Lo scafista scomparso da Lampedusa quattro mesi fa pensava fosse facile nascondersi in via Padova, a Milano. Invece la Polizia lo ha beccato. L’articolo che ho scritto per Libero di martedì 6 novembre 2022

Scafista arrestato in via Padova, a Milano. L'articolo che ho scritto per Libero di lunedì 6 dicembre 2022
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IL TESTO DELL’ARTICOLO

Una volta sbarcato a Lampedusa si era finto anche lui immigrato appena sceso da un precario barcone di 12 metri. Insieme a sette complici, altri due egiziani e cinque sudanesi, se l’era data a gambe. Salendo, poi, al nord per nascondersi a Milano. Ma la fuga del presunto scafista di 29 anni è finita ieri, lunedì 5 dicembre, in via Padova, quando gli agenti della Squadra mobile, nel corso di un’operazione mirata, lo hanno, trovato, fermato e identificato. Gli investigatori hanno agito su mandato del procuratore della Repubblica presso la Procura di Agrigento, Salvatore Vella e del suo sostituto Giulia Sbocchia, che coordinano le indagini sul caso che vedrebbe coinvolto l’uomo arrestato e gli altri sette.
Era il 17 agosto di quest’anno quando a Lampedusa, dopo un viaggio allucinante, sbarcarono 82 persone, in uno stato pietoso. Erano quasi tutti bengalesi e raccontarono di una traversata da paura, senza salvagenti o altro strumento per la loro sicurezza e per la loro incolumità. Come se non bastasse, oltre alla paura, i “passeggeri” dovevano fare i conti con la violenza senza scrupoli degli scafisti, che non esitavano a ricorrere alle minacce di morte se venivano avanzate richieste di cibo o di qualsiasi altro genere.
Non è la prima volta che a Milano la Polizia mette a segno importanti risultati nella lotta contro l’odioso crimine che arricchisce tasche di delinquenti, sfruttando la speranza e la fame di uomini e di donne disposti a tutto, nella ricerca di una vita migliore (Ahimè!). Secondo i servizi di intelligence, peraltro, le organizzazioni criminali che gestiscono questo traffico di esseri umani sono contigue a sette terroristiche fondamentaliste. Nell’estate del 2016 in Lombardia, nel corso di una operazione chiamata Transitus, scattarono le manette ai polsi di tredici persone, comandate da un cittadino egiziano, accusate di associazione per delinquere finalizzata allo sfruttamento dell’immigrazione clandestina. Li chiamavano “scafisti di terra”. Esistono ancora.
L’uomo arrestato ieri, invece, era uno scafista di mare. Che era riuscito a far perdere le proprie tracce facendosi curare dopo lo sbarco come gli altri, l termine del lungo viaggio. Fingendosi, insomma, “passeggero pagante”. Per qualche settimana il gruppo si mimetizzò nei vari centri di accoglienza dove erano state collocate le 82 persone. Ma la Procura della Repubblica di Agrigento non ci mise molto a capire chi fossero in realtà e quali responsabilità avessero. Gli otto passarono allo status di ricercati. Decisero, dunque, di cambiare aria e di scappare in varie Regioni d’Italia. Gli altri due cittadini egiziani coinvolti, infatti, sono stati arrestati a Napoli.
La zona di Milano dove gli agenti della Squadra Mobile hanno cercato e trovato il presunto scafista, ora a disposizione della Procura della Repubblica di Agrigento, è una delle “banlieu” milanesi, tra i luoghi ideali dove poter contare sull’anonimato o sulle coperture fornite dalla rete illegale. È assai probabile, infatti, che il 29 enne egiziano abbia potuto godere di aiuti logistici e di complicità. Su quanto è avvenuto ieri in via Padova è intervenuto in serata anche l’assessore Regionale alla sicurezza, Romano La Russa. “Il suk di via Padova” ha detto La Russa “ha dato rifugio, tra gli altri criminali, anche a uno scafista ritenuto responsabile dello sbarco di 82 migranti a Lampedusa. Non stupisce che questo trafficante di uomini si sia nascosto per quasi quattro mesi proprio a Milano, città che ha il record in Italia per numero di clandestini, che superano, oramai, i 50 mila”. La stoccata dell’assessore è al neo candidato del centro sinistra alla carica di Governatore della Lombardia, per le elezioni del 12 febbraio 2023, Pierfrancesco Majorino, reo secondo La Russa, di aver incondizionatamente aperto le porte di Milano all’immigrazione clandestina. “La città ha bisogno di sicurezza e di legalità” ha concluso La Russa “non può rappresentare il porto sicuro per tali personaggi. E per questo ringrazio la Squadra mobile di Milano per l’ottimo lavoro svolto”.
Marco Gregoretti