anni Settanta quando Carlos operava nelle fila dell’FPLP sotto gli ordini di Wadi Haddad. Carlos aveva contatti diretti con Saddun Shaker, responsabile all’epoca dei Servizi segreti iracheni.
In una nota datata febbraio 1981, l’MFS (l’acronimo corrisponde a Ministerium für Staasicherheit) della DDR cita il rifiuto di Carlos di collaborare con il Servizio segreto iracheno nella realizzazione di operazioni terroristiche. Dopo questo rifiuto – collocabile tra la fine del 1978 e gli inizi del 1979 – il gruppo lascia Bagdad per paura di rappresaglie .
A partire dal 1977, gli organi di sicurezza di Stato dell’Unione Sovietica segnalavano come probabile la comparsa di Ramirez Sanchez nell’Europa Orientale.
Dal 1979, il gruppo Carlos beneficia dell’appoggio non solo della DDR, ma anche delle autorità ungheresi. I servizi segreti di questo Paese inizieranno a tenere sotto ascolto (intercettazioni ambientali e telefoniche) la base di Carlos a Budapest dal 28 luglio 1979 .
Dai documenti acquisiti dalla Commissione Mitrokhin in Francia e in Ungheria emerge uno spaccato illuminante dei rapporti che l’organizzazione, di cui era capo Ilich Ramirez Sanchez, intratteneva con i massimi rappresentanti degli apparati di intelligence del blocco orientale. Dietro il terrorismo della organizzazione di Carlos c’era, in sostanza, l’appoggio e la presenza costante degli Stati del Patto di Varsavia. Queste operazioni erano condotte, nel rispetto di un rigidissimo protocollo di compartimentazione, dai vari Stati satelliti (attraverso i loro apparati segreti) su ordine della Centrale (Mosca) proprio per evitare il coinvolgimento diretto dell’Unione Sovietica.

L’espulsione di Carlos dall’Università Patrice Lumumba di Mosca (avvenuta nel 1970) potrebbe essere stata una “copertura” per il suo reclutamento nei Servizi segreti sovietici . Vi sono, in tal senso, indicazioni che Sanchez possa essere stato “agganciato” dal KGB durante il periodo 1968-1970 e quindi infiltrato nel FPLP, continuando – per altro verso – ad essere sottoposto al controllo del Servizio segreto cubano (DGI) su ordine dei sovietici, con un occhio alla promozione di tendenze sovversive al di là dei compiti stessi della rete sul fronte Habbash .
È comunque accertato che Ramirez Sanchez riuscì nel corso degli anni 1977-1978 a stabilirsi col suo gruppo in un certo numero di Stati del blocco comunista in Europa Orientale e che riuscì a sfruttare le preesistenti reti di sostegno al movimento palestinese in questi diversi Stati.
I vari Servizi segreti membri del blocco sovietico erano costantemente in contatto per seguire le attività dei membri delle organizzazioni sotto controllo, tra cui il gruppo Carlos.
Per quanto concerne l’MFS, questo apparato ministeriale includeva i vari servizi di sicurezza dello Stato della ex DDR, tra cui la STASI, delegata alla sicurezza interna vera e propria e l’HVA (Hauptverwaltung für Aufklärung) per l’estero. La STASI si articolava in più direzioni principali. Una di queste (la XXII) era incaricata della lotta al terrorismo . La sezione XXII/8 (Abteilung) più specificatamente si occupava di seguire il terrorismo internazionale e, a tale titolo, era competente anche rispetto al gruppo che gravitava intorno a Ilich Ramirez Sanchez. La sezione era diretta dal tenente colonnello Helmut Voigt, coadiuvato nelle funzioni da due ufficiali, il maggiore Kind e il maggiore Wilhelm Borostowski. Questi funzionari compaiono in tutti i documenti rinvenuti in Germania presso gli archivi dell’ex MFS dalla magistratura francese e acquisiti dalla Commissione tramite rogatoria internazionale.
L’MFS, in questo ambito di attività di controllo e gestione del gruppo Carlos, aveva adottato il nome in codice Separat per indicare l’organizzazione di Ramirez Sanchez .
Le date della documentazione proveniente dagli archivi dell’ex MFS sono soprattutto comprese tra gli anni 1978 e 1989. Dall’esame d’insieme è emerso che la maggior parte degli elementi contenuti in queste note si riferisce ad un’organizzazione designata con vari nomi e appellativi (in particolare Organizzazione Rivoluzionaria Mondiale o Internazionale o Organizzazione dei Rivoluzionari Internazionali – ORI, Rivoluzione Mondiale, Gruppo Carlos), costituita o diretta da Ilich Ramirez Sanchez .
Dai documenti esaminati emerge che i servizi segreti coinvolti nella sorveglianza delle attività dei membri del gruppo Carlos ricorrevano ad una vasta gamma di metodi di lavoro. Vari tipi di documenti contenuti nei fascicoli esaminati hanno rivelato, per ciascuno di essi, il metodo utilizzato per la raccolta delle informazioni. Questa strategia di “controllo rigoroso e permanente” delle attività dei membri dell’organizzazione di Ilich Ramirez Sanchez in occasione del loro soggiorno nella Repubblica Democratica Tedesca, fu frutto di decisioni assunte ai più alti livelli delle autorità di quello Stato.

Il palazzo della Lubjanka, sede storica del Kgb, il servizio segreto dell’Unione sovietica

Qui di seguito le attività di controllo, sorveglianza e condizionamento indicate negli stessi atti dell’MFS:

• Controllo delle entrate e delle uscite di tutti gli individui che gravitavano, da vicino o da lontano, nell’orbita del gruppo Carlos.
• Sorveglianza fisica dei membri del gruppo durante i soggiorni nei Paesi interessati.
• Intercettazioni telefoniche e ambientali (camere di albergo, basi logistiche, covi e appartamenti).
• Perquisizione clandestine nelle varie basi del gruppo.
• Sequestri di materiali appartenenti all’organizzazione (tra cui armi ed esplosivi spesso sottoposti a perizie segrete).
• Acquisizione di informazioni da fonti confidenziali e altri corrispondenti dei servizi segreti.
• Colloqui e contatti diretti con i membri del gruppo.
• Informazioni acquisite grazie alla cooperazione di altri servizi segreti degli Stati satelliti e, in special modo, di Cecoslovacchia, Ungheria, Bulgaria, Romania e Polonia.

Nell’ambito della cooperazione fra i vari apparati d’intelligence orientali, la lingua utilizzata per lo scambio informativo era il russo, lingua ufficiale tra i partner del Patto di Varsavia. La magistratura francese ha acquisito dagli archivi dei servizi segreti ungheresi una notevole quantità di documenti provenienti da perquisizioni nelle basi dell’organizzazione a Budapest.
Questa massa di documenti è stata giudicata dall’autorità di polizia giudiziaria francese la DST (Servizi di sicurezza interna francese) “fondamentale” in quanto sostenuta da informazioni raccolte sia attraverso il lavoro di sorveglianza, intercettazione, perquisizione o elaborazione di documenti e reperti sequestrati, sia attraverso i contatti stabiliti da alcuni funzionari con i membri del gruppo Carlos e tra questi, primo tra tutti, Johannes Weinrich, il quale forniva spiegazioni sulla strategia, sulle azioni e ogni altro dettaglio delle operazioni terroristiche .
Sono state scoperte, inoltre, delle note (menzionate come “note bianche”) destinate alle più alte cariche dello Stato della Repubblica Democratica Tedesca per informare circa aspetti particolari delle operazioni.
Per quanto concerne i rapporti tra il gruppo Carlos e l’Unione Sovietica, una nota dell’MFS, risalente al maggio 1984, registrava l’atteggiamento di Ilich Ramirez Sanchez nei riguardi dell’URSS e più in generale nei confronti dei Paesi del Patto di Varsavia. Lo stesso Carlos aveva espresso il suo convincimento che uno sviluppo delle relazioni con gli Stati socialisti poteva essere possibile solo tramite l’Unione Sovietica, considerando la necessità di sottoporre – personalmente – la questione alle più alte sfere politiche di Mosca. L’MFS concludeva il suo rapporto sottolineando che, da qualche tempo, vi sarebbe stato un “sostegno sovietico” al gruppo Carlos e che il KGB, in prima istanza, era perfettamente informato della sua attività. Il KGB, da parte sua, ha però sempre mantenuto una certa distanza dal gruppo, non confermando le relazioni e i contatti che Carlos vantava. Di contro l’intelligence tedesco-orientale segnalava diversi spostamenti del terrorista venezuelano a Mosca, tra il 1979 e l’inizio del 1982, sotto la copertura di un passaporto diplomatico.
Lo studio della documentazione dell’MFS ha permesso alla DST francese di affermare che, sulla base della conoscenza del funzionamento dei servizi di sicurezza in questione in quel periodo, è ragionevole sostenere che il KGB disponesse del complesso delle informazioni ottenute dagli altri apparati “fratelli” e seguisse, così, in modo dettagliato tutte le attività del gruppo Carlos. Questo assunto è confermato, tra l’altro, dalla sistematica traduzione in russo dei messaggi scambiati fra i Paesi del Patto di Varsavia.
Oltre lo stretto controllo esercitato sui membri di Separat, l’MFS era in contatto con i responsabili dell’organizzazione che soggiornavano a Berlino Est. Secondo una nota del servizio segreto della DDR questi contatti facevano parte della “strategia di controllo” e di costante vigilanza delle attività dell’organizzazione. In particolare, in un documento della STASI si precisava che, per ridurre i rischi connessi alla gestione del gruppo, era stato stabilito un “contatto operativo” con il membro dirigente Johannes Weinrich.
L’MFS precisava che il gruppo sollecitava la consegna di armi, esplosivi, documenti di viaggio, nonché un’assistenza logistica per trasportare armi verso l’Occidente. E ancora, appartamenti, garanzie di protezione e di asilo nella DDR a fronte di eventuali rappresaglie del “nemico” (da intendersi, i servizi segreti e le polizie dei Paesi dell’Europa Occidentale). In un primo tempo, la STASI mantenne un atteggiamento neutrale, poi si ispirò a maggiore fermezza. Weinrich rimproverava costantemente la “tepidezza” del sostegno delle autorità tedesco-orientali e chiedeva che si facesse molto di più contro gli obiettivi della NATO in Europa.
Per altro verso, dalla documentazione emerge che le autorità della Germania dell’Est temettero fin dalla fine del 1981 e ancor di più dopo l’arresto della Kopp e di Breguet in Francia (16 febbraio 1982 a Parigi) e della Fröhlich in Italia (18 giugno 1982 a Roma Fiumicino) di essere ufficialmente chiamate in causa sulla scena internazionale a motivo delle attività del gruppo Carlos. A questo proposito, gli apparati di intelligence della DDR iniziarono ad analizzare, puntualmente, la stampa occidentale e cercarono di approfondire ogni aspetto delle indagini condotte dagli uffici giudiziari dei Paesi occidentali ed in particolare quelle svolte dal BKA tedesco nei confronti di Carlos.
Numerosi appunti manoscritti di Weinrich riferiscono sugli ordini del giorno degli incontri tra lui ed i suoi ufficiali di contatto dell’MFS (in particolare il tenente colonnello Helmut Voigt, il maggiore Wilhelm Borostowski, il maggiore Kind e il colonnello Günther Jackel ). Gran parte dei funzionari sopra citati che trattarono la pratica Separat e le cui firme o annotazioni compaiono sui documenti dell’MFS, acquisiti dalla magistratura francese, sono stati identificati e interrogati dal giudice istruttore Jean-Louis Bruguière nell’ambito delle sue rogatorie .
Allo stesso modo, risulta con chiarezza dagli appunti manoscritti di Weinrich che questi discuteva con i suoi ufficiali di contatto dell’MFS ogni aspetto operativo. Si registra, ad esempio, in un appunto del 15 luglio 1982, una discussione con Helmut Voigt riguardo a misure di sicurezza adottate in Francia negli aeroporti Charles De Gaulle e Orly. L’ufficiale tedesco confermava che, in effetti, in quegli aeroporti era stato registrato un incremento dei livelli di sicurezza .
Nel Rapporto di sintesi dell’Ufficio di sicurezza nazionale della Repubblica Ungherese , trasmesso alla Commissione Mitrokhin dalla Procura Generale (Divisione Affari Riservati) di Ungheria il 15 luglio 2005, a seguito di rogatoria internazionale, viene ricostruita la genesi dei contatti tra quelle autorità e la rete Carlos.
I servizi segreti ungheresi denominavano il gruppo Carlos con il codice C79 (laddove C sta per Carlos e 79 si riferisce all’anno in cui si consolidarono i primi contatti del gruppo con le autorità di quel Paese) . A partire dall’estate 1979 risulta che il gruppo si installò in uno o più appartamenti a Budapest, intrecciando relazioni in questa città e agendo dal territorio ungherese. Il gruppo Carlos beneficiava in Ungheria di importanti agevolazioni, anche se i servizi segreti ungheresi avevano organizzato una stretta sorveglianza sui membri dell’organizzazione e sui loro contatti.
Il servizio ungherese aveva annotato schede per ogni persona del gruppo C79 in cui riversava tutti i dati come, ad esempio, gli alias di volta in volta assunti, gli spostamenti in Ungheria con l’indicazione dei luoghi di provenienza e di destinazione, il riassunto delle attività svolte e il ruolo avuto dalla rete Carlos. Alle schede personali venivano allegate le fotocopie di richieste di visto di ciascun componente del gruppo ogni volta che veniva registrato un accesso in Ungheria sotto falso nome.
Questi documenti rivestono un particolare interesse perché sono corredati da foto identificative dei richiedenti e fotocopie dei vari documenti esibiti e utilizzati. È certo, altresì, che ogni operazione svolta nei confronti del gruppo da parte della polizia segreta ungherese veniva trasmessa immediatamente all’omologo apparato della Repubblica Democratica Tedesca .
Gli organi di sicurezza dello Stato ungherese erano in stretto contatto quotidiano con il Ministero della Sicurezza di Stato dell’Unione Sovietica e con il Ministero della Sicurezza dello Stato della DDR. In pratica, questo significava che i rappresentanti di entrambi gli organi avevano un proprio ufficio nel palazzo che ospitava l’intelligence ungherese e che ricevevano chiarimenti immediati su tutti gli avvenimenti e le informazioni di loro interesse .
Con la STASI esisteva un “rapporto speciale” da parte del servizio segreto ungherese, poiché, come si è detto, con il nome di copertura Separat anch’essi tenevano sotto controllo il gruppo Carlos.
È certo che il gruppo Carlos fece entrare in Ungheria la maggior parte dei documenti riservati, le armi e gli esplosivi per le loro attività tramite le ambasciate di Siria, Yemen del Sud e Iraq, sfruttando l’immunità della posta diplomatica. In tal modo Carlos ed i suoi compagni non dovevano rischiare nel transito al confine. I membri dell’organizzazione disponevano di documenti originali di vari Paesi, compilati con dati falsi. Molti però erano documenti ufficiali .
Il gruppo Carlos era in stretto contatto con i servizi segreti della Repubblica Araba di Siria, della Repubblica di Libia, della Repubblica Socialista Rumena e godeva del loro appoggio. L’utilizzo di passaporti diplomatici ricevuti dalla Siria e dallo Yemen del Sud con il supporto delle loro ambasciate a Budapest costituivano per Carlos il più significativo fra i sostegni .
Il gruppo Carlos era in contatto e collaborava con note organizzazioni e gruppi terroristici attivi in Paesi dell’Europa Occidentale. Disponeva di armi di grande efficacia, di strumenti esplosivi, di tecniche di produzione di documenti, di campi di addestramento e di informazioni confidenziali di merito, in relazione all’attività necessaria a pianificare e compiere atti terroristici .
Carlos mirava al ruolo di coordinatore e direttore dell’attività di varie organizzazioni terroristiche. Aveva instaurato legami stretti, collaborava e aiutava (fornendo attrezzature) le seguenti organizzazioni terroristiche:

1. Brigate Rosse (Italia).
2. ETA militare (Spagna).
3. IRA (Irlanda del Nord).
4. Cellule Rivoluzionarie (Germania Ovest).
5. Prima Linea (Italia).
6. Lavoro Illegale (Svizzera).
7. 17 Novembre (Grecia).
8. ELA (Grecia).

In un rapporto del 9 ottobre 1979 basato su informazioni fornite dagli organi di sicurezza della Bulgaria, Carlos durante il suo soggiorno a Sofia parlò per telefono con un rappresentante delle Brigate Rosse. Il gruppo stava lavorando su vari progetti di azione in Medio Oriente. La condizione posta era che le Brigate Rosse dovevano assumersi la responsabilità delle azioni eseguite ed emettere il relativo comunicato. Vari tipi di missili avrebbero dovuto essere contrabbandati attraverso l’Italia fino ad Haifa, in Israele. Il loro impiego era previsto in occasione dell’incontro Sadat-Begin .
In base ad un rapporto stilato il 18 gennaio 1980 dai Servizi segreti ungheresi, sulla base di una perquisizione, si rinvenivano appunti manoscritti nei quali era indicato che il gruppo Carlos aveva fatto richiesta al maggiore Salem di procurare loro, sul mercato nero italiano, armi americane (in primo luogo pistole con il silenziatore).
Sulla base di documenti e informazioni acquisite da una perquisizione segreta dell’11 dicembre 1980, risulta che i rapporti tra il gruppo Carlos e le Brigate Rosse italiane era particolarmente stretto. Emerge, altresì, che fossero proprio le BR ad effettuare il trasporto di armi in Egitto dalla Bulgaria, passando attraverso l’Italia, e ad occuparsi del loro stoccaggio temporaneo. Secondo un’annotazione del 27 dicembre 1979, in Italia le BR avrebbero custodito due grosse valigie di armi silenziate, oltre a materiali esplosivi. Nell’appunto si accennava al futuro trasporto e stoccaggio di una grande quantità di armi in Italia .
In particolare, i rapporti con le BR erano tenuti da Johannes Weinrich. Il loro contatto rumeno giudicava “di alto livello” l’attività delle Brigate Rosse . Carlos propose di mettere in contatto gli organi rumeni con le BR .
In base ad un appunto del 16 aprile 1982, stilato sulla base di informazioni acquisite tramite controllo tecnico, è emerso che Ali (Ali Al Issawi, alias Abul Hakam) era stato quattro volte in Italia dove il suo compito era stato quello di tenere i contatti con le Brigate Rosse. Mentre in un altro rapporto del 7 maggio 1982, basato su un controllo tecnico, si riferiva di una partenza di Abu Daud per Budapest con lo scopo di incontrare i rappresentanti delle Brigate Rosse .
In seguito ad un ulteriore controllo del 22 giugno 1982, il servizio segreto ungherese riferiva dell’avvenuto arresto a Fiumicino della terrorista tedesca Christa-Margot Fröhlich mentre portava con sé sul volo Bucarest-Roma una grande quantità di esplosivo. La Fröhlich era stata in Ungheria per l’ultima volta tra il 2 e il 6 aprile 1982. In un successivo appunto, si affermava che secondo Al Issawi la Fröhlich sarebbe stata rilasciata molto presto perché gli organi di sicurezza italiani temevano molto Carlos .
Inoltre, in seguito ad una perquisizione segreta nella base operativa di Carlos a Budapest, del 26 marzo 1985, emergevano i seguenti nominativi di soggetti che figuravano nelle annotazioni personali di Carlos:

1. Alessandro GIRARDI (BR).
2. Antonio SAVASTA (BR).
3. Renato CURCIO (BR).
4. Valerio MORUCCI (BR).
5. Abu Anzeh SALEH (qualificato come contatto che vive a Bologna).

Infine, nel quadro dei contatti e collegamenti operativi tra l’organizzazione di Carlos e le Brigate Rosse, un ruolo cruciale lo ha rivestito il terrorista svizzero Giorgio Bellini. Gli atti dell’MFS mettono a nudo il suo ruolo di “ufficiale di collegamento” o di “intermediario” tra le BR e Carlos in persona. Per l’organizzazione, Bellini si occupava della raccolta dei passaporti francesi e delle armi per azioni da svolgersi a Parigi e per un attentato da compiersi a Ginevra .
Bellini aveva il compito di mantenere i contatti con i membri delle BR che vivevano clandestinamente in Svizzera. Fu proprio Carlos il suo “maestro” nell’arte di far esplodere le cariche esplosive a distanza. Sempre sulla base delle informazioni raccolte dalla sezione XXII/8 della STASI, a partire dal 1979 Bellini viene indicato come colui che tiene i contatti con i membri dirigenti del gruppo Carlos a Berlino Est e Budapest .
Per quanto riguarda Abu Anzeh Saleh, il suo nome emerge anche in relazione ad un’altra vicenda che è sinteticamente riassunta nel paragrafo che segue.

2. La vicenda dei missili di Ortona e il ruolo di Abu Anzeh Saleh

L’8 novembre 1979 vengono arrestati ad Ortona tre militanti dell’autonomia romana, Giorgio Baumgartner, Luciano Nieri e Daniele Pifano, in quanto trovati in possesso di due lanciamissili Sam-7 Strela, di fabbricazione sovietica, con data di fabbricazione marzo 1978 .
I missili Sam-7 Strela possono essere impiegati per un solo colpo e il missile è dotato di una testa auto cercante che consente di manovrare il modo automatico per colpire l’obiettivo, con una gittata massima di 6-7 chilometri. Il sistema è destinato contro aerei a bassa quota ed è idoneo a lanci contro aerei in allontanamento, in fase di decollo e di atterraggio. L’arma è anche efficace contro obiettivi terrestri mobili. Il progetto del missile è sovietico, ma veniva costruito, oltre che nell’Unione Sovietica, in Jugoslavia, Egitto, Siria, Kuwait, Giordania, Vietnam, Yemen del Sud, Cuba, Cina, Marocco, Libia e Libano. Missili Strela analoghi a quelli di Ortona vennero sequestrati sei anni prima nel covo dei cinque terroristi arabi arrestati a Ostia il 6 settembre 1973.
A seguito di indagini condotte dai Carabinieri emerge anche il coinvolgimento nella vicenda di Abu Anzeh Saleh , cittadino giordano e studente fuori corso presso l’Università di Bologna, noto ai nostri servizi di sicurezza per la sua militanza nel Fronte popolare per la liberazione della Palestina (FPLP) e persona collegata all’organizzazione di Carlos e, come già detto, attiva in Italia .
Dalla ricostruzione degli inquirenti emerge che:
• i missili sarebbero stati scaricati dalla nave Sidon da Abu Anzeh Samir, il quale attendeva il fratello Saleh per procedere alla consegna;
• il numero di telefono di Saleh era tra gli appunti dell’autonomo Luciano Nieri;
• Saleh non riuscì a recarsi in tempo all’appuntamento ad Ortona a causa di un guasto meccanico alla sua autovettura;
• da un’area di servizio, probabilmente Saleh telefonò a Nieri e Baumgartner invitandoli a recarsi immediatamente ad Ortona per ricevere i missili;
• l’orario di partenza degli autonomi da Roma coincide con l’orario di sosta del giordano sull’autostrada;
• gli arrestati si mossero da Roma all’improvviso: la riprova è nel fatto che Baumgartner partì senza documenti di riconoscimento.

Saleh viene arrestato a Bologna il 13 novembre 1979. Il ruolo di “cinghia di trasmissione” di Saleh tra l’FPLP e l’organizzazione Carlos è ben descritto dallo stesso Carlos nella sua intervista al Corriere della Sera, del 23 novembre 2005:

SALEH Abu Anzeh è ormai noto, dopo trent’anni, come il rappresentante in Italia del Fronte popolare per la liberazione della Palestina (FPLP). Per noi, l’FPLP era l’organizzazione madre, unita a noi da relazioni politiche e personali.

Il processo sulla vicenda dei missili di Ortona si apre davanti al Tribunale penale di Chieti nella forma del rito direttissimo il 17 dicembre 1979.
Nel corso del dibattimento avvengono due fatti importanti: l’invio, da parte del Comitato Centrale del Fronte popolare di Georges Habbash, di una lettera al presidente del Tribunale di Chieti con la quale l’FPLP, rivendicando la liberazione degli imputati e la restituzione delle armi, ricordava al governo italiano il rispetto degli accordi bilaterali ; la richiesta formalizzata dai difensori degli imputati di ascoltare i seguenti testimoni: Francesco Cossiga (presidente del Consiglio), Vito Miceli (ex capo del SID), colonnello Stefano Giovannone (capo centro del SISMI a Beirut, il quale teneva i contatti con organizzazioni palestinesi), Rita Porena (giornalista di Paese Sera), Liliana Madeo (giornalista de La Stampa), Pino Buongiorno (giornalista di Panorama), Mario Scialoja (giornalista de L’Espresso), Bassam Abu Sharif (rappresentante dell’FPLP che aveva rilasciato un’intervista a Rita Porena), Stefano D’Andrea (ambasciatore italiano a Beirut), e Giuseppe Santovito (in qualità di direttore del SISMI).

Gli autori del libro L’affaire Mitrokhin. Il meglio e il peggio dagli atti della commissione d’inchiesta

La strategia della difesa degli imputati, mirava a dimostrare l’esistenza di un accordo segreto tra l’Italia e il Fronte popolare di Habbash relativo al transito di armi sul territorio italiano, il che avrebbe comportato la loro non punibilità.
La Presidenza del Consiglio dei ministri rispondeva con nota ufficiale, datata 12 gennaio 1980, affermando che:
• nessun accordo era mai intervenuto tra il Governo italiano od organi ordinari o speciali dell’Amministrazione dello Stato ed organizzazioni palestinesi circa il deposito, il trasporto, il transito, l’importazione, la esportazione o la detenzione in qualsiasi forma o per qualsiasi fine di armi di qualunque tipo nel territorio italiano da parte o per conto di organizzazioni palestinesi.
• Il Governo italiano non intratteneva rapporti con il gruppo palestinese denominato FPLP.
• Erano stati raccolti anche elementi informativi in base ai quali i missili sarebbero stati importati con destinazione Italia, o altri Paesi occidentali.

La lettura della nota lasciava ben comprendere una circostanza rilevante tutta incentrata sull’argomentazione secondo cui non vi era alcuna ragionevolezza nel pensare che dei missili di fabbricazione sovietica, per giungere a Beirut, dovessero transitare nel territorio italiano. I missili dovevano, perciò, ritenersi in ingresso e non in uscita.
Questa circostanza mutava, sensibilmente, il quadro degli eventi e delle responsabilità. Si poteva, con tutta ragionevolezza, desumere che palestinesi e terroristi italiani si apprestassero a compiere un’operazione congiunta sul territorio italiano o ponendo come base logistica l’Italia.
Il processo si concludeva il 25 gennaio 1980 con la condanna a sette anni di reclusione di tutti gli imputati per i reati di detenzione e trasporto illegittimo di armi da guerra.
L’imputato Saleh resterà in carcere fino al 14 agosto 1981, giorno in cui viene scarcerato con ordinanza della Corte di Appello dell’Aquila a seguito di pronuncia della Corte di Cassazione dell’8 agosto 1981, in accoglimento del suo ricorso .
Abu Anzeh Saleh, conosciuto dalle nostre forze di polizia anche con il nome di Abu Audeh Saleh o Salek, nasce ad Amman il 15 agosto del 1949. Cittadino giordano di origine palestinese, Saleh fa ingresso in Italia il 5 settembre del 1970, proveniente dalla Giordania, stabilendosi a Perugia dove si iscrive al primo anno della facoltà di medicina e chirurgia dell’Università per Stranieri, ma che frequenta con scarsi risultati. Saleh è uomo di fiducia di Taysir Quuba, portavoce ufficiale, responsabile delle relazioni estere e membro del Politburo dell’FPLP, essendone stato uno degli autisti e guardia del corpo .
Saleh appena giunto nel nostro Paese, si caratterizza subito quale uno dei membri più attivi dell’FPLP.
L’insieme delle notizie raccolte su Abu Anzeh Saleh conferma il suo ruolo nodale all’interno della organizzazione di Georges Habbash che rivendicò il trasporto, la proprietà e la restituzione dei missili di Ortona, nonché come contatto del gruppo capeggiato da Carlos.
I dati riferiti al giordano arrestato nell’ambito dell’inchiesta sul traffico dei due missili Sam-7 Strela, figurano nelle annotazioni personali di Carlos, acquisite dai servizi segreti del disciolto regime ungherese e trasmesse agli omologhi apparati d’intelligence tedesco-orientali. Tali annotazioni furono esaminate da personale del SISMI e riassunte in un rapporto del 2 ottobre 1996, riguardante “contatti e collegamenti a livello internazionale del gruppo Carlos” e indirizzato al Dipartimento della Pubblica Sicurezza (Ministero dell’interno), al CESIS, al Gabinetto del Ministero della difesa, al Comando Generale dell’Arma dei carabinieri, al II Reparto della Guardia di finanza e al SISDE .
Da riscontri documentali risulta che tra Saleh e Carlos esistevano contatti diretti fino alla data dell’arresto del giordano a Bologna, ossia fino al 13 novembre 1979. Questo aspetto di notevole valore non poteva essere conosciuto all’epoca dagli inquirenti poiché solo dopo la caduta del Muro (1989) e il successivo collasso dei Paesi del blocco sovietico è stato possibile recuperare da quegli archivi le fonti documentali necessarie per questi riscontri.
In un documento del SISDE, a firma del generale Giulio Grassini, datato 21 novembre 1979, indirizzato all’UCIGOS, al Comando generale dell’Arma dei carabinieri e della Guardia di finanza, riferendo notizie acquisite da Servizio collegato, si segnalava che Saleh era un attivista del Fronte popolare di Habbash, responsabile per l’Italia delle attività militari e del rifornimento di armi. In base alle stesse informazioni, risultava che nell’ottobre-novembre 1976 la nave Ghassan I (di proprietà della Dery Shipping Lines) aveva trasportato, per conto del FPLP, armi dalla Libia al Libano. In quella occasione, sulla motonave, viaggiavano diversi studenti arabi delle Università italiane diretti ai campi di addestramento in Libano. Alcuni giorni dopo la partenza della Ghassan I, giunse in Libia Abu Anzeh Saleh per organizzare, per conto del FPLP, un altro carico di materiale diretto in Libano .
Sempre il SISDE, in un appunto datato 21 novembre 1979, aveva riferito le dichiarazioni fatte, nel corso di un convegno tenutosi ad Amburgo, dal generale Aaron Yariv, già direttore del MOSSAD e all’epoca direttore dell’Istituto di Studi strategici dell’Università di Tel Aviv, il quale aveva tenuto una relazione sulla ingerenza sovietica nel terrorismo palestinese. Yariv aveva reso noto in quella circostanza che l’Unione Sovietica aveva inviato alle forze dell’OLP – di norma via mare tramite la Bulgaria – fra l’altro armamenti, anche pesanti, migliaia di Kalashnikov e decine di lanciamissili Sam-7 Strela. Come era già stato riferito dal SISDE in precedenti rapporti, i palestinesi si erano appostati nei pressi di quegli aeroporti con l’intenzione di usare gli Strela per abbattere aerei della compagnia di bandiera israeliana El Al nella fasi di atterraggio e decollo, durante le fasi in cui gli aerei volano a bassa velocità, cioè nelle condizioni operative dell’arma stessa. Il SISDE delineava, inoltre, la questione della “solidarietà proletaria” in base alla quale estremisti di sinistra europei si prestarono a cooperare con i commandos arabi, specialmente nei compiti logistici e di trasporto. Il servizio segreto civile, inoltre, puntava l’attenzione sulla personalità di Saleh (in relazione al leader del Fronte popolare, Georges Habbash, e allo stesso gruppo Carlos), sugli innumerevoli tentativi compiuti durante il 1979 dalle organizzazioni palestinesi di compiere clamorosi attentati in Europa, al fine di “rilanciare” la loro attività. Tentativi – come sottolineava il SISDE – fino a quel momento tutti falliti. In sintesi, per la nostra intelligence, il fatto che l’abbattimento di un velivolo della El Al, della Twa o della Lufthansa aveva costituito una “ossessiva mira” e la più volte “promessa rappresaglia” da parte palestinese, si poteva dedurre che i missili Sam-7 Strela venivano dai palestinesi per i palestinesi e che i nostri autonomi coinvolti avessero avuto una pura funzione di “corrieri di riserva” a causa di un inconveniente occorso a Saleh .
Infine, l’11 luglio 1980, l’allora direttore dell’UCIGOS, prefetto Gaspare De Francisci, trasmetteva una nota riservata al direttore del SISDE, generale Giulio Grassini, nella quale si comunicava che la condanna di Saleh aveva determinato azioni assai negative nel FPLP e che veniva escluso che la stessa organizzazione potesse tentare un’azione ritorsiva nei confronti dell’Italia, ovvero altra azione diretta in ogni modo alla liberazione del giordano.
L’allarme dell’UCIGOS su una possibile azione ritorsiva giungeva 3 settimane prima dell’attentato alla stazione di Bologna.

3. Thomas Kram e la strage della stazione di Bologna del 2 agosto 1980
L’esame della documentazione trasmessa dal giudice istruttore del Tribunale della Grande Istanza di Parigi, Jean-Louis Bruguière, sul gruppo Carlos permetteva alla Commissione di enucleare una serie di nomi di soggetti sui quali si concentrava l’attenzione perché collegabili allo scenario terroristico italiano.
Fra questi, emergeva il nome di Thomas Kram (detto Lothar Bassem, alias Laszlo, Malte o Ulrich), nato a Berlino il 18 luglio 1948, esponente di primo piano delle Cellule Rivoluzionarie, descritto dall’MFS come “membro a pieno titolo” del gruppo Carlos. I servizi segreti ungheresi lo descrivono come appartenente al “ramo tedesco” dell’organizzazione. La STASI fa risalire alla metà del 1979 l’incontro tra Kram e Ramirez Sanchez. L’MFS cita la sua “integrazione totale” in seno al gruppo Carlos.
Kram era in stretti contatti anche con Christa-Margot Fröhlich (detta Heidi), nata a Kalisz (Polonia) il 19 settembre 1942, militante storica degli ambienti rivoluzionari tedesco-occidentali. La Fröhlich risulta essere coinvolta a pieno titolo nelle azioni terroristiche del gruppo Carlos, in particolare negli attentati contro la Francia dopo l’arresto di Magdalena Kopp e dello svizzero Bruno Breguet, il 16 febbraio 1982 a Parigi (nella loro autovettura, al momento del fermo, la polizia trovò esplosivi, armi e documenti falsi) . La Fröhlich verrà arrestata in Italia, all’aeroporto di Fiumicino, il 18 giugno 1982 mentre trasportava una valigia carica di esplosivi. In documenti della STASI si cita il coinvolgimento della Fröhlich nell’attentato contro il treno “La Capitole” del 29 marzo 1982. Secondo questi documenti, la donna avrebbe piazzato gli esplosivi a bordo del treno per ordine diretto di Carlos .
Nel fascicolo personale di questa ultima, acquisito dalla Commissione presso la Questura di Bologna, emergeva, in particolare, un collegamento diretto con il citato Kram, alla vigilia dell’attentato alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980 e una testimonianza che la dava presente a Bologna, nell’Hotel Jolly il giorno della strage .
Inoltre la Commissione ha appurato alcune fondamentali circostanze relative alla presenza di Kram a Bologna la notte tra il 1° e il 2 agosto all’hotel Centrale.
In particolare, lo studio della documentazione relativa a Kram conservata presso gli archivi della DIGOS e dell’Ufficio Stranieri di Bologna permetteva di appurare che agli atti della Questura esisteva – a far data dal 12 novembre 1979 – un fascicolo personale intestato al terrorista tedesco, datato 10 novembre 1979 e proveniente dagli organi centrali del ministero dell’Interno con il quale veniva segnalato il soggetto a tutte le Questure d’Italia.
Venivano altresì rinvenuti alcuni documenti afferenti a Kram e alle indagini sulla strage del 2 agosto 1980 ed in particolare un telegramma della Questura di Bologna del 7 agosto 1980 indirizzato al Ministero dell’interno in cui si segnalava che Kram aveva soggiornato in data 1° agosto presso esercizio ricettivo di Bologna.
Inoltre nel fascicolo intestato a Kram acquisito dal Ministero dell’interno era presente un rapporto del Dipartimento della pubblica sicurezza, dell’8 marzo 2001 a firma del capo della Polizia Gianni De Gennaro e indirizzato alla DIGOS della Questura di Bologna, in cui si delegava tale struttura ad operare ogni necessario approfondimento investigativo connesso alla presenza del terrorista tedesco a Bologna in concomitanza con la strage del 2 agosto 1980. Tale rapporto concludeva testualmente:

Ciò premesso, si prega voler disporre ogni opportuno accertamento per verificare la presenza del KRAM a Bologna in date prossime al noto attentato del 2 agosto 1980, riferendone l’esito all’autorità giudiziaria per l’eventuale avvio di ulteriori indagini da svolgersi anche all’estero.

Il 18 aprile 2001, come esito dell’approfondimento richiesto, la DIGOS di Bologna trasmetteva alla Procura della Repubblica di Bologna un rapporto nel quale si concludeva che le indagini avevano permesso di stabilire l’effettiva presenza di Kram a Bologna tra il 1° e il 2 agosto presso l’hotel Centrale dove aveva esibito come documento di riconoscimento la sua patente d’auto.
Infine il 9 aprile 2001, il capo della Polizia trasmetteva alla Questura di Bologna copia del mandato di cattura internazionale contro Thomas Kram, emanato dalla Corte Federale di Germania il 6 dicembre 2000.
Da tale mandato emergeva fra l’altro che Kram, segnalato dalla polizia tedesca dall’agosto 1977, era ritenuto – dal 7 novembre del 1979 – un elemento pericoloso per la sicurezza dello Stato, gravitante nell’area terroristica tedesca (Cellule rivoluzionarie) e in contatto con gruppi eversivi operanti anche in Italia, nei confronti del quale era stato necessario adottare tutta una serie di misure di prevenzione.
I suoi spostamenti in Italia (dal giorno del suo arrivo a Perugia, per iscriversi all’Università per Stranieri, in data 4 settembre 1979 e fino al 1° agosto 1980, giorno del suo fermo alla frontiera di Ponte Chiasso) sono stati costantemente tenuti sotto controllo e puntualmente segnalati dalle autorità di polizia italiane.
A questo ultimo proposito vale la pena sintetizzare nei seguenti passaggi la dinamica relativa alle attività di sorveglianza nei confronti del tedesco e, in particolare, agli accertamenti e alle indagini a suo carico avviate nell’ambito della strage alla stazione di Bologna, a partire dal 7 agosto 1980:

1. Dal 24 agosto 1977, Thomas Kram viene segnalato dalla polizia tedesca alle autorità italiane quale sospetto terrorista, militante nelle Cellule Rivoluzionarie.
2. Dal 7 novembre 1979, il nome di Kram – su nuovo interessamento del BKA del 1° novembre 1979 – viene segnalato a tutte le Questure d’Italia e ad altre articolazioni del Ministero dell’interno quale sospetto terrorista tedesco militante delle Cellule Rivoluzionarie e sul suo conto vengono attivati provvedimenti di sorveglianza e controllo.
3. Dal 12 maggio 1980, il nome di Thomas Kram viene inserito nella Rubrica di frontiera per provvedimento di perquisizione sotto aspetto doganale e segnalazione per riservata vigilanza.
4. Il 1° agosto 1980, Kram viene fermato e perquisito dal personale dell’Ufficio di Polizia di Frontiera di Chiasso al momento del suo ingresso in Italia proveniente dalla Germania (Karlsruhe). In questo contesto, verrà fotocopiato insieme a della corrispondenza il biglietto ferroviario, emesso il 31 luglio 1980, con destinazione Milano. Alla polizia Kram dichiarerà di essere diretto proprio a Milano, ma è documentato che la notte tra il 1° e il 2 agosto 1980 il terrorista tedesco pernottò all’Albergo Centrale di Bologna, registrandosi presso l’esercizio ricettivo dopo la mezzanotte con documento di riconoscimento (patente di guida tedesca) diverso da quello (carta di identità tedesca) esibito la mattina del 1° agosto 1980 a Chiasso agli agenti della polizia di frontiera.
5. Dal 7 agosto 1980, viene sviluppata dalla Questura di Bologna e dal Ministero dell’interno un’intensa attività investigativa su Thomas Kram nell’ambito delle indagini sulla strage di Bologna, soprattutto attraverso un fitto scambio informativo con il BKA di Wiesbaden che permette, fra l’altro, di legare immediatamente il nome di Kram a quello di Johannes Weinrich , capo delle Cellule Rivoluzionarie e braccio destro dell’organizzazione di Carlos. Tale investigazione risulta essere cessata l’11 ottobre del 1980, per ragioni non segnalate agli atti.
6. Negli atti della Pubblica Sicurezza, così come in quelli del SISDE , non vi sono ulteriori segnalazioni riguardanti spostamenti, viaggi, transiti o pernotti in territorio italiano dopo il 2 agosto 1980. Questo lascia intendere che, se mai Kram ha fatto ritorno in Italia in date successive a quella della strage, ciò è avvenuto in stato di clandestinità. Pertanto, Kram – per quanto concerne il nostro Paese – è a tutt’oggi irreperibile.
7. Il 3 ottobre 1980, sulla base di “informazioni controllate”, l’intelligence ungherese veniva a conoscenza che il gruppo Carlos (e in particolare la struttura controllata da Weinrich) aveva “continui e diretti” rapporti con persone della Germania Est, a Berlino, che facevano parte dei servizi di sicurezza nazionale di quel Paese. Questo rapporto del ministero dell’Interno di Ungheria è contenuto nel fascicolo di Kram, acquisito dalla Procura di Roma tramite rogatoria nei confronti delle autorità ungheresi .
8. Per contro, tracce di suoi spostamenti, all’indomani della strage di Bologna, sono stati registrati dalle autorità di polizia ungheresi, a partire dal 27 ottobre 1980, quando Kram (Laszlo), in compagnia di Christa-Margot Fröhlich (Heidi) arriva a Budapest per incontrare Carlos nel suo covo di via Vend. I colloqui fra i tre soggetti (Carlos, Heidi e Laszlo) vennero intercettati e registrati dai servizi segreti ungheresi, ma agli atti della documentazione acquisita dalle autorità ungheresi non vi è traccia di queste intercettazioni . Kram e la Fröhlich lasciarono l’Ungheria il 31 ottobre 1980.
9. Il filone investigativo relativo alla presenza di Kram a Bologna e al suo possibile ruolo nell’attentato del 2 agosto 1980 verrà ripreso l’8 marzo del 2001 attraverso il già citato rapporto a firma del capo della polizia De Gennaro.
10. Infine, tra le note operative di Weinrich (conservate negli archivi dell’MFS) venivano scoperte una serie di appunti relativi ad indagini sui treni che attraversavano l’Europa, passando da Austria, Italia e Francia. In occasione di questi sopralluoghi (denominati in codice check-trip) membri del gruppo Carlos avevano osservato le misure di sicurezza assunte sui treni e i controlli effettuati ai posti di frontiera ed in particolare dalle autorità italiane. Le note di Weinrich fanno riferimento anche all’utilizzo di valigie al fine di testare le reazioni del personale sui treni .
Il quadro fino a questo momento delineato non viene demolito dall’obiezione secondo la quale il coinvolgimento del terrorista tedesco nell’esecuzione dell’attentato del 2 agosto 1980 sarebbe “altamente improbabile” per il fatto che Kram arrivò a Bologna alla vigilia della strage legalmente, perché le RZ ” si rifiutavano di entrare in clandestinità. Una scelta, invece, molto ragionevole, tanto è vero che sono quelli che hanno subito il minor numero di arresti. La clandestinità non era una regola. Ci si andava solo quando si era costretti”.
Sulla presenza di Thomas Kram a Bologna il giorno della strage, si esprime lo stesso Carlos nella sua intervista concessa al Corriere della Sera il 23 novembre 2005, all’indomani della divulgazione della notizia della riapertura dell’inchiesta da parte della Procura di Bologna sull’attentato del 2 agosto 1980.
In questa intervista, Carlos fornisce particolari inediti e di estremo interesse su KRAM e sui suoi spostamenti in Italia tra il 1° e il 2 agosto 1980:

Poco tempo dopo la strage ho ricevuto dalla Germania Ovest un rapporto scritto, che è molto importante e dovrebbe essere ancora negli archivi della nostra Organizzazione dei rivoluzionari internazionalisti (ORI). Il rapporto dice che un compagno tedesco era uscito dalla stazione pochi istanti prima dell’esplosione. Ho ricordato il suo nome leggendo il Corriere: Thomas KRAM. Era un insegnante comunista di Bochum, rifugiato a Perugina. Il giorno prima della strage era a Roma, pedinato da agenti segreti che lo seguirono anche sul treno per Bologna.

4. Riflessioni conclusive

Sulla base di quanto fin qui illustrato è possibile formulare le seguenti riflessioni conclusive:
• E’ plausibile che vi sia stato un accordo tra Governo italiano e organizzazioni terroristiche palestinesi finalizzato alla prevenzione e alla deterrenza di possibili atti terroristici nel nostro Paese in un periodo che va almeno dal 1974 al 1979.
• Il sequestro dei missili Sam-7 Strela ad Ortona e il successivo arresto di Abu Anzeh Saleh, nel novembre 1979, potrebbero essere stati considerati un atto ostile del Governo italiano nei confronti dell’FPLP.
• Ostile fu ritenuto, dalla stessa organizzazione terroristica, il disconoscimento dell’ipotizzato accordo da parte del Governo italiano, con nota della presidenza del Consiglio dei ministri del 12 gennaio 1980.
• Il mancato rilascio di Saleh e la mancata restituzione delle armi potrebbero essere stati interpretati dal Fronte popolare di Habbash come una violazione dei patti.
• L’autorità italiana (compresa la magistratura che ebbe ad occuparsi del caso) venne fatta oggetto di pressioni da parte dell’FPLP nei mesi che seguirono la condanna di Saleh e dei tre autonomi romani coinvolti nel trasporto dei missili.
• La fermezza della pubblica accusa al processo per i missili di Ortona non fece altro che aggravare gli attriti.
• La nostra intelligence registrò, dal marzo del 1980, queste crescenti pressioni, fino a che – l’11 luglio 1980 – pervenne al SISDE un allarme su possibili azioni ritorsive legate alla mancata liberazione di Saleh. Costui non era solo il rappresentante dell’FPLP in Italia, ma anche il contatto del gruppo Carlos a Bologna.
• Il 1° agosto 1980 fa il suo ingresso a Bologna il terrorista tedesco Thomas Kram, membro operativo del gruppo Carlos.
• Il 2 agosto 1980 viene compiuta la strage alla stazione ferroviaria di Bologna (85 morti e 200 feriti).
• Sulla base di quanto afferma lo stesso Carlos, Kram uscì dalla stazione “qualche istante prima dell’esplosione”.
• Kram, da quel giorno, non farà mai più ritorno in Italia con il proprio nome. Per contro, il 27 ottobre 1980 viene registrato il suo ingresso in Ungheria, in compagnia della terrorista tedesca Christa-Margot Fröhlich, per incontrare Carlos nella sua base operativa a Budapest. La Fröhlich verrà arrestata all’aeroporto di Fiumicino due anni dopo (il 18 giugno 1982) mentre trasportava una valigia carica di esplosivo.
• Budapest, in quel periodo, era la base logistico-operativa dalla quale il gruppo Carlos muoveva attentati terroristici in tutta Europa, sotto l’egida dei servizi segreti del Patto di Varsavia.
• Azioni punitive vennero adottate due anni dopo dal gruppo Carlos nei confronti della Francia, all’indomani dell’arresto di altri due componenti della rete di Carlos, Magdalena Kopp e Bruno Breguet.

La Commissione Mitrokhin sulla questione della strage di Bologna ha prodotto un lavoro originale, lungo e laborioso, che mostra possibilità diverse da quelle indicate dalle sentenze giudiziarie. La Commissione non intende in alcun modo sostituirsi alla Magistratura, ma allo stesso tempo è onorata dal fatto che il Procuratore della Repubblica presso il tribunale di Bologna e un suo sostituto siano venuti davanti ad essa per dare atto del rilievo di quanto dalla Commissione raccolto e depositato in atti.
L’accertata presenza a Bologna fin dal 1° agosto 1980 di un noto terrorista come il tedesco Kram, affiliato alla banda Carlos ed esperto in esplosivi, e la sua sparizione dopo aver abbandonato la stazione appena qualche minuto prima dell’esplosione (è lo stesso Carlos che lo ha dichiarato recentemente al Corriere della Sera), costituiscono sicuramente un elemento di allarmante novità, specie in considerazione del fatto che la segnalazione della sua presenza fu resa nota dall’attuale capo della polizia De Gennaro, all’epoca capo dell’Antiterrorismo, e restò del tutto e inspiegabilmente negletta, liquidata nel cosiddetto “modello 21”, che è il nome burocratico di ciò che si scarta come insignificante. I magistrati di Bologna hanno detto a questa Commissione che riesamineranno gli atti relativi alla strage in relazione a quanto dalla Commissione accertato e già fatto oggetto di interrogazioni parlamentari.
Il lavoro della Commissione consiste in una vasta e significativa produzione di materiali che si offrono ad una lettura diversa da quella indicata dalle sentenze. Questa Commissione considera tale lavoro come perfettamente congruo con i suoi compiti perché la centralità del gruppo Carlos, quale elemento connesso sia con il KGB che con la STASI, e poi con il “terrorismo rosso” italiano, francese e tedesco, nonché con quello Medio Orientale, è dimostrata documentalmente per le sue attività in Italia.